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Libera professione sanitaria, confronto su tariffario minimo e pubblicità

Bruno Zuccarelli: “Essenziale difendere la qualità dell’assistenza”. Pietro Rutigliani, CAO Napoli: “Regole per tutelare la professionalità e la sicurezza dei pazienti”

Introdurre un tariffario minimo per le prestazioni libero-professionali. Lo chiede il 75,19% dei medici e degli odontoiatri che hanno risposto all’indagine conoscitiva promosso dalla Commissione Libera Professione dell’OMCeO Napoli. Un dato che fotografa una richiesta chiara: maggiore tutela del valore professionale, contrasto alla concorrenza al ribasso e strumenti concreti per affrontare un contesto sempre più complesso, nel quale anche la comunicazione sanitaria, soprattutto sui social, rischia di trasformarsi in un terreno senza regole, esposto a messaggi promozionali aggressivi, semplificazioni e pratiche che possono svilire il valore della prestazione professionale.

INCONTRO NELL’AUDITORIUM DELL’ORDINE DEI MEDICI

È uno degli elementi presentati nell’Auditorium dell’Ordine, in via Riviera di Chiaia, durante l’incontro dal titolo “La libera professione: valore costituzionale, sostenibilità, sussidiarietà e futuro”, promosso dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Napoli e Provincia. La grande novità è nei dati, che offrono un’istantanea dello stato di salute e delle esigenze dei professionisti partenopei. L’indagine restituisce la voce di una categoria che non chiede solo aggiornamento scientifico, ma anche accompagnamento su aspetti fiscali, previdenziali, assicurativi, deontologici e organizzativi. Tra i dati più significativi, il 62,44% pone l’aggiornamento fiscale tra gli ambiti da potenziare, mentre oltre 6 professionisti su 10 accendono un campanello d’allarme sull’attuale gestione dei crediti ECM.

Forte anche la richiesta di chiarezza sulla comunicazione sanitaria: il 94,94% ritiene utile o necessario un vademecum o un corso dedicato alla pubblicità in ambito sanitario. Un dato, quest’ultimo, che si lega direttamente al tema dell’equo compenso. In un mercato sempre più condizionato dalla visibilità digitale, dai social network e da forme di promozione non sempre facilmente distinguibili dall’informazione sanitaria, il rischio è che il rapporto fiduciario tra medico e paziente venga indebolito da logiche puramente commerciali. Comunicazione senza regole e concorrenza al ribasso finiscono così per alimentarsi a vicenda: da un lato prestazioni presentate come prodotti da vendere, dall’altro il valore professionale ridotto a prezzo, sconto o promessa di risultato.

“Questi numeri non vanno letti come una semplice raccolta statistica, ma come un mandato”, dice Pietro Rutigliani, presidente CAO Napoli e coordinatore della Commissione Libera Professione OMCeO Napoli. “I colleghi ci stanno dicendo che la libera professione ha bisogno di regole chiare, tutele effettive e servizi realmente utili. L’Ordine deve essere il luogo dell’ascolto, ma soprattutto della risposta concreta. Il tema del tariffario minimo e quello della pubblicità sanitaria sono strettamente collegati: senza riferimenti chiari, anche la comunicazione rischia di diventare una competizione al ribasso, nella quale non vince la qualità della cura ma la capacità di attrarre attenzione”.

L’incontro ha approfondito il ruolo della libera professione sanitaria nel sistema salute italiano, non come modello alternativo al Servizio Sanitario Nazionale, ma come componente integrata e complementare, capace di contribuire alla qualità, alla sostenibilità e all’accessibilità delle cure. Al centro del confronto anche i temi della responsabilità professionale, della previdenza, della governance sanitaria, dei modelli organizzativi e della sussidiarietà tra pubblico e privato.

“Difendere la libera professione significa difendere anche la qualità della cura”, aggiunge Rutigliani. “Non si tratta di rivendicare privilegi, ma di riconoscere il valore di una prestazione professionale fondata su competenza, responsabilità e rapporto fiduciario con il paziente. Per questo il tema dell’equo compenso e di un tariffario minimo riguarda la dignità del lavoro medico e odontoiatrico e, indirettamente, la sicurezza dei cittadini. Lo stesso vale per la pubblicità sanitaria: informare è doveroso, ma promuovere la salute non può significare trasformare la cura in un prodotto da esporre sui social senza criteri deontologici e senza tutela per il cittadino”.

Nel corso della giornata sono stati affrontati anche i bisogni emersi dalle risposte aperte al sondaggio: formazione ECM gratuita e accessibile, orientamento su fisco e previdenza, chiarimenti sulle società tra professionisti, contrasto all’abusivismo e maggiore supporto sulla pubblicità sanitaria. Particolare attenzione è stata dedicata anche alle nuove regole sull’assicurazione RC professionale, ambito sul quale circa 7 professionisti ospedalieri su 10 dichiarano di avere informazioni insufficienti.

“L’obiettivo è trasformare l’ascolto in azione”, sottolinea il presidente Bruno Zuccarelli. “La Commissione Libera Professione continuerà a lavorare per costruire strumenti pratici, occasioni formative e percorsi di tutela. Questo appuntamento non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un lavoro strutturato per rendere l’Ordine sempre più vicino ai professionisti e più autorevole nella difesa della qualità della sanità”.

All’incontro hanno preso parte, tra gli altri, Bruno Zuccarelli, presidente OMCeO Napoli; Pietro Rutigliani, presidente CAO Napoli e coordinatore della Commissione Libera Professione OMCeO Napoli; Marta Schifone parlamentare; Alberto Oliveti presidente ENPAM; Carlo Ghirlanda per delega di Corrado Bondi (presidente nazionale ANDI); Silvestro Scotti segretario generale nazionale FIMMG; Pierino Di Silverio segretario nazionale Anaao Assomed, Franco Di Stasio, presidente della SIOS e Antonio De Falco segretario regionale CIMO Fesmed.