Santa Maria Capua Vetere, il pm chiede 21 anni per Colucci e 14 per Manganelli: “Fu il regista dei pestaggi”

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Santa Maria Capua Vetere, il pm chiede 21 anni per Colucci e 14 per Manganelli: “Fu il regista dei pestaggi”

CASERTA – Ventuno anni e quattro mesi di reclusione per Pasquale Colucci, dirigente della Polizia penitenziaria, e quattordici anni per Gaetano Manganelli, ex comandante della casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere. Sono le richieste di condanna più pesanti formulate dal pubblico ministero Alessandro Milita nel corso della requisitoria del maxiprocesso sulle violenze avvenute il 6 aprile 2020 nel carcere casertano, quando centinaia di detenuti furono sottoposti a pestaggi dopo una protesta scoppiata nei giorni del lockdown per la pandemia di Covid-19. Il procedimento vede alla sbarra 105 imputati tra agenti della Polizia penitenziaria, dirigenti, funzionari e personale sanitario.

“QUESTA E’ LA PENA PIU’ ALTA CHE CHIEDEREMO”

Per il pubblico ministero Colucci rappresenta la figura centrale dell’intera vicenda. “Questa sarà la pena più alta che chiederemo”, ha spiegato Milita, definendolo “il regista fondamentale di tutto ciò che accade il 6 aprile e nei giorni successivi con il depistaggio”. Secondo l’accusa, il dirigente avrebbe predisposto relazioni “mostruosamente false” sui fatti e sarebbe responsabile di tutti i reati contestati, dalla tortura ai danni dei detenuti del reparto Nilo fino all’attività di depistaggio successiva alle violenze, passando per la vicenda della morte del detenuto Hakimi Lamine, deceduto circa un mese dopo quei fatti.

CONFRONTO CON TONI DURI

Toni durissimi anche nei confronti di Gaetano Manganelli, oggi comandante della Polizia penitenziaria nel carcere di Salerno. Durante la requisitoria Milita si è rivolto direttamente all’imputato pronunciando parole pesanti: “Sei un criminale”. Pur non avendo partecipato materialmente ai pestaggi, secondo la Procura Manganelli era perfettamente consapevole di quanto stava accadendo nelle sezioni del reparto Nilo e avrebbe scelto di rimanere nel proprio ufficio. Per il pm si sarebbe trattato di una condotta “furba”, che non esclude però le sue responsabilità penali.

CONDOTA “ABERRANTE”

L’accusa sostiene che Manganelli fosse a conoscenza delle violenze subite dai detenuti, in particolare dai quindici ritenuti promotori della protesta, e che abbia addirittura disposto nei loro confronti contestazioni disciplinari nonostante sapesse che erano stati picchiati. “Come fai a fare provvedimenti disciplinari per persone pestate?”, ha incalzato Milita, definendo quella condotta “aberrante” e “mostruosa”. Il magistrato ha inoltre contestato all’ex comandante le dichiarazioni rese durante le indagini e il processo, ritenute contraddittorie.

CHIESTI 9 MESI PER IL MEDICO

Nel mirino della Procura anche il comportamento del personale sanitario in servizio nel carcere. Per il medico Raffaele Stellato sono stati chiesti nove anni di reclusione, mentre per Pasquale Iannotta la richiesta è di sette anni. Secondo il pm, i due avrebbero omesso di prestare l’assistenza necessaria ai detenuti feriti e redatto certificazioni non corrispondenti alle reali condizioni cliniche, contribuendo così a coprire quanto avvenuto.

Milita ha definito i medici “un baluardo fondamentale per le vittime”, sottolineando che avrebbero dovuto garantire cure e ricoveri anziché limitarsi, secondo l’accusa, a recepire la versione fornita dagli agenti. Emblematica, per la Procura, la vicenda di Hakimi Lamine, lasciato senza un adeguato intervento sanitario dopo le violenze. Per i presunti falsi referti sono state inoltre chieste condanne a cinque anni per Giovanni Garofalo, a quattro anni e sei mesi per Giovanni Corrado e a quattro anni ciascuno per Bruno Acaluso e Gennaro Saiano.

Le richieste di condanna rappresentano una tappa cruciale di uno dei più importanti processi italiani sui presunti abusi nelle carceri. Nelle prossime udienze la parola passerà alle difese, prima che il tribunale si ritiri in camera di consiglio per la sentenza di primo grado.