Importanti elementi per fare luce sull’area grigia dei rapporti tra camorra, imprenditoria e politica. E’ quello che gli inquirenti pensano possano arrivare dal pentimento di Schiavone jr.

Nicola Schiavone, primogenito del capo dei Casalesi, Francesco detto “Sandokan” essendo stato per un decennio a capo della cosca dopo l’arresto del padre, è a conoscenza di molti segreti relativi agli affari del clan ed ai tesori accumulati con la gestione delle attività illecite di una camorra sempre più imprenditoriale.

A farsi carico della verifica delle sue dichiarazioni saranno i pubblici ministeri Graziella Arlomede, Fabrizio Vanorio e Vincenzo Ranieri, del pool antimafia che si occupa delle indagini sui clan del Casertano.

Schiavone si concentrerà sulla storia del boss, detenuto dal 15 giugno del 2010, arrestato dagli agenti della Squadra Mobile di Caserta in un villino-bunker alla periferia di Casal di Principe, da sempre roccaforte dei Casalesi.

Fino alla data della cattura, tuttavia, Schiavone era a capo della cosca. Ne ha gestito gli affari illeciti di maggior spessore e avrebbe mantenuto anche rapporti con politici e colletti bianchi.

Inoltre, il neo pentito Schiavone, secondo il collaboratore di giustizia Roberto Vargas, suo braccio destro, aveva deciso di uccidere l’allora procuratore aggiunto a Napoli, Federico Cafiero De Raho, oggi procuratore nazionale antimafia e poi tutto il pool della Dda napoletana che si occupava dei casalesi.

Il piano saltò perchè un gruppo di terroristi islamici che vivevano nel casertano fu scoperto con l’arresto di un algerino.