Piano Casa, Impegno: “Preoccupazione per impatto su ERP nel Mezzogiorno”

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“Esprimiamo una forte preoccupazione per le possibili conseguenze negative del Decreto Piano Casa sull’edilizia residenziale pubblica, con effetti che rischiano di essere particolarmente pesanti per il Mezzogiorno”. Lo dichiara Leonardo Impegno, vicepresidente nazionale di Federcasa e componente del Consiglio di amministrazione di Acer Campania.

“Il primo elemento di criticità – prosegue la nota di Impegno – riguarda il tema delle vendite degli alloggi e il conseguente rischio di un ulteriore depauperamento del patrimonio pubblico. In Italia esistono circa 800 mila case popolari, pari ad appena il 2,3% dello stock abitativo complessivo, una delle percentuali più basse d’Europa. Ridurre ulteriormente questo patrimonio significherebbe indebolire la capacità di risposta ai bisogni abitativi delle fasce più fragili della popolazione”.

“Un secondo aspetto riguarda le risorse derivanti dalle vendite – aggiunge Impegno -, che oggi rappresentano uno strumento essenziale per finanziare gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio esistente. Il decreto non chiarisce con sufficiente precisione quale sarà la destinazione futura di tali risorse, generando forti preoccupazioni tra le aziende che gestiscono l’edilizia residenziale pubblica”.

“Analoga incertezza riguarda i proventi delle locazioni – sottolinea il vicepresidente nazionale di Federcasa -, che costituiscono il principale sostegno economico per le agenzie e le aziende ERP italiane. Una quota di queste entrate dovrebbe essere destinata al ripianamento del fondo per la morosità incolpevole, con il rischio di ridurre ulteriormente la capacità di investimento e manutenzione degli enti gestori”.

“Accogliamo positivamente le risorse previste dal Piano Casa per il recupero e la riqualificazione degli alloggi sfitti – spiega ancora Impegno -, ma riteniamo che siano ancora insufficienti rispetto ai bisogni reali e che la loro distribuzione nell’arco di cinque anni rischi di rallentare interventi che richiedono invece tempestività. Inoltre, non vorremmo che, essendo la concentrazione di alloggi sfitti maggiore in alcune aree del Centro-Nord, al Mezzogiorno finissero per essere destinate risorse inferiori, aggravando ulteriormente i divari territoriali esistenti”.

“Infine, non si comprende per quale ragione l’edilizia residenziale sociale (ERS) non possa essere affidata alla gestione delle aziende pubbliche che già amministrano il patrimonio di edilizia popolare – conclude Impegno -. Una scelta diversa consentirebbe di ampliare le attività degli enti e di reperire maggiori risorse da destinare alla manutenzione e alla riqualificazione degli immobili”.

“L’impatto sul Mezzogiorno rischia di essere particolarmente negativo. Non solo il Sud dispone già di un numero limitato di alloggi di edilizia residenziale pubblica, ma registra anche una quota di abitazioni sfitte inferiore rispetto a quella del Centro e del Nord. Per questo motivo non possiamo permettere che le regioni meridionali paghino ancora una volta il prezzo più alto di riforme che non tengono conto delle differenze territoriali e delle specifiche esigenze sociali”.