sabato, Febbraio 24, 2024
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Rapporto Mafie, i boss nuovi influencer della Rete

I nuovi boss si comportano sempre di più come influencer dei loro clan e della comunità mafiosa promuovendo il proprio "brand"

Rapporto Mafie, i boss nuovi influencer della Rete

Il Rapporto “Le mafie nell’era digitale” ha evidenziato come i nuovi boss delle organizzazioni criminali stiano utilizzando i social network per sponsorizzare la loro attività e come strumento di comunicazione con i loro affiliati e nemici.

Il Rapporto ha processato 20mila commenti a video YouTube, 90 GB di video TikTok e 2,5 milioni di tweet per un totale di 11.500 video. La ricerca ha rivelato che le piattaforme diventano una sorta di radar per individuare gli affiliati ei nemici da sostenere o suonare, dando vita a un’interreale mafioso.

I BOSS PROMUOVONO IL PROPRIO “BRAND” CON STRATEGIE DI MARKETING

Inoltre, i nuovi boss si comportano sempre di più come influencer dei loro clan e della comunità mafiosa, esaltando il marchio della mafia e promuovendo il loro “brand” con strategie di marketing. La fiamma, il lucchetto e il leone sono solo alcuni dei simboli utilizzati per rappresentare i valori delle mafie.

Il rapporto fa emergere una maggiore consapevolezza dell’uso dei social da parte delle mafie, che sfruttano la capacità di reinventarsi continuamente per adeguarsi alle esigenze del presente e progredire man mano che il digitale prende il sopravvento, cadendo i confini tra il reale e il virtuale.

I SOCIAL FONDAMENTALI PER SPIARE I PROFILI E LE MOSSE DEI NEMICI

Tuttavia, alla minaccia sui social segue l’agguato sul territorio, e le vedette che controllano lo spazio fisico sono spesso le stesse che controllano quello virtuale, spiando i profili di amici e avversari.

Il Rapporto della Fondazione Magna Grecia è stato presentato nella sala stampa della Camera dei Deputati da Antonio Nicaso, docente di Storia della criminalità organizzata presso la Queen’s University in Canada, Marcello Ravveduto, professore di Storia pubblica e digitale alle Università di Salerno e di Modena- Reggio Emilia e responsabile della ricerca, e Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro.

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