Dodici italiani in manette. Blitz all’alba della squadra mobile di Caserta. Le persone arrestate, secondo gli inquirenti sono accusate di far parte della famigerata “banda del buco”. Ma si spingono anche più in là: potrebbero essere quelli della spettacolare rapina del Vomero a Napoli dell’aprile scorso.
Secondo la procura di Napoli Nord, il gruppo sgominato era ad altissima specializzazione: colpi in banche e gioiellerie scavando tunnel nel sottosuolo.
Sul tavolo degli inquirenti ci sono già prove relative a due rapine riuscite nel casertano. A queste si aggiungono diversi tentativi falliti solo per l’attivazione dei sistemi di sicurezza o imprevisti tecnici durante gli scavi.
Il modus operandi era sempre lo stesso. Mesi di studio delle planimetrie, monitoraggio dei turni del personale, poi piccone e carotatrice nel silenzio di fogne o locali attigui per forare i caveau.
Ma il vero nodo dell’inchiesta sarebbe un altro e, soprattutto, clamoroso. Gli investigatori non escludono un collegamento con la clamorosa rapina del 16 aprile scorso a Napoli, nella filiale Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro al Vomero.
In quel colpo, un commando era sbucato dal pavimento dopo aver percorso i cunicoli sotterranei. Venticinque persone prese in ostaggio, cassette di sicurezza svuotate, poi la fuga nelle condotte fognarie. Le analogie tecniche sono impressionanti. Stessa precisione militare, stessa spregiudicatezza.
I dodici arresti rappresentano quindi un colpo al cuore della criminalità organizzata. La banda del buco dimostra un livello di pianificazione che non ha nulla da invidiare ai grandi clan storici di Napoli e Caserta. Non è solo questione di numeri, ma di territori e strategie. Dal Vomero a Caserta, un filo rosso svela come la criminalità evolve sfruttando il sottosuolo e i legami tra città.
Le prossime ore di interrogatorio diranno se la mente dietro i tunnel del casertano è la stessa che ha firmato il colpo criminale più audace e spettacolare dell’anno.
