Un diploma inquietante alla parete: “al Miglior boss del mondo” con in calce le sigle dei componenti della commissione che aveva deciso a chi dare l’assurdo riconoscimento. E’ questa la dedica su di un cartoncino che campeggiava in una delle stanze della villa abusiva oggi abbattuta nel rione San Francesco a Napoli; dimora, non lontano dall’aeroporto di Capodichino, in passato abitata dalla famiglia Botta dell’Alleanza di Secondigliano. Insomma uno spaccato delinquenziale delirante che subito balzava agli occhi a chi entrava all’interno della dimora, che da stamattina è stata abbattuta fino a farne tabula rasa.
Questa villa, costruita in modo completamente abusivo nel rione – chiamato “Amicizia” dai suoi residenti -, è stata di Salvatore Botta, chiamato “l’infermiere”, attualmente detenuto. Secondo gli inquirenti, Botta comunque “boss” lo era davvero, essendo ritenuto il contabile del clan Contini dell’Alleanza di Secondigliano.
L’immobile, posto nel quartiere San Carlo all’Arena e a pochi passi dall’aeroporto di Capodichino, si sviluppava su due livelli con rifiniture di lusso, per circa 550 metri quadrati complessivi, con giardino, corte e dependance. Era stato sgomberato il 15 luglio dello scorso anno dalla polizia locale e dalla Squadra Mobile della Questura, al termine di un’indagine coordinata dalla procura napoletana. Un mese prima era stata notificata l’ordinanza di sequestro dell’immobile, al tempo abitato dalla moglie di Botta.
Stamattina l’Acer ha dato il via ai lavori di demolizione al termine di un percorso che vede coinvolti anche il ministero dell’Interno, e le istituzioni cittadine; prefettura, questura, procura della Repubblica, Regione Campania e comune.
