Questa mattina è stata diffusa la notizia della sentenza pronunciata dal Tribunale argentino che ha dato ragione agli eredi di Diego Armando Maradona: c’è il divieto di utilizzare il brand del D10S in ogni sua declinazione all’avvocato Matias Morla e ai componenti del suo entourage.
È arrivato il commento dell’avvocato Angelo Pisani: “Accolgo con profonda soddisfazione la decisione dell’Eccellentissima Camera Nazionale in materia Criminale e Correzionale della Repubblica Argentina che, nell’ambito del procedimento n. 11.155/2021 (“Morla Matías Edgardo e altri s/ truffa per amministrazione fraudolenta”), ha disposto il divieto di innovare e contrattare sui marchi, sul nome e sull’immagine di Diego Armando Maradona registrati a nome di SATTVICA S.A., nonché l’obbligo per gli imputati di astenersi da qualsiasi utilizzo e negoziazione connessa. È un primo, importante passo di giustizia a tutela degli eredi e, soprattutto, della memoria di Diego“.
Nel libro “Diego c’è!”, in uscita delle prossime settimane, l’avvocato Pisani ha descritto minuziosamente la situazione: “Matias Edgardo Morla incontrò il campione argentino per la prima volta nel 2008. E da quel momento ne diventò, secondo molti, l’alfa e l’omega. Era uno dei tanti periodi down di Diego, quelli in cui per un motivo o per l’altro si sentiva a terra sul campo degli affari. Non fu difficile, per gli “amici” e per il legale argentino, coglierne la fiducia, fino a convincere Maradona di non ascoltare i diversi consigli dell’avvocato Pisani, lasciato solo a combattere per Diego contro il fisco, dopo averlo convinto a riabbracciare il figlio, Diego junior. La svolta arriva nel 2015, quando Morla ed altri convincono El D10S ad affidargli i diritti di sfruttamento del brand Diego Armando Maradona. A quel punto blinda il tutto in un ufficio di Puerto Madero e assume la carica di presidente unico della società così costituita, la Sattvica S.A., nominando amministratore delegato sua sorella, Vanesa Morla“. La stessa Sattvica al centro del divieto imposto dai giudici argentini.
Pisani ha poi continuato: “Diego non è un marchio, è patrimonio dell’umanità sportiva, va onorato e rispettato sine die. Parlo non solo come avvocato, ma come suo amico e storico difensore di Diego, dall’epoca delle battaglie contro il fisco italiano, alle vicende umane più delicate, fino al percorso di riconciliazione con suo figlio italiano». «Ho avuto procure in bianco ed atti notarili che mi abilitavano ad agire in ogni ambito, ma non ho mai trasformato Diego in un affare», dichiara. «Gli ho promesso che lo avrei difeso contro ogni ingiustizia. E l’ho fatto. Senza mai sfruttarlo, né da vivo né dopo la sua morte“.
Restano comunque aperti due capitoli di primo piano: la tutela della memoria e le responsabilità ancora da accertare: “Oggi – dice Pisani – salutiamo una vittoria degli eredi contro presunte gestioni fraudolente dei diritti. Ma la giustizia non è finita. Attendiamo ancora:
• la piena verità sulle responsabilità della prematura morte di Diego,
• le decisioni definitive della giustizia argentina,
• e il completamento dei percorsi giudiziari anche in Italia”.
«Ho il dovere morale di dirlo: c’è chi forse ha ritenuto che Diego valesse più da morto che da vivo. Se così fosse, sarebbe la sconfitta più grande per lo sport e per l’umanità – scandisce Angelo Pisani – io continuerò a difendere la sua memoria, come ho sempre fatto. E racconterò ciò che so nel mio prossimo libro sulla “vita senza fine” di Maradona”, annuncia poi Pisani.
L’avvocato Pisani ha poi ribadito il proprio rispetto per i figli di Maradona. Elogiando la sua figura, la sua memoria e mandando un messaggio chiaro: “La sua eredità non può essere sequestrata dall’avidità“.

