A dieci giorni dall’avvio della misura anti-smog promossa dal comune di Napoli lo scorso 19 ottobre, Palazzo San Giacomo non ha ancora diffuso un bilancio quantitativo, né un report sui dati dell’inquinamento, dei verbali emessi agli automobilisti e nemmeno sul flusso veicolare in entrata dalla provincia partenopea in città.
Sul campo la restrizione applicata dal lunedì al venerdì (dalle 8:30 alle 18:30) estesa anche ai diesel Euro 5 causa nel frattempo continui e pesanti disagi a chi proviene dall’hinterland. Molti lavoratori protestano vivacemente, lamentando l’impossibilità di abbandonare i propri veicoli nelle zone d’entrata in città a causa di un trasporto pubblico locale non adeguato a gestire il movimento interno al capoluogo partenopeo.
Sul fronte sanzioni, la polizia locale ha effettuato verifiche stradali e posti di blocco mirati, trattandosi di un’ordinanza a traffico aperto priva di varchi elettronici dedicati. Chi circola senza autorizzazione rischia verbali da 168 a 678 euro secondo il Codice della Strada.
Il provvedimento, che sarà in vigore fino al 31 marzo del prossimo anno, nasce dai sistematici sforamenti dei limiti di PM10 e biossido di azoto registrati dalle centraline ARPAC.
