martedì, Aprile 21, 2026
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Soldi e sesso per il rilascio di documenti ad immigrati. Inchiesta della procura: 119 indagati

Nel mirino degli inquirenti, ex dipendenti di due municipalità a Napoli, intermediari e beneficiari di pratiche per residenze fittizie in bassi sovraffollati. Usate microspie e telecamere nascoste negli uffici comunali

Dipendenti che alteravano, acceleravano o falsificavano pratiche anagrafiche. In cambio ricevevano somme di denaro e, nei casi più gravi, indebiti favori personali, anche di natura sessuale. La procura di Napoli ha scoperto un vero e proprio sistema parallelo dentro gli uffici comunali partenopei ed ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari con 119 persone iscritte nel registro degli indagati. L’elenco include dipendenti ed ex dipendenti comunali, intermediari e molti beneficiari delle pratiche illecite. Nella maggior parte dei casi, si tratta di cittadini stranieri in cerca di regolarizzazione.

I magistrati ipotizzano reati gravi: associazione per delinquere finalizzata al falso, corruzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I pubblici ufficiali coinvolti avrebbero chiuso un occhio – e spesso entrambi – davanti a evidenti anomalie nelle richieste di residenza. L’inchiesta ha acceso i riflettori soprattutto sulla II e III Municipalità (piazza Dante e via Lieti a Capodimonte).

I controlli incrociati hanno svelato situazioni paradossali: fino a venti persone registrate come residenti in “bassi” di pochi metri quadrati. Oppure appartamenti di appena quaranta metri con cinque o sei persone domiciliate.

Dagli atti emerge un vero e proprio tariffario non ufficiale: da 30 a 50 euro a pratica. Il servizio garantiva lo snellimento della burocrazia e il rilascio di documenti d’identità. Un passaggio fondamentale per accedere ai servizi sanitari e ottenere o rinnovare i permessi di soggiorno.

Ma non solo denaro. L’accusa delinea contorni più inquietanti. In diverse occasioni, i funzionari avrebbero approfittato della vulnerabilità degli utenti. Per velocizzare il cambio di residenza, avrebbero chiesto favori e prestazioni personali come “merce di scambio” di natura sessuale.

Tre figure chiave erano al vertice del sistema, secondo le ricostruzioni. Un cittadino srilankese di 53 anni faceva da procacciatore di clienti tra i connazionali e altri immigrati. Due impiegati comunali di 66 e 68 anni lo affiancavano. Tra i dipendenti pubblici finiti sotto la lente, se ne contano almeno sei (quattro già in pensione). Il coinvolgimento tocca anche la politica: un consigliere eletto nella Terza Municipalità risulta essere tra gli indagati.

La Polizia Municipale e il nucleo investigativo dei Carabinieri hanno condotto la complessa attività investigativa. Gli inquirenti hanno usato microspie e telecamere nascoste, collocate proprio dentro gli uffici chiave.

Sotto la lente è finito anche un CAF gestito da un cittadino straniero. Lo sportello avrebbe funto da snodo centrale per intercettare i bisogni dell’utenza e indirizzarla verso gli uffici compiacenti.

L’amministrazione, pare sia già corsa ai ripari per scongiurare la reiterazione del reato. Alcuni dipendenti coinvolti hanno raggiunto i limiti pensionistici. Per altri è scattato il trasferimento ad altre mansioni.