venerdì, Aprile 3, 2026
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Un drone con droga e tre smartphone precipita. Era diretto nel carcere di Poggioreale

L’ultimo ritrovamento dei carabinieri nei pressi del Centro Direzionale di Napoli. Le indagini: c'è una filiera con droni modificati e voli notturni per sfidare le no-fly zone. Piloti pagati fino a 10mila euro a consegna

Un drone vola nella notte. Non siamo in Medio Oriente, né in Ucraina. Siamo a Napoli. Il velivolo ha un filo di nylon che pende. All’estremità del filo c’è una busta scura. Il piccolo mezzo telecomandato finisce fuori rotta. Precipita in strada nelle mani dei carabinieri e non in quelle dei detenuti del carcere di Poggioreale. Dentro: tre smartphone, 200 grammi di hashish e circa 4 grammi di crack.

E’ l’ennesimo caso scoperto nell’area che circonda il penitenziario partenopeo, a ridosso del Centro Direzionale di Napoli. Non si tratta di un episodio isolato. I carabinieri lo considerano un indicatore chiaro di un fenomeno ormai strutturato. L’uso dei droni sta diventando consueto, sistematico. Permette alla criminalità di aggirare le misure di sicurezza penitenziaria e mantenere collegamenti illeciti con l’interno degli istituti.
Il dato più serio, secondo gli investigatori, è però quello organizzativo. Insomma, un drone recuperato con droga o telefoni, dimostra l’esistenza di una filiera. Qualcuno programma il volo, predispone il carico, sceglie i punti di decollo e sfrutta le vulnerabilità del contesto carcerario, c’ è capacità di modificare i velivoli, aumentare prestazioni.

Diverse inchieste dei carabinieri hanno già documentato un sistema di introduzione di cellulari e stupefacenti nelle carceri attraverso i droni. Velivoli potenziati che partono di notte da terrazzi o da zone vicine. Capaci di volare più in alto del normale, capaci di portare dei carichi – sempre di colore scuro – più pesanti del normale. Tutti elementi funzionali a ridurre visibilità e tracciabilità operativa, ad aggirare le no-fly zone e superare limiti operativi ordinari.

Rilevanti anche le figure professionali dei piloti – o “dronisti”. Sono persone con competenze specifiche, chiamate a governare i voli e a rendere possibile la consegna del carico. Secondo quanto ricostruito nelle inchieste di DDA e carabinieri, si tratta di un ruolo ben remunerato. In un caso parlano di compensi tra 700 e 800 euro per operazione, quindi per viaggio. In altri casi si parla di 3mila euro a consegna. In un’intercettazione, un pilota avrebbe vantato guadagni fino a 10mila euro al giorno.

Poggioreale e Secondigliano, in questa prospettiva, raccontano come la camorra stia aggiornando i propri strumenti per superare distanza, muri e controlli – con un salto di qualità che merita attenzione.