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D’Amato: “A Trump una dose di anticorpi monoclonali da 1 milione di dollari”

Il rischio è che il costo possa essere troppo elevato per l'utilizzo su vasta scala. Il protocollo anti-covid elaborato dall'ex primario del Cardarelli di Napoli, pubblicato su una prestigiosa rivista scientifica on line

Ottiene un riconoscimento internazionale il protocollo di cura per il Covid messo a punto da Gennaro D’Amato, ex primario di pneumologia in pensione dell’ospedale “Cardarelli” di Napoli e in prima linea nell’assistenza delle persone colpite dal virus attraverso la telemedicina. Il mix di farmaci dosato e calibrato, recepito anche da tantissimi medici di base, è stato pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica on line www.mrmjournal.org. che ha descritto gli esiti della cura applicata a 182 persone tra settembre e dicembre dello scorso anno.
“Il nostro protocollo ha superato l’analisi di tre revisori internazionali e l’editor ci ha fatto i complimenti – dice D’Amato -. Abbiamo raccontato l’esito della cura di 182 pazienti, assistiti da settembre a dicembre 2020. Solo quattro sono dovuti ricorrere al ricovero in ospedale e sono stati dimessi dopo poche settimane. Ora il testo è in inglese ma stiamo lavorando alla parte in italiano che pubblicheremo sulla pagina Facebook Respiro Italia”.
In cosa consiste il “protocollo D’Amato”?
“Premessa l’esigenza di applicarlo precocemente, prevede la somministrazione di prednisone (un cortisonico), in dosi non elevate con attività anti-infiammatoria e non immunodeprimenti, con l’eparina a basso peso molecolare che è fondamentale perché antagonizza l’azione trombogena del virus. Quindi questi due farmaci, talvolta associati con l’azitromicina (un antibiotico), stanno aiutando moltissimo. Abbiamo lavorato in accordo con medici di medicina generale, che seguono i pazienti inseriti in piattaforma. Sono molto contento della collaborazione con tantissimi colleghi che hanno recepito il protocollo che mi annunciano la negativizzazione di tante persone. Abbiamo dato un contributo a ridurre i ricoveri in ospedale e ad aiutare chi è stato colpito da questo virus”.
Il protocollo utilizza farmaci già prodotti, cosa pensa degli anticorpi monoclonali per la cura?
“Il futuro è con gli anticorpi monoclonali, che però ora sono troppo cari. Ad esempio a Trump è stata data una dose tale che è stata quantificata in un milione di dollari… lui se lo poteva permettere. Negli Stati Uniti è in fase avanzata l’utilizzo di questi anticorpi, prodotti anche a Latina. Da noi aspettiamo le valutazioni di Ema e Aifa. Speriamo che arrivino presto e che si possano usare non solo negli ospedali. A sentire Rino Rappuoli che è il dirigente della ditta che a Siena produce anticorpi monoclonali in Italia, potremmo averli a disposizione nel giro di qualche mese. Si prevede che il costo per ogni endovena, da somministrare nelle fasi iniziale, dovrebbe essere non più di mille dollari a dose, dunque accettabile. Si prospetta una possibilità di terapia per immunità passiva, che comunque non sostituisce il vaccino”.
Proprio sul vaccino, dopo l’entusiasmo iniziale, si addensano nubi causate dai ritardi nella consegna da parte della Pfizer, che rischia di creare problemi addirittura nei richiami per chi già si è sottoposto all’iniezione.

“I ritardi speriamo che si possano compensare anche con l’arrivo di Astrazeneca, che ha avuto problemi causati dalla sperimentazione. Se Ema si pronuncerà rapidamente, nei prossimi giorni potremmo avere a disposizione quest’ulteriore arma contro il virus, già ampiamente usata nel Regno Unito. Del vaccino di Moderna non ci sono molte dosi fuori dagli stati uniti, mente la Pfizer dovrebbe aumentare la produzione. Dobbiamo assolutamente vaccinare tutti a tappeto. Israele che ha vaccinato gran parte ella popolazione sta ottenendo risultati notevoli; non hanno più bisogno di lockdown, dopo averne fatti tre di seguito. Io tra pochi giorni dovrei fare la seconda dose e spero di non fare più le sette ore di fila, ma soprattutto di farlo il secondo vaccino”.
Cosa pensa dei medici che non si vogliono vaccinare?
“Non può stare un medico in un ospedale senza essere vaccinato, hanno sbagliato mestiere. Deve per forza essere vaccinato, altrimenti infetta gli altri e questo non è possibile sopportarlo”.
La preoccupano le cosiddette varianti del virus?
“Fino ad ora i vaccini, in particolare quello più studiato della Pfizer, risultano in grado di proteggere anche dalle varianti. Facciamo l’esempio che il virus sia un’auto, le varianti riguardano ad esempio la targa mentre e il vaccino riguarda tutta l’auto. Fino ad ora abbiamo osservazioni scientificamente validate che la vaccinazione riesce a produrre un’immunità anche nei riguardi delle varianti”.
Il Tar ha riaperto le scuole in Campania, lei ha in cura tantissimi bambini che soffrono di patologie respiratorie: ritiene che sia giusto che si torni tra i banchi?
“Dobbiamo avere grande attenzione, stiamo vedendo un drammatico incremento di depressioni nei bambini. La scuola è un momento fondamentale, oltre che per l’istruzione anche per l’aggregazione. Sono convinto che se i docenti si vaccinano e si continua a stare con mascherine, si osserva l’igiene delle mani e la distanza, si può affrontare con fiducia il ritorno in classe. Ora anche i tamponi rapidi possono aiutare in caso di focolai, consentendo interventi tempestivi. Sarebbe importante, comunque, che in ogni scuola ci fosse un medico per seguire questi eventi”.

 

 

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