martedì, Maggio 21, 2024
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Ischia allarme ambientale: sversati 2mln di Kg di liquami

Durante l'operazione "Clean Island", sono state perquisite le sedi delle ditte coinvolte e sequestrati i depositi e dieci automezzi

Ischia allarme ambientale: sversati 2mln di Kg di liquami

L’isola d’Ischia teatro di una vasta operazione interforze intitolata “Clean Island”, diretta a contrastare lo sversamento illegale di rifiuti liquidi. L’indagine, avviata nel 2020, ha portato all’arresto di due fratelli imprenditori e di altre due persone, tutti indagati per traffico illecito di rifiuti.

Secondo quanto emerso dalle indagini, le due ditte locali operavano nei settori degli espurghi e dello spurgo delle fosse biologiche e dei pozzetti. Dove confluiscono gli scarichi delle acque ricche di grassi, principalmente le acque reflue provenienti dalle cucine. In diverse zone dell’isola, non esistono fognature e le abitazioni private e le attività commerciali si servono di fosse una tenuta stagna in cui vengono conferiti i liquami.

RIFIUTI SCARICATI ILLEGALMENTE IN ALVEI PLUVIALI E IN POZZI ABUSIVI

Le ditte coinvolte, invece di smaltire legalmente i rifiuti in terraferma presso centri autorizzati, li scaricavano illecitamente in alvei pluviali o in pozzi assorbenti realizzati appositamente per questo scopo, causando un consistente danno ambientale. In questo modo, i titolari delle aziende realizzavano un ingiusto profitto economico, considerato che non dovevano pagare per lo smaltimento in discariche legali e per il trasporto degli automezzi, costi che invece erano regolarmente addebitati ai clienti.

OPERAZIONE CLEAN ISLAND: SEQUESTRATI DEPOSITI E 10 AUTOMEZZI

Durante l’operazione “Clean Island”, sono state perquisite le sedi delle ditte e sequestrati i depositi e 10 automezzi impiegati nelle attività illegali. Gli inquirenti hanno acquisito le testimonianze di ex dipendenti delle due ditte. I quali hanno raccontato come lo sversamento illecito dei liquami avvenisse in diverse proprietà private e pubbliche dell’isola. Inoltre, è emersa anche la pratica frequente di non rilasciare alcuna documentazione necessaria ad attestare lo smaltimento legale dei liquami. Come confermato da numerose testimonianze che hanno anche dichiarato di non aver avuto alcuna attestazione fiscale del pagamento degli interventi.

Le cifre degli inquirenti indicano che i due fratelli, titolari delle aziende coinvolte nelle indagini, provvedevano a smaltire illegalmente quasi 1,5 milioni e 600mila kg di rifiuti liquidi tra il 2017 e il 2020.

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