martedì, Aprile 16, 2024
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Flavio Esposito, il barman che porta a Milano la sua Napoli in un bicchiere

Co-founder di Bespoke Distillery, realtà che fonde tradizione e mixology experience, l’arte di miscelare

Flavio Esposito, classe 1987, napoletano di origine ma milanese di adozione, è il co-founder di Bespoke Distillery, una realtà che dal 2018 fonde assieme gli elementi tradizionali della distilleria e quelli più innovativi della mixology experience, ovvero l’arte di miscelare.
Flavio, intervistato da Videoinformazioni, ha raccontato la sua storia divisa tra Napoli e Milano, due città che rappresentano per lui rispettivamente affetti e realizzazione personale, tutti elementi che, nel corso del tempo, sono diventati complementari.

I PRIMI PASSI A 14 ANNI E L’ARRIVO A MILANO AI 19

“A Milano c’è una sola regola: non si può sbagliare, sennò vieni fatto fuori. A Napoli questo non c’è, io vengo dai Quartieri Spagnoli, le viscere di Partenope, e lì vige la legge del sospeso, della convivialità”.

Flavio Esposito inizia a muovere i primi passi nel settore dell’hospitality in giovanissima età, attorno ai quattordici anni, lavorando in cucina nel periodo estivo. A sedici anni lascia la scuola e si dedica interamente alla sua passione, che coltiva e migliora viaggiando per il mondo, ma innamorandosi di una città nello specifico: Milano.

“Milano per me è una seconda casa. Sono arrivato la prima volta nel 2006, quando avevo solo diciannove anni, e mi colpì tantissimo perché è una città in cui puoi sentirti libero di fare quello che vuoi. Sono poi tornato definitivamente due anni dopo, nel 2008”.

Quando Flavio arriva a Milano, inizia a lavorare per molte realtà appartenenti al settore dell’hospitality, fino a quando, nel 2012, abbandona il ristorante Gold di Dolce & Gabbana per aprire una realtà sua, un locale che combina le sue due più grandi passioni: bar e cucina.

L’APERTURA DI BESPOKE DISTILLERY

Prima del 2018, anno in cui aprirà Bespoke Distillery in co-fondazione con Vincenzo Russo, Flavio partecipa ad un programma tv in cui, sotto il giudizio di Andrea Illy, Joe Bastianich e Teo Musso, presenta un format innovativo e sensoriale, tutto basato sulla piramide olfattiva.

Da questa esperienza nasce l’idea per Alaxia, una birra creata con il Birrificio Civale, che vince il Premio Innovazione dell’Anno 2016.

Alla domanda “cosa ti ha portato ad aprire Bespoke Distillery?”, Flavio risponde così: “Dopo Alexia, la voglia di esplorare meglio il mondo della birra si è fatta molto presente, per questo ho avuto la fortuna di conoscere la 4ª generazione di questa distilleria campana, rappresentata da Vincenzo Russo, attuale mio socio. Nel 2017 abbiamo lavorato per abbinare, alle sue tecniche storiche e tradizionali, il mio know-how in campo innovativo e della mixology. Da qui, un anno dopo, è nato il ramo di Bespoke Distillery di cui sono il co-fondatore assieme a Vicenzo. Abbiamo scelto di avere due sedi: una in Campania, dove il birrificio era già presente, e una a Milano, in Piazza Oberdan, per tutta la parte di degustazione e network”.

IL VERMUT SOSPESO E IL DRAFT COCKTAIL

“Il mio ultimo progetto? È Sips, il draft cocktail”.
Si tratta di un cocktail alla spina che permette di agevolare le attività grandi e frenetiche del settore food e hospitality.

Ecco cosa facciamo: distilliamo tutti i prodotti, creiamo le miscele e le versiamo in fusti modificati per le nostre esigenze in collaborazione con un team di ingegneri. – spiega Flavio Esposito – Questo permette di avere pronti all’uso i principali cocktail come il Negroni, lo Spritz, il Moscow Mule e molti altri. Il Draft cocktail può essere impiantato in qualunque attività possegga un impianto di spillatura, con la sola esigenza di avere una via per ogni drink. Questa soluzione permette di abbattere i costi legati allo stoccaggio delle bottiglie e di aiutare l’enorme quantità di lavoro che discoteche, alberghi, bar e ristoranti devono gestire quotidianamente. Inoltre, essendo il fusto standardizzato, si conosce sin da subito il numero di drink che questo può originare. Con un solo gesto il prodotto è pronto per il cliente finale”.

Una cosa che non si perde mai nella vita lavorativa di Flavio è la commistione tra le sue origini napoletane e la sua aspirazione da cittadino d’adozione di un’altra città. Il suo Vermut Sospeso nasce dalla fusione tra la parte alcolica e il distillato al caffè.

“Il nome fa ben intendere la pratica napoletana del caffè sospeso; volevo creare qualcosa che miscelasse il nostro caffè espresso di tradizione con una componente vinosa e alcolica. Da qui è nato questo Vermut”.

LE FONTI DI ISPIRAZIONE: LA NONNA, CANNAVACCIUOLO E HEINZ BECK”

Mia nonna mi ha fatto avvicinare alla cucina. Lei è napoletana e mi ha insegnato quest’arte che poi mi ha fatto innamorare”.

Tra le fonti di ispirazione di Flavio rientra il suo compaesano Antonino Cannavacciuolo, da lui stimato per la determinazione e generosità verso le nuove leve. Se gli si chiede, però, un nome che gli ha svoltato la carriera, non ha dubbi a dire quello di Heinz Beck.

Flavio lo definisce il Wikipedia della cucina, colui che gli ha insegnato la “differenza tra croccante e fragrante, che equivale a quella sottile linea che divide la conoscenza dal sapere”, dice lui.

Nonostante tutte le esperienze che ha avuto, una parola di ringraziamento non può che andare alla nonna, che lo ha instradato e fatto appassionare a questo mondo, che poi è diventato la sua vita.

A MILANO MA CON LE SUE ORIGINI: “A CASA RAGIONIAMO IN NAPOLETANO”

“Ho il DNA diviso in questo modo: 25% di napoletanità, 25% di nonna e di familiarità, 25% di esperienze di hospitality e di Heinz Beck, 25% di me stesso. Milano ormai è parte del mio essere uomo ma, se penso a dove sono arrivato, devo tutto alla mia compagna di vita: senza di lei non sarei l’uomo che sono adesso”.

A Milano Flavio è arrivato con quella che chiama “arroganza agonistica”, quello spirito e voglia di fare che gli hanno permesso di sentirsi a casa anche in questa città così diversa da quella d’origine. Dice che è proprio il suo essere napoletano che lo ha fatto accettare così bene in questa Milano in cui vive da oltre sedici anni. Sono le sue caratteristiche vulcaniche, conviviali e sognatrici, proprie di Napoli, che lo hanno fatto sentire a casa anche quando casa era molto distante.

“Se i miei figli capiscono il napoletano? A casa non solo parliamo in dialetto ma noi in napoletano ragioniamoproprio!”

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