giovedì, Giugno 13, 2024
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Il Tribunale accoglie ricorso per pensione di reversibilità ma l’Inps, da un anno, non eroga la prestazione

Professionista con figlia disabile chiede aiuto al Presidente della Repubblica

Da circa un anno il Tribunale di Napoli ha accolto il ricorso di Nicola Ponticiello, un professionista napoletano, vedovo, che assiste la figlia, Francesca, affetta da una grave forma di encefalopatia cronica. Ma l’Inps, nonostante il provvedimento giudiziario, non lavora la pratica e non eroga la prestazione. Il risultato è che l’uomo, oramai allo stremo delle sue possibilità economiche, rischia di non poter più assistere materialmente la figlia disabile, che a causa della patologia cerebrale, è totalmente non autosufficiente. Dopo essere stato costretto ad adire le vie legali per vedersi riconosciuto un diritto (è difeso dall’avvocato Gianni Rubinacci) ora ha intenzione di scrivere al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nell’ultimo disperato tentativo di vedersi riconosciuto un diritto.
LA STORIA
Nicola Ponticiello è amministratore di sostegno della figlia, Francesca, affetta da una grave forma di encefalopatia cronica. Questa  patologia comporta una lenta e continua degenerazione cerebrale del soggetto affetto, fino a renderlo un vegetale, pertanto la ragazza necessita di continua assistenza. I sussidi che percepisce dall’INPS non sono sufficienti a far fronte alle ingenti spese necessarie per la sua cura; tra costi medici, terapie e badante, ammontano a circa € 3000 mensili.
Circa due anni or sono, il signor Ponticiello richiede per la figlia un’ulteriore prestazione pensionistica, la pensione di reversibilità figlio inabile della defunta madre . L’Inps non ha mai lavorato la domanda nonostante la grave situazione rappresentata; per tale omissione, Ponticello si è visto costretto a rivolgersi ad un legale per ottenere,in via giudiziaria, la prestazione pensionistica .
Il ricorso è stato accolto dal Tribunale di Napoli da circa un anno, la sentenza è stata ritualmente notificata all’INPS ed inviate decine di pec per ottenere la liquidazione della pensione. Paradossalmente nonostante tutta l’attività svolta, l’uomo  recatosi più volte presso gli uffici INPS ha constato nell’inerzia totale dell’istituto, che la pratica, nonostante la condanna giudiziale, non è mai stata lavorata.
L’emergenza pandemica ha inciso notevolmente sull’ attività lavorativa del libero professionista. La contrazione del suo fatturato e l’esigua pensione che la figlia percepisce, non consentirà a breve, l’assistenza materiale della figlia ridotta in stato vegetativo senza un ulteriore intervento assistenziale di natura economica.

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