Da tempo molti aspettavano e chiedevano una ‘stretta’ regolamentare sui fitti brevi nel capoluogo partenopeo. E ieri il Consiglio comunale di Napoli ha approvato in serata a larga maggioranza una delibera che fissa un tetto massimo del 30% per le strutture ricettive nei fabbricati (i cosiddetti, Bed&Breakfast) nel cuore della città riservando il restante 70% a uso abitativo. Non solo. E’ stato anche introdotto l’obbligo del cambio di destinazione d’uso per le strutture ricettive.
Il centrosinistra che appoggia la giunta guidata da Manfredi difende il provvedimento come un argine necessario contro la turistificazione e l’aumento vertiginoso dei prezzi degli affitti, fenomeni che spingono i residenti a lasciare il centro. In un edificio di dieci appartamenti, ad esempio, solo tre potranno ospitare turisti.
Dalla maggioranza si fa notare che la norma tutela la residenzialità e risponde a una crisi abitativa avvertita a livello nazionale ed europeo. L’iter, completato dalle controdeduzioni approvate dalla Giunta nell’aprile 2026, punta a stimolare investimenti nel settore ricettivo anche nelle zone periferiche.
Immediata la reazione contraria della Rete extralberghiera. Agostino Ingenito, presidente dell’Abbac (Associazione Bed and Breakfast e Affitta Camere), boccia inquivocabilmente la misura definendola ideologica e annuncia un imminente ricorso al Tar. Secondo l’Abbac, il provvedimento penalizza le famiglie e i giovani che hanno riqualificato immobili abbandonati o avviato attività grazie ai fondi Invitalia, criticando l’assenza di dati puntuali edificio per edificio e l’applicazione di una soglia uniforme.
