Non le chiamate “le mamme”, sminuirebbe i motivi della mobilitazione. Sono cittadine e cittadini, napoletane e napoletani, il cui obiettivo è solo uno: sicurezza per se stessi e per i propri figli. La tranquillità nel saperli fuori casa, oramai svanita e messa in risalto ancora di più dall’aggressione di sabato ai danni dell’uomo intervenuto per difendere la figlia e finito in un letto d’ospedale a causa di un branco di giovani, alcuni risultati poi essere figli di poliziotti. Questo l’episodio che ha spinto la Rete per la Sicurezza a tornare di nuovo in piazza, Vanvitelli, nel quartiere napoletano del Vomero dove il povero Roberto ha rischiato la vita sabato scorso. Circa 500’persone hanno dato vita a un sit in per chiedere misure più efficaci sul fronte dell’ordine pubblico. “Nessuno si salva da solo, Napoli siamo tutti noi” il messaggio sullo striscione centrale della manifestazione, scandita anche da un “muro”’ dove poter appendere le proposte per una Napoli più sicura. In piazza anche la moglie e le figlie di Roberto, che però hanno scelto l’anonimato per non finire sotto gli obiettivi delle tante telecamere presenti
Il messaggio del vescovo Battaglia
“Siamo qui in piazza per rilanciare il messaggio del patto educativo promosso dall’arcivescovo Battaglia, – ha spiegato Nelide Milano, della Rete per la sicurezza – per cucire le ferite che sono state lasciate a terra una settimana fa. Noi non neghiamo le responsabilità della società civile – ha aggiunto – vogliamo rilanciare il patto con istituzioni e famiglie affinché ognuno torni a svolgere il proprio ruolo perché la società è fatta dalle famiglie, dalla scuola, dalle istituzioni e se manca anche solo un pezzo salta tutto. Tutti insieme dobbiamo prendiamoci cuora del futuro per i nostri ragazzi”.
