Il tribunale di Torre Annunziata ha dato il via libera: una donna affetta da Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica) potrà accedere al suicidio medicalmente assistito. Ora scatta il conto alla rovescia necessario alla procedura.
Il giudice ha ordinato all’Usl Toscana Nord Ovest di fornire, entro sette giorni lavorativi a partire dal 29 agosto, un sistema per l’autosomministrazione già utilizzato in un caso analogo in quella regione e destinarlo all’Asl Napoli 3 Sud.
L’azienda sanitaria napoletana dovrà occuparsi della sua ricezione, del trasporto e di testare il dispositivo, oltre a individuare il personale sanitario e tecnico necessario per installarlo.
Entro tre giorni lavorativi dalla verifica del funzionamento, la paziente dovrà ricevere una relazione con farmaco, protocollo e piano operativo. I costi saranno sostenuti dall’asl napoletana.
Il ricorso in Toscana aveva messo in evidenza le lacune organizzative dell’Asl Napoli 3 Sud. Quest’ultima ha però rivendicato dinanzi al giudice di aver agito senza ritardi imputabili all’azienda, attivando la Commissione Tecnica Multiprofessionale Permanente per verificare condizioni cliniche e requisiti fissati dalla Corte costituzionale. Il Comitato Etico Territoriale Campania 2 aveva espresso parere favorevole all’unanimità. La fase conclusiva si era però complicata per la necessità di un sistema capace di consentire alla paziente di azionare la pompa infusionale attraverso il movimento degli occhi.
Dopo due ricerche di mercato senza esito, l’Asl ha coinvolto il Cnr, senza trovare una soluzione. Da qui la richiesta alla Toscana Nord Ovest di utilizzare temporaneamente il dispositivo sviluppato a suo tempo proprio dal Cnr.
L’azienda toscana ha dato disponibilità al suo utilizzo, chiedendo però ulteriori verifiche tecniche e adempimenti amministrativi. Il tribunale ha respinto la richiesta di una penale per eventuali ritardi, riconoscendo la collaborazione delle amministrazioni.
L’ordinanza del tribunale di Torre Annunziata serve quindi solo a coordinare tempi e operazioni, senza attribuire responsabilità all’Asl Napoli 3 Sud. La paziente, indicata dal tribunale come Irene per tutelarne la privacy, aveva confermato la propria volontà in videoudienza usando un puntatore oculare.
