Mettere una Tac o una risonanza magnetica a lavorare al 25% nel settore pubblico significa rischiare che il privato si mangi il servizio sanitario pubblico. Lo ha detto Roberto Fico presidente della Regione Campania alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia.
Come riporta il quotidiano “La Repubblica Napoli”, il presidente Fico ha dichiarato che non può tollerare apparecchiature pubbliche spente o sotto-utilizzate mentre fuori i cittadini attendono risposte urgenti. In Campania tutto ciò si traduce per i cittadini con date troppo lontane per le visite. Così i pazienti sono costretti a cercare soluzioni alternative tra gli ospedali e i centri accreditati vicini di casa, senza badare alla proprietà del macchinario pur di ottenere l’esame prima che la malattia progredisca.
Ma quali sono i numeri nella regione? L’ultimo rapporto sulle liste d’attesa certifica che il Servizio sanitario campano finanzia annualmente circa 5,8 milioni di prestazioni diagnostiche, suddividendole tra 1,5 milioni erogate dal pubblico e ben 4,3 milioni eseguite dal privato accreditato, pari a quasi tre quarti del totale.
Limitare l’acquisto di esami dai centri convenzionati senza incrementare la produttività degli ospedali pubblici farebbe soltanto impennare ulteriormente le attese. Le linee guida regionali prevedono già l’utilizzo delle grandi apparecchiature per almeno l’ottanta per cento della capacità produttiva complessiva, unito all’apertura serale e nei fine settimana. Resta tuttavia da chiarire il reale margine operativo delle macchine e le ragioni dei fermi operativi.
Il sistema sconta le pesanti carenze di organico ereditate dagli anni del commissariamento e dal blocco del turnover, che penalizzano radiologi, tecnici e infermieri. Ogni ritardo nasconde un volto, un sospetto diagnostico o un dolore che non tollera rinvii. Napoli vive questa trincea quotidianamente attraverso nosocomi come il Cardarelli, il Policlinico, il Monaldi, il Pascale e il Pellegrini, dove corsie e barelle si affollano tra turni massacranti del personale sanitario e sacche di eccellenza medica che pur ci sono.
Parallelamente, la medicina territoriale mostra falle evidenti quando i pronto soccorso collassano a causa della mancanza di filtri intermedi, trasformandosi in snodi caotici simili a via Marina nelle ore di punta. Le future case di comunità dovranno rappresentare un presidio reale per la gestione della cronicità, evitando ai cittadini continui pellegrinaggi.
Il privato accreditato riveste ormai un ruolo strutturale ineludibile; ma la priorità imposta dalla discussione consiste nel massimizzare l’efficienza delle risorse pubbliche esistenti. Conoscere il reale volume di lavoro di ogni singola apparecchiatura e intervenire sulle inefficienze organizzative rappresenta l’unico modo per dare ascolto alla domanda fondamentale dei pazienti al momento della prenotazione: ottenere l’esame in tempi rapidi, superando la logica dello scontro tra pubblico e privato.
