domenica, Giugno 16, 2024
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Ergastolo al killer di Bottone, era stato assolto in primo grado

L'agguato mortale al giovane incensurato la sera del 6 novembre 2016 davanti a un pub nel quartiere dei Colli Aminei a Napoli

La Corte di Assise di Appello di Napoli ha ribaltato la sentenza di assoluzione emessa nel 2021. E ha condannato all’ergastolo Enrico La Salvia, membro del clan Sequino del Rione Sanità, per l’omicidio di Antonio Bottone. Un giovane estraneo agli ambienti criminali di soli 20 anni. La Salvia era stato inizialmente assolto dal gup di Napoli Anna Tirone per non aver commesso il fatto. Ma i giudici di secondo grado hanno ora ritenuto che l’imputato sia pienamente colpevole del delitto.

 AGGUATO MORTALE A NOVEMBRE 2016 AI COLLI AMINEI A NAPOLI

L’agguato mortale si verificò la sera del 6 novembre 2016, davanti a un pub nel quartiere dei Colli Aminei di Napoli. Antonio Bottone, amico del vero obiettivo dell’agguato, Daniele Pandolfi, fu colpito mortalmente per errore mentre teneva in braccio una bambina con la quale stava giocando. L’obiettivo dell’attacco era Pandolfi, legato alla famiglia malavitosa dei Vastarella, che rimase ferito nel raid.

FAIDA TRA CLAN SEQUINO E VASTARELLA

Nonostante la presenza di bambini nel luogo dell’agguato, perpetrato nell’ambito di una faida tra i clan Sequino e Vastarella, gli aggressori portarono a termine il loro piano. La famiglia di Antonio Bottone ha vissuto una sofferenza immensa in questi sei anni, e il verdetto della Corte di Appello non potrà mai rimarginare la ferita causata dalla perdita del loro caro Antonio.

IN PRIMO GRADO ENRICO LA SALVIA ERA STATO ASSOLTO

Luigi Bottone, padre della vittima, ha commentato la condannando: “Giustizia è fatta. La mia sofferenza è stata ed è enorme. Sono passati sei anni dal giorno in cui mi si è aperta questa ferita, che non si rimarginerà mai. Nessuna sentenza può restituirci Antonio.” D’altra parte, la madre di Antonio, Patrizia Polito, ha sorprendentemente dichiarato di aver perdonato il giovane che ha sparato, aggiungendo: “Vorrei abbracciare la madre di chi ha sparato: comprendo il suo dolore.” Anche le due sorelle di Antonio, Barbara e Vincenza, hanno espresso soddisfazione per la condanna.

La decisione della Corte di Appello di Napoli segna un passo importante verso la giustizia per la vittima e la sua famiglia. Riafferma inoltre l’impegno delle autorità nella lotta contro la criminalità organizzata e la volontà di punire coloro che commettono reati così gravi, anche quando il contesto criminale rende difficile individuare le responsabilità e ottenere dimostrarsi affidabili.

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