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Gestiva fiumi di cocaina mentre in Puglia era agli arresti domiciliari. Smantellata una rete criminale legata ad uno dei boss di Caivano: 4 gli arresti

Sua moglie custodiva la cassa del clan Sautto mentre i parenti trasportavano la droga tra Caserta e Napoli

Una insospettabile trama a conduzione familiare muoveva ingenti partite di cocaina tra le province di Napoli e Caserta. Gli ordini partivano dal capo dell’organizzazione confinato ai domiciliari in Puglia. La guardia di finanza di Napoli spezza l’intreccio del sodalizio criminale operativo da Caivano e trae in arresto quattro persone.

L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip del tribunale di Napoli, su richiesta della DDA. Il provvedimento colpisce quattro persone, gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e detenzione ai fini di spaccio. Nello specifico, le forze dell’ordine hanno condotto un indagato in carcere e hanno sottoposto gli altri tre alla misura degli arresti domiciliari.

Le indagini hanno svelato l’esistenza di una struttura organizzata per la commercializzazione della cocaina. Al vertice del gruppo, un parente stretto di Nicola Sautto, elemento ritenuto a capo dell’omonimo clan di camorra, che coordinava a distanza le attività dei complici mentre si trovava agli arresti domiciliari in territorio pugliese. L’uomo faceva recapitare cospicui quantitativi di droga direttamente presso la propria abitazione di Napoli, utilizzata come base logistica per il successivo smercio.

L’attività investigativa ha preso il via nel marzo del 2023, in seguito all’arresto di due soggetti legati al clan “Sautto-Ciccarelli” di Caivano, intercettati allora con un carico di ben 19 chilogrammi di cocaina.

I finanzieri hanno ricostruito nei dettagli l’organigramma di questa vera e propria impresa criminale di stampo familiare, riconducibile al parente del boss attualmente detenuto. Malgrado la distanza fisica, il promotore gestiva infatti capillarmente l’approvvigionamento e la cessione dello stupefacente nelle province di Napoli e Caserta. Il leader si avvaleva della stretta collaborazione della moglie, incaricata di custodire la droga e la cassa del denaro, e di altri familiari che occupavano il ruolo di trasportatori della sostanza illecita. Le investigazioni documentano e collegano numerosi episodi di rifornimento, detenzione e vendita.