Domenico Caliendo, accordo per il risarcimento tra la famiglia del bimbo e l’Azienda ospedaliera dei Colli
Accordo raggiunto tra la famiglia del piccolo Domenico Caliendo e l’Azienda ospedaliera dei Colli per il risarcimento legato alla morte del bambino, avvenuta dopo un trapianto di cuore fallito al Monaldi di Napoli.
La somma concordata resterà riservata e l’intesa sarà firmata a settembre. Per i genitori, l’accordo stragiudiziale consentirà soprattutto di evitare una lunga causa civile.
«Nessun importo potrà mai ridarci Domenico», ha spiegato al Mattino la madre, Patrizia Mercolino, ribadendo che la priorità della famiglia è l’accertamento delle responsabilità. Soddisfatto anche il legale Francesco Petruzzi che ha precisato: «Adesso possiamo concentrarci sul procedimento penale».
L’Azienda dei Colli, dal canto suo, parla di una soluzione condivisa, raggiunta dopo verifiche tecniche e legali, ma precisa ma precisa che l’intesa non implica alcuna ammissione. Si è inoltre riservata la possibilità di rivalersi, qualora ne ricorrano le condizioni, su chi dovesse essere riconosciuto responsabile.
Domenico aveva poco più di due anni quando, nel dicembre del 2025, entrò nella sala operatoria del nosocomio partenopeo per ricevere un cuore proveniente da Bolzano. L’organo arrivò danneggiato e, dopo il trapianto, non riprese a battere. Il bambino rimase per quasi due mesi in terapia intensiva, fino alla morte, il 21 febbraio.
La Procura di Napoli sta ricostruendo l’intera catena degli eventi. Sono sette i medici indagati per omicidio colposo in concorso. Tra loro il cardiochirurgo Guido Oppido, che eseguì il trapianto, e la sua vice Emma Bergonzoni, accusati anche di falso materiale e ideologico in concorso in relazione alla compilazione della cartella clinica. Il gip ha disposto per i due l’interdizione dalla professione medica: dodici mesi per Oppido e sette per Bergonzoni.
