Per l’attentato a Sigfrido Ranucci la Procura di Roma contesta il reato di strage a Walter Lavitola. Per gli inquirenti l’ex editore del quotidiano L’Avanti è il mandante dell’azione criminale.
Sarebbe l’imprenditore, giornalista ed editore, che avrebbe ordinato la strage ai danni del conduttore di “Report” avvenuto nell’ottobre scorso. Il decreto di perquisizioni del 4 luglio, firmato dai pm della Dda di Roma, ipotizza per lui il reato in concorso con i componenti della banda arrestati la settimana scorsa e con Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense di 47 anni ritenuto l’intermediario.
Secondo l’atto, Lavitola avrebbe incaricato Clesio Tavares di “individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all’abitazione del giornalista”. Il 16 settembre, un mese prima dell’esplosione, i due avrebbero effettuato un sopralluogo “nei pressi dell’abitazione” del conduttore di Report.
Subito dopo l’attentato al giornalista, Lavitola s’interessò dell’allontanamento dall’Italia del camerunense. E’ quanto emerge dal decreto di perquisizione disposto dai pm secondo cui Clesio Tavares risulta dal 2017 dipendente della società Cefalù riconducibile proprio a Lavitola. L’imprenditore, che tra le sue numerose attività gestisce un ristorante nella zona di Monteverde Vecchio a Roma, avrebbe inoltre garantito l’assistenza legale all’intermediario. In base a quanto accertato, Clesio Tavares si troverebbe tuttora in Camerun.
Nel decreto si spiega, inoltre, che Pellegrino D’Avino, uno dei componenti del commando, quando è stato raggiunto dalla misura cautelare avrebbe detto al suocero di “avvisare Clesio Tavares affinché quest’ultimo avvisasse quell’altro”, ossia presumibilmente Lavitola.
Non si conosce ancora però il movente che avrebbe fatto scattare l’atto criminoso.
