Ha ballato con la morte, sfidandola a viso aperto, più di una volta. E’ stato nell’aldilà, in coma, ma è tornato dopo aver sicuramente palleggiato con Dio. L’ultimo dribbling non gli è riuscito e il cuore di un intero popolo distribuito sul globo si è fermato al cospetto della ferale notizia: Diego Armando Maradona ha cessato di vivere. E’ stato come percepire che si debba spegnere la gioia per sempre, immaginare che la luce non possa più trapelare in un anno così orribile da spingere il mondo in un buco nero di terrore e dolore. Alle 13,02 ora argentina, l’uomo che tutti ritenevamo immortale, il campione che attraverso il calcio ha fatto sognare, piangere, gioire e impazzire il popolo napoletano e la nazione argentina, ha lasciato la vita terrena. Si era fatto beffa della grande mietitrice, attraverso i suoi eccessi, la vita dissoluta e l’abuso di sostanze spaccacuore. Dal suo olimpo era finito nelle tenebre, per tornare, sempre. Al punto che quel suo sorriso beffardo era quasi un simbolo per chi, attraverso le sue giocate, aveva trovato il riscatto. Il cuore di Diego si è fermato, e con il suo quello dei napoletani, che lo avevano incoronato Re. Dall’Argentina arrivano notizie di una fila di ambulanze davanti alla sua casa, ben 9, accorse per riuscire a rianimarlo. Non ce l’hanno fatta, non c’è stato il miracolo. Diego si era sottoposto a un delicato intervento per una massa al cervello, intervento che secondo i medici era perfettamente riuscito. Era in convalescenza, sotto controllo delle figlie, per riuscire anche a superare la dipendenza da sostanze e alcool. Un’eterna lotta, tra ciò che la parte  razionale gli imponeva e i suoi demoni, quelli che lo avevano travolto in Spagna, a Barcellona e che da allora lo avevano accompagnato sempre. Anche e soprattutto a Napoli, nella sua Napoli. Quei demoni che ne hanno minato il fisico, che hanno reso fragile il suo grande cuore. Il cuore di un eterno fanciullo, capace di regalare gioia immensa, e nel quale c’erano tutti i suoi affetti, tutti i suoi amici, tutti i suoi tifosi. Era il più grande di tutti nel calcio? Non ci sono dubbi! Era un uomo intriso di sentimento, quello struggente che oggi spinge alla disperazione, di sapere che da ora la sua vita è storia.