Nel Napoli è guerra, tutti contro tutti. DeLa pensa una multa salatissima. Addirittura il 25% del compenso dei calciatori. La guerra è guerra e nel Napoli, tra calciatori, allenatore, tifosi e presidente ne è in corso una. Strisciante prima, palesata il giorno in cui è stato annunciato il ritiro e deflagrata nel post Napoli-Salisburgo. Divenuta ancor più pericolosa con la scelta del club di non annullare l’allenamento al San Paolo con la conseguente aspra contestazione dei tifosi. Lo stato dell’arte vede da una parte i supporters schierati contro i calciatori, definiti mercenari e viziati. Dall’altra il presidente De Laurentiis che dopo avere ingoiato il rospo dell’ammutinamento sta affilando le armi per la controffensiva: si parla addirittura della possibilità di un taglio del 25% sugli stipendi milionari dei calciatori. E’ un fatto, comunque, che le parti abbiano interpellato già legali e associazioni di categoria, per capire quali siano i margini di manovra per entrambi.

Al centro c’è Carlo Ancelotti, l’allenatore che si è recato regolarmente in ritiro, ma che aveva apertamente contestato il provvedimento. Tra l’altro, lo stesso Ancelotti, ha dovuto subito in Germania l’onta dell’esonero dal Bayer proprio per l’ammutinamento di 5 calciatori, tra cui i senatori Robben e Ribery.

Qui il ruolo dei guastatori lo incarnano Insigne, Callejon, Mertens (che ieri ha chiesto scusa ai tifosi) e Allan. E non si capisce chi sia più mal sopportato, il presidente o l’allenatore.

A definire il tutto il match in programma sabato sera contro il Genoa. Terreno di scontro il prato del San Paolo, dove i calciatori dovranno puntare a tuti costi a vincere, per riappacificarsi con il pubblico e non andare alla sosta in un clima di veleni surreale e pericoloso.