Almeno trecento attivisti hanno stretto una catena umana lungo la strada de La Piana a Castelvolturno, l’area dove il governo intende costruire un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). I manifestanti, per lo più giovani impegnati nella due giorni di formazione di “Libera”, avevano striscioni contro il Cpr e cartelli dedicati alle vittime della strage dei casalesi del 18 settembre 2008.
La mobilitazione è partita dalla sala consiliare del comune. Sul palco c’erano il vescovo Pietro Lagnese, la copresidente nazionale di Libera Francesca Rispoli e l’assessora regionale Claudia Pecoraro. Ma sono intervenuti anche rappresentanti di Emergency, il Comitato don Peppe Diana, i comboniani e i centri sociali del territorio.
Proprio l’assessore Pecoraro ha ribadito il “no” della Regione: «Castel Volturno non si aiuta con 40 milioni per un Cpr; ma con infrastrutture, scuole e medicina territoriale». Il sindaco Pasquale Marrandino ha annunciato che il consiglio comunale ha già approvato quasi all’unanimità una mozione contraria al progetto.
Il frase a effetto più forte e disturbante l’ha pronunciata Francesca Rispoli di Libera: «Per gli animali aprono le gabbie, per gli uomini costruiscono recinti più stretti».
Il vescovo Lagnese ha chiuso gli interventi ringraziando Libera e gridando: «Non vogliamo questo modello disumano, né qui né altrove. Mi inginocchio davanti alla dignità della persona».
In località La Piana, Mariano Di Palma, referente di Libera Campania, ha lanciato l’allarme: «Un Cpr qui significa clientela e corruzione». La giornata si è chiusa con il canto di “Bella Ciao”, simbolo di una resistenza che si fa umanità.
