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Terremoto Campi Flegrei, concluso lo sciame sismico. Ora l’emergenza in tutta l’area è abitativa, economica, infrastrutturale, psicologica

Gli effetti della scossa record di magnitudo 4.7 che ha scosso i Campi Flegrei venerdì sera, interrompendo bruscamente mesi di calma apparente, sono ora evidenti in tutta la loro drammaticità. Sebbene l’Osservatorio Vesuviano abbia ufficialmente dichiarato chiuso lo sciame sismico, il territorio e, soprattutto i suoi abitanti restano profondamente feriti.

Quello di venerdì è stato il terremoto più potente degli ultimi quarant’anni, e il suo eco si riverbera ancora tra le strade transennate di Pozzuoli e nei volti di chi sta trascorrendo queste notti in postazioni di fortuna.

Il bilancio dal punto di vista abitativo è drammatico: centoquarantaquattro famiglie, per un totale di circa trecentocinquanta persone, sono state costrette ad abbandonare le proprie mura domestiche. Molti temono che quelle abitazioni, ormai segnate da lesioni profonde, non saranno mai più agibili.

A simboleggiare questa emergenza abitativa è il parco Olivetti, con i suoi 101 appartamenti tutti gravemente danneggiati. Ieri, al rientro dopo la seconda notte trascorsa fuori casa, i residenti avevano trovato il cancello esterno sbarrato: le forze dell’ordine li hanno poi scortati all’interno solo per recuperare lo stretto indispensabile. Poi si sono allontanati dalle loro case, dai loro affetti fatti di cose spesso sensa valore; ma che riempiono le vite. Ora tutti loro vanno verso un futuro carico di incertezze in un periodo dell’anno, tra l’altro, invivibile per l’afa soffocante di questa estate.

Nel frattempo, l’economia locale trema pesantemente. I danni alla viabilità, ai trasporti e alle strutture pubbliche risultano incalcolabili. Emblema di questa crisi è il mercato ittico, pilastro dell’economia puteolana. Il comparto ormai ha abbassato definitivamente le serrande.

La paura si respira ovunque, condensata nelle parole di una donna – riportate dall’agenzia Ansa – che per due notti ha dormito in auto con il marito: “Le case non ce la fanno più a reggere anni di terremoti. Dovremmo andarcene, ma pochi hanno i mezzi economici per farlo”. È come se la scossa di venerdì, giunta dopo un lungo periodo di relativa tranquillità, avesse ricordato a tutta l’area flegrea che le incognite sul domani sono tutt’altro che risolte. Forse, al momento, sono irrisolvibili.

Sul fronte dei trasporti e delle infrastrutture, la ferrovia Cumana risulta interrotta per i costoni rocciosi che hanno ceduto in più punti. A Bacoli il sindaco ha denunciato il mancato avvio dei lavori di consolidamento, e sul monte Olibano una frana ha seppellito diverse automobili in sosta bloccando i binari. Qui si è sfiorata una strage.

L’acqua manca in diverse zone di Pozzuoli da venerdì sera, e persino alcune chiese del centro storico hanno riportato danni, tanto che un parroco ha dovuto celebrare la messa all’aperto. Non solo danni visibili: il pericolo si nasconde anche nelle cantine e nei sottoscala, dove l’anidride carbonica proveniente dal sottosuolo potrebbe accumularsi pericolosamente, un rischio invisibile che richiede la massima vigilanza.

Sul versante istituzionale, il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha ribadito la vicinanza dello Stato: “Comprendiamo il loro stato d’animo, assisterli è la nostra priorità”. Circa novanta sfollati hanno trovato rifugio al Palasport di Monteruscello, mentre gli altri sono stati accolti da parenti o amici, in attesa che vengano garantiti i contributi per l’autonoma sistemazione. E’ giunto a Pozzuoli anche il ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, che ha assicurato la piena copertura finanziaria: “Il Governo c’è”, ha dichiarato all’agenzia Ansa. Intanto oltre 550 milioni di euro sono già stati stanziati. Un milione per i contributi agli affitti.

Quello che comunque fa più paura, destabilizza, è la fragilità del territorio. Questo è davvero lo spettro che aleggia sul futuro. Da tempo alcuni esperti ripetono che il fenomeno del bradisismo potrebbe generare scosse fino a magnitudo 5, con conseguenze nefaste. La scossa di venerdì, arrivata dopo un periodo di quiete, ha ricordato a tutta l’area flegrea che l’emergenza, pur dichiarata conclusa sul piano sismologico, è solo all’inizio invece sul piano sociale, strutturale e psicologico.