Caso Glovo, rider in piazza: “Non siamo schiavi”
Contestano l’analisi della Cgil e guardano con scetticismo alle accuse dell’inchiesta della Procura di Milano: sono i rider napoletani aderenti alla piattaforma Glovo, finita al centro delle indagini degli inquirenti.
I pubblici ministeri hanno disposto il controllo giudiziario sulla società italiana che gestisce il servizio e ipotizzano un sistema che avrebbe previsto caporalato, monitoraggio tramite geolocalizzazione e compensi bassi. Un quadro che si incrocia con il rapporto della Cgil sulla condizione dei fattorini del food delivery: paghe spesso a consegna, tutele ritenute insufficienti e costi a carico dei lavoratori, dal mezzo al telefono.
Dal presidio in piazza Municipio, però, la replica è netta. L’attenzione, infatti, si sarebbe concentrata soprattutto sulle consegne in bicicletta che rappresenterebbero solo una parte del comparto. “Sebbene non manchino criticità – spiega Gianluca Mancini, segretario nazionale Ugl riders – non siamo schiavi”. (Intervista in video allegato)
Adesso, spiega il rider Cristiano Marfei, si teme l’effetto a catena dell’inchiesta e la chiusura della piattaforma in Italia o un cambiamento del modello di lavoro che ridurrebbe autonomia e compensi senza garantire l’assorbimento di tutti. (Intervista in video allegato)
