Omicidio Esposito, la famiglia: “Vogliamo verità e giustizia”

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“La convalida del fermo è un primo passo importante. La famiglia chiede verità e giustizia per
Luigi. Le indagini vanno avanti: domani si procederà al conferimento dell’incarico al consulente per l’accertamento sui telefonini. Si resta in attesa del dissequestro della salma per
poter dare all’amato fratello l’ultimo saluto”.

Le parole dell’avvocata, Annalisa Califano, legale di Ida e Francesca Esposito, sorelle di Luigi il giornalista ucciso a Eboli, chiedono dunque verità e giustizia. Dopo l’udienza di convalida di fermo per il presunto assassino, il 26enne Ridha Rahmouni, ora si cerca attraverso l’inchiesta di definire il movente ma, sopratutto, di comprendere cosa abbia portato la vittima a trovarsi in una situazione che ha avuto un epilogo così tragico.

L’accusa è stata ridefinita in omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dalla premeditazione, nonché soppressione di cadavere. Per questo il gip ha disposto il carcere per Rahmouni, al termine dell’udienza di convalida e dell’interrogatorio di garanzia. Difeso dall’avvocato Giovanni Mauri, l’imputato, irregolare sul territorio nazionale e destinatario di un provvedimento di rimpatrio, avrebbe ucciso, al termine di
una violenta lite, il 53enne nella notte tra il 18 e il 19 luglio scorso in un terreno agricolo in località Cioffi, a Eboli, per poi incendiarne il corpo quando era ancora agonizzante.

Il giudice contesta il reato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dalla premeditazione, nonché la soppressione di cadavere: reati e aggravanti che, se confermati in giudizio, potrebbero far scattare la condanna all’ergastolo. Non è al momento ancora chiaro se anche altre persone siano
sospettate di aver preso parte all’aggressione mortale. La salma di Esposito si trova ancora all’obitorio dell’ospedale di Eboli in attesa di essere rilasciata. Solo allora i familiari e gli amici potranno dargli l’ultimo saluto.