Sullo scioglimento del comune di Castellammare di Stabia sono state rese note le motivazioni che hanno messo fine alla giunta di centrosinistra. La Commissione d’accesso ha fotografato un sistema di criticità che ha riposto in sostanza Palazzo Farnese sotto la pressione della criminalità organizzata.
Non si sarebbe insomma concretizzata quella discontinuità promessa dopo il precedente scioglimento per condizionamento mafioso. Questo il nocciolo che emerge dalla relazione che ha determinato lo scioglimento del comune guidato dall’ex sindaco Luigi Vicinanza, con una giunta di centrosinistra.
Secondo il viceprefetto Dario Annunziata, il vicequestore Riccardo Buonomo e il capitano dei carabinieri Vittorio Tesoro, l’amministrazione avrebbe dovuto rispettare un obbligo sostanziale di discontinuità; ma le verifiche dimostrano che ciò non è avvenuto.
L’attenzione si concentra su Scanzano e Ponte Persica, roccaforti dei clan D’Alessandro e Cesarano, dove alcuni consiglieri comunali eletti avrebbero ottenuto un consistente numero di preferenze.
La relazione parla di condizionamento ambientale del voto in alcuni quartieri e sottolinea come l’infiltrazione della criminalità organizzata interessi tutta la compagine politica stabiese, coinvolgendo partiti tradizionali e liste civiche di entrambi gli schieramenti.
I commissari richiamano frequentazioni con ambienti vicini ai clan, rapporti professionali, legami diretti con affiliati e parentele considerate problematiche, comprese quelle con consiglieri già coinvolti nel precedente scioglimento.
La Commissione rileva anche rapporti di parentela, prossimità e cointeressenza con soggetti appartenenti o prossimi ad apparati criminali nella sfera politica e nella macchina comunale.
Tra gli episodi contestati, le nomine dirette degli scrutinatori per i referendum del 2025, con scelta di soggetti pregiudicati o legati da rapporti familiari con persone controindicate ai fini antimafia.
I commissari descrivono un’amministrazione nuovamente esposta a dinamiche di permeabilità, condizionamento ambientale e interferenza relazionale. A un deficit strutturale di impermeabilità dell’ente si accompagna un apparato amministrativo debole, disorganizzato e privo di adeguati presidi di vigilanza.
La relazione ha segnalato infine anche anomalie in affidamenti, appalti e procedure contrattuali in settori sensibili: dalla fornitura dei sacchi per la raccolta differenziata alla refezione scolastica, fino ai servizi connessi alla spiaggia libera.
