Morte del piccolo Domenico, le chat dei medici e le quattro versioni del diario clinico

Per la Procura di Napoli i messaggi mostrerebbero un progressivo «aggiustamento» del referto sull’intervento. Sotto esame il momento in cui iniziò la cardiectomia. L’11 settembre il Riesame sull’interdizione dei cardiochirurghi Oppido e Bergonzoni

0
67

Quattro versioni del referto operatorio, elaborate nell’arco di oltre due giorni. E un particolare che cambia nel passaggio da una stesura all’altra: il momento in cui sarebbe cominciata la cardiectomia del piccolo Domenico Caliendo. È quanto emerge, secondo la Procura di Napoli, dalle chat acquisite sui telefoni di due dei medici coinvolti nell’inchiesta sulla morte del bambino di quasi due anni e mezzo, deceduto lo scorso febbraio nella terapia intensiva dell’ospedale Monaldi dopo il trapianto di cuore fallito del 23 dicembre 2025.

Per gli inquirenti, quei messaggi documenterebbero una sorta di «marcia di avvicinamento» alla versione definitiva del diario clinico, datata 26 dicembre. Un percorso fatto di modifiche successive che, secondo l’ipotesi accusatoria, rappresenterebbe un elemento a sostegno della contestata falsificazione della documentazione sanitaria.

L’indagine ha già portato all’interdizione per un anno dei cardiochirurghi Guido Oppido ed Emma Bergonzoni. Il provvedimento è stato disposto dal gip di Napoli Mariano Sorrentino. I difensori dei due medici hanno impugnato la misura e l’udienza davanti al tribunale del Riesame è fissata per l’11 settembre.

Le quattro versioni nelle chat

Al centro degli accertamenti ci sono i messaggi scambiati tra Emma Bergonzoni, secondo operatore durante l’intervento, e Mariangela Addonizio, terzo operatore e all’epoca specializzanda. Le diverse stesure sarebbero state inviate a Guido Oppido, primo operatore.

Le versioni individuate nelle conversazioni WhatsApp sono quattro. Ed è soprattutto un passaggio a richiamare l’attenzione degli investigatori.

Nelle prime due stesure non sarebbe indicata la contemporaneità tra l’avvio della cardiectomia – l’intervento per rimuovere il cuore del bambino – e l’apertura del frigo box contenente l’organo del donatore, espiantato a Bolzano e poi risultato congelato.

In quelle versioni, l’inizio della cardiectomia sarebbe collocato in coincidenza con l’arrivo dell’équipe di espianto proveniente da Bolzano.

Nelle due stesure successive la ricostruzione cambia: l’avvio dell’intervento per rimuovere il cuore di Domenico viene fatto coincidere con l’arrivo in sala operatoria dell’organo del donatore prelevato dal contenitore. Nell’ultima versione viene esplicitata la contemporaneità tra l’inizio della cardiectomia e l’apertura del box.

Il cuore arrivato da Bolzano

È un passaggio considerato particolarmente rilevante dagli investigatori perché proprio le condizioni di conservazione dell’organo arrivato da Bolzano sono uno dei nodi della vicenda. Il cuore destinato al bambino risultò infatti congelato. Anche il contenitore utilizzato per il trasporto è finito sotto esame: secondo quanto emerso dagli accertamenti, sarebbe stato antiquato e non conforme alle linee guida.

Per la Procura, dunque, la successione delle quattro stesure non rappresenterebbe una normale attività di revisione del documento, ma le tappe di un progressivo aggiustamento della ricostruzione dell’intervento prima della redazione definitiva.

È su questa interpretazione che si fonda una parte dell’ipotesi di falsificazione della cartella clinica contestata nell’inchiesta.

L’inchiesta e il prossimo passaggio al Riesame

Le indagini sono coordinate dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e vengono condotte dal Nas, coordinato dal colonnello Alessandro Cisternino.

La ricostruzione della Procura sarà ora sottoposta anche al vaglio del tribunale del Riesame nell’ambito dell’impugnazione presentata contro le misure interdittive.

L’appuntamento è per l’11 settembre. In quella sede i giudici saranno chiamati a pronunciarsi sull’interdizione disposta nei confronti di Oppido e Bergonzoni, mentre resta al centro dell’inchiesta la ricostruzione di quanto accadde in sala operatoria il 23 dicembre e, nei giorni immediatamente successivi, nella compilazione della documentazione clinica relativa al piccolo Domenico.