Una rissa tra giovanissimi davanti al centro commerciale, poi la vendetta con una “stesa” nel territorio dei rivali e una serie di aggressioni e minacce contro un commerciante. È la sequenza di violenze ricostruita dalla Dda di Napoli nell’inchiesta sullo scontro tra il clan Gionta e il gruppo del “IV Sistema” per il controllo criminale di Torre Annunziata.
Nove le persone raggiunte dalle misure cautelari emesse dal gip di Napoli Marco Discepolo ed eseguite dalla Polizia di Stato: sette custodie in carcere e due arresti domiciliari. Tra i destinatari c’è anche Valentino Gionta, 35 anni, esponente della nuova generazione dell’omonima famiglia, al momento ricercato.
LA RISSA AL MAXIMAL POMPEII
L’indagine della Squadra Mobile di Napoli e del commissariato di Torre Annunziata parte dalla violenta rissa scoppiata nel maggio del 2025 nei pressi del Maximall Pompeii, il centro commerciale tra Pompei e Torre Annunziata. A fronteggiarsi, secondo gli investigatori, furono giovani ritenuti appartenenti ai Gionta e al “IV Sistema”, gruppo attivo soprattutto nel rione Penniniello. A scatenare la rissa sarebbe stato uno “sconfinamento”: alcuni esponenti del IV Sistema avrebbero notato i rivali in un locale che consideravano compreso nella propria zona d’influenza.
LA “STESA” DOPO LA RISSA
Una presenza ritenuta provocatoria e sufficiente, secondo la ricostruzione degli inquirenti, a fare esplodere lo scontro. Ma la resa dei conti non sarebbe finita lì. Dopo la rissa, infatti, i Gionta avrebbero reagito organizzando una “stesa” nel rione Penniniello contro uno degli appartenenti al gruppo rivale. Un’azione dimostrativa alla quale sarebbero seguiti altri episodi di violenza e intimidazione, interpretati dagli investigatori come parte dello scontro per affermare la supremazia sul territorio.
Nel mirino sarebbe finito anche un commerciante considerato vicino al IV Sistema. L’uomo, tra aprile e maggio 2025, sarebbe stato preso di mira quattro volte: minacciato perché chiudesse il proprio bar, schiaffeggiato e in un’occasione colpito con un casco.
A uno di questi raid, secondo la Dda, avrebbe partecipato anche Marco Scognamiglio, 25 anni, cantante neomelodico conosciuto con il nome d’arte di “Marco Marciano” e imparentato con i Gionta. Per lui sono stati disposti gli arresti domiciliari. Con Scognamiglio avrebbero agito Valentino Gionta e Vincenzo Di Salvatore, entrambi destinatari della custodia cautelare in carcere.
In carcere sono finiti anche Jonathan Falanga, 23 anni, Salvatore Iovene, 23, Salvatore Malvone, 38, Vincenzo Della Ragione, 33, e Luigi Sperandeo, 34. Ai domiciliari, oltre a Scognamiglio, è stato posto Ernesto Gionta, 22 anni. Le accuse contestate a vario titolo sono rissa, rapina, violenza privata, pubblica intimidazione con l’uso di armi, detenzione e porto di armi da sparo. Tutti reati che, nell’impostazione della Procura antimafia, sarebbero aggravati dalla finalità mafiosa.
L’inchiesta ricostruisce così una contrapposizione tra gruppi emergenti e nuove generazioni criminali che, partita da una rissa davanti a un affollato centro commerciale, sarebbe proseguita nelle strade di Torre Annunziata con armi, intimidazioni e rappresaglie.

