sabato, Marzo 28, 2026
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La famiglia di Domenico Caliendo chiede 3 milioni di euro di risarcimento al Monaldi: è iniziata la battaglia legale

La replica: "Stiamo valutando"

LA POLEMICA SULa famiglia di Domenico Caliendo chiede 3 milioni di euro di risarcimento al Monaldi: è iniziata la battaglia legale.

La vicenda del bimbo sottoposto a un trapianto di cuore finito tragicamente, entra ora in quella fase che passa dall’umanità alla quantizzazione del danno. Un esito naturale, che vedrà opposti nelle aule di un tribunale (a meno che non si giunga a un accordo stragiudiziale) i legali di entrambe le parti.

Per questo crea suggestione la lettera aperta indirizzata all’opinione pubblica e al presidente della Regione, Roberto Fico, da pare dell’avvocato difensore dei Caliendo,  Francesco Petruzzi. Nella nota si sostiene che l’azienda ospedaliera rimane “indifferente, opaco, istituzionalmente sordo”, come lo è stato quando il piccolo Domenico Caliendo era ancora vivo, il comportamento dell’ospedale Monaldi nei confronti della famiglia Caliendo-Marcolino di fronte a una “legittima proposta di bonario componimento in sede stragiudiziale della componente risarcitoria della vicenda” per la quale “non vi è nulla di cui vergognarsi”. La richiesta è appunto di 3 milioni di euro

L’ALBERO IN RICORDO DI DOMENICO

Sottolinea l’avvocato, “siamo stati chiamati per l’albero in suo ricordo”, “un tentativo di riabilitare l’immagine pubblica del Monaldi attraverso un gesto di facciata”. Nel tentativo di evitare alla famiglia una ulteriore “devastazione psicologica” derivante da “un giudizio civile sovrapposto al procedimento penale in corso”, spiega nella missiva l’ avvocato Petruzzi, è stata trasmesso all’Azienda Ospedaliera dei Colli, via posta elettronica certificata, “una proposta di dialogo, non una dichiarazione di guerra”. “Un invito a sedersi attorno a un tavolo, nel rispetto della dignità delle parti – aggiunge – Il Monaldi non ha risposto. Non ha risposto con un diniego motivato”.

LA REPLICA DEL MONALDI

Sulla vicenda l’ospedale Monaldi ha diffuso la seguente nota: “In merito a quanto scritto dall’avvocato Francesco Petruzzi, è opportuno chiarire che l’Azienda ha ricevuto una proposta stragiudiziale, il giorno dopo il funerale del piccolo Domenico, espressamente qualificata come riservata, contenente una richiesta risarcitoria di 3.000.000 di euro e formulata in termini dichiaratamente non negoziabili. La vicenda cui la proposta si riferisce è, come noto, attualmente all’esame dell’Autorità giudiziaria nella fase delle indagini preliminari. La valutazione della richiesta risarcitoria impone lo svolgimento di approfondite valutazioni tecnico-legali, anche alla luce degli accertamenti in corso e, per loro natura, non possono essere compresse entro i rigidi termini unilaterali indicati dalla controparte. Non può pertanto parlarsi di mancata apertura di una trattativa, in assenza di un effettivo spazio negoziale nella proposta ricevuta”.

UNA COMUNICAZIONE “SORPRENDENTE”

“Sorprende, inoltre – prosegue la nota -, che una comunicazione qualificata come strettamente riservata venga oggi utilizzata in sede pubblica, con modalità che non appaiono coerenti con la natura dell’interlocuzione stragiudiziale e che non favoriscono un confronto sereno nelle sedi proprie con l’avvocatura dell’Azienda. Solo martedì 24 marzo è pervenuta una richiesta di incontro della controparte, che l’Ufficio Legale ha immediatamente preso in carico, avviando le necessarie attività organizzative. Tale iniziativa è stata tuttavia preceduta da una evidente strategia di esposizione mediatica della vicenda, che rischia di sovrapporre il piano della comunicazione a quello, ben diverso, del corretto confronto tecnico-giuridico. Il percorso transattivo, dunque, si svolge nel rispetto delle procedure e delle norme a tutela dell’interesse pubblico, secondo l’istruttoria degli uffici competenti.

LA POLEMICA SULL’ULIVO

Con l’occasione si precisa che la piantumazione dell’ulivo è un’iniziativa che il personale tutto dell’Azienda ha maturato spontaneamente, è stata apprezzata dalla signora Patrizia e dal signor Antonio che – ancora una volta – hanno riferito di non nutrire sentimenti di rancore verso i medici e gli infermieri, pur chiedendo legittimamente giustizia per quanto accaduto. Una richiesta di giustizia alla quale ci siamo sempre associati e che tutti noi vogliamo con determinazione”.