venerdì, Febbraio 28, 2025
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A Carnevale si mangiano le chiacchiere: dai Savoia a Iginio Massari

Il dolce tipico di carnevale arriva a costare 100 euro al chilogrammo nei negozi di Massari. E a casa della nonna?

Farina, burro, uova, zucchero. Fritte o al forno, da Iginio Massari costano 100 euro al chilogrammo e a casa della nonna si fanno per settimane. Ma da dove proviene questo dolce? Curioso, o forse aspettato, che nelle sue origini ci sia un cuoco napoletano.

Il caso di Iginio Massari

Nei negozi del “Maestro dei maestri Pasticcieri italiani”, Iginio Massari, le chiacchiere vengono vendute a 100 euro al chilogrammo.

Dopo polemiche di ogni tipo relativamente al costo ritenuto esagerato per gli ingredienti che formano il dolce, Massari risponde: “Sa qual è la differenza tra caro e costoso? Caro si dice di un prodotto che non vale il prezzo che ha. Costoso si riferisce a qualcosa di eccellente che non tutti si possono permettere”.

Indipendentemente dall’opinione, però, è inevitabile che il pensiero arrivi sulle chiacchiere appena sfornate o appena fritte nelle case di tutta Italia, che poi in ogni luogo hanno un nome diverso.

In Liguria prendono il nome di “Bugie”, in Toscana vengono chiamate “Cenci”, a Roma sono le “Frappe”, “Crostoli” in Friuli e “Galani” in Veneto e tanti altri modi ancora.

Ma come si preparano le chiacchiere?

Si setaccia la farina con il lievito, si aggiunge lo zucchero, sale, uova e grappa. Poi vaniglia, burro e via alla cottura.

Che siano fritte o al forno, una volta raffreddate una cascata di zucchero a velo e subito ci si sente nel cuore della tradizione italiana.

Le chiacchiere sono uno di quei dolci che accomunano tutto lo stivale seppur con lievi differenze nelle quantità degli ingredienti. Un piatto a fine pranzo o cena che si serve dai confini al tacco, facendoci comunque riconoscere per l’eterogeneità dei nomi. Anche le origini, poi, sono contese da diverse regioni. Una di queste è proprio la Campania.

Dai Savoia al cuoco napoletano

Seguendo la tradizione partenopea, le chiacchiere sarebbero originarie dei tempi dei Savoia. La Regina Margherita di Savoia, moglie di Umberto I, pare avesse chiesto un dolce da servire agli ospiti che non di rado popolavano la sua altezzosa abitazione.

Fu in quel momento che Raffaele Esposito, cuoco di corte napoletano (forse dettaglio inutile da precisare vista la tipicità del cognome) penso di preparare delle frittelle servendole, appunto, con il nome di chiacchiere.

Tra l’altro la tradizione vuole che un tempo si usasse cuocere il dolce friggendolo nello strutto. Il motivo deriva dal periodo in cui si usa mangiarlo: il Carnevale era il momento in cui si macellavano i maiali e, vista la difficoltà nel conservarne il grasso nei mesi successivi, andava consumato subito.

A onor del vero, però, il primo documento contenente la ricetta delle chiacchiere risale al Rinascimento. È presente all’interno de La singolare dottrina, un’enciclopedia gastronomica del 1560 a opera di Domenico Romoli. Dalle sue parole emerge un dolce presentato come una “sfoglia di farina, uova e zucchero da tagliare a pezzi, friggere nello strutto e cospargere di miele”.

L’importante è mangiarle

Comunque le si chiami e comunque le si preparino, le chiacchiere sono un dolce squisitamente italiano, dalle origini lontanissime.

Tra chi le vende a 100 euro al chilogrammo e chi le fa a casa, l’unica cosa certa è che a Carnevale sono ormai una regola.

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