La Campania è il fanalino di coda per gli stipendi degli infermieri: 52,2 professionisti ogni 10mila residenti, retribuzioni tra le più basse d’Italia e un sistema che non riesce a trattenerli.
Lo mette nero su bianco il rapporto Eurispes 2026. E la risposta è nel convenzionamento.
I dati parlano chiaro. La regione Campania registra il secondo valore più basso per densità di personale infermieristico: 52,2 ogni 10mila abitanti, contro una media nazionale che già fatica a raggiungere gli standard europei. Sul fronte retributivo, il divario si fa ancora più pesante. Lo stipendio medio in Campania scende sensibilmente sotto la media italiana di 32,4mila euro, collocandosi agli ultimi posti insieme a Molise e Calabria. Tutto il Sud comunque è sofferente e forte è il gap tra il Nord italia e il Mezzogiorno. La distanza con il Trentino-Alto Adige, che arriva a 37,2mila euro, supera i 5mila euro annui.
Ma la fotografia scattata dallo studio Eurispes “Oltre il lavoro dipendente. Nuovi modelli organizzativi del lavoro nell’area infermieristica” racconta un paradosso ancora più profondo. Non è solo una questione di numeri. Il problema è strutturale: precarietà, turnover elevato, scarsa mobilità e barriere al riconoscimento dei titoli convivono con carenze di personale e difficoltà di inserimento. Un’inefficienza che rende vano l’aumento dei posti di formazione, se non si agisce sull’organizzazione del lavoro.
A livello nazionale, l’Italia conta 6,9 infermieri ogni mille abitanti, sotto la media Ue di 8,9. E la fuga all’estero si conferma inarrestabile: nel 2025 hanno lasciato il Paese quasi 5.770 professionisti, diretti per lo più verso Regno Unito (44%) e Svizzera (24%), attratti da retribuzioni e carriere più competitive. L’Italia insomma istruisce e forma professionisti e poi questi vanno via. Un fenomeno che svuota i reparti e aggrava il ricambio generazionale, visto che l’età media tocca ormai i 45 anni.
Il sistema ha risposto finora con strumenti emergenziali: a fine 2025 operavano in Italia quasi 20mila infermieri assunti con procedure derogatorie. Le stesse rappresentanze di categoria ne chiedono il superamento anticipato. Ma le “soluzioni tampone” non bastano.
La proposta dello studio Eurispes guarda a un modello diverso: il convenzionamento, sul tipo dei medici di medicina generale. Professionisti non dipendenti; ma integrati nel Servizio Sanitario Nazionale, con tutele definite da accordi collettivi. Un percorso che era già stato esplorato con alcuni emendamenti al Ddl sulle professioni sanitarie, poi non portati avanti, che prevedevano il reclutamento diretto tramite contratti di collaborazione libero-professionale e il riconoscimento delle prestazioni infermieristiche nei Lea.
Per la Campania, che sconta da anni il doppio svantaggio della carenza numerica e delle retribuzioni più basse, il nodo è duplice: trattenere i professionisti e valorizzarli. L’obiettivo non è “avere più infermieri” a tutti i costi; ma costruire condizioni, come l’autonomia, l’equo compenso, tutele e trasparenza, affinhé questi possano esercitare pienamente il loro ruolo e restare nel nostro Paese. Solo un approccio integrato può trasformare, si legge nel rapporto, la crisi in un’occasione di riforma sistemica e strutturale.
