giovedì, Agosto 11, 2022
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Congelate da Regione Campania, borse di studio Medicina sbloccate da Tar

La Regione Campania aveva chiuso la graduatoria unica regionale per l’accesso al corso di formazione specifica in Medicina Generale 2019 non riassegnando le borse rimaste vacanti. I giudici del Tar Lazio hanno accolto il ricorso presentati da alcuni medici, assistiti dagli avvocati dello studio legale Leone-Fell, disponendo l’assegnazione delle borse già finanziate che altrimenti sarebbero andate perdute.

La mancata integrale assegnazione di tutti i posti messi a bando è illegittima, quindi l’ente regionale ha l’obbligo giuridico di provvedere alla copertura di tutti i posti messi a bando fino al loro completo esaurimento.

 

“In un momento di emergenza, come quello che stiamo vivendo, dove la carenza medici ha portato a tragiche conseguenze con reparti vuoti, pensionati richiamati al lavoro e medici non specializzati precettati nelle strutture pubbliche – spiegano gli avvocati Francesco Leone, Simona Fell e Floriana Barbata, soci dello studio Leone-Fell – vi sono regioni, come la Campania, che non si curano di assegnare tutte le borse già finanziate. Una scelta scellerata che va contro ogni principio logico: da un lato mancano medici e dall’altro non li formiamo, bruciando borse già finanziate”

Il dato degli ultimi anni sulla formazione dei medici di medicina generale è allarmante: a fronte di n. 240 borse di studio bandite gli ultimi tre concorsi, a partire dal 2015, ben 76 borse (ossia il 31,66% di quelle complessivamente messe in palio) sono andate definitivamente perse.

Solo per il triennio 2017/2020, si evince che hanno conseguito il diploma solamente 73 corsisti, a fronte di 80 borse bandite; al netto dei 13 corsisti senza borsa nonché dei tre borsisti di “recupero” del triennio precedente (2016/2019), sono state concretamente fruite solamente 57 borse, con perdita definitiva di 23.

 

“L’individuazione del contingente numerico annuale di medici da ammettere al corso di formazione specifica in Medicina Generale non è frutto di una scelta arbitraria e discrezionale, bensì di un complesso procedimento istruttorio, tra le esigenze di bilancio connesse al finanziamento delle borse di studio e il fabbisogno previsionale del Sistema sanitario nazionale di professionisti qualificati. Il tutto per garantire la tutela del diritto alla salute dei cittadini – hanno precisato i legali – Con il nostro ricorso abbiamo chiesto l’utilizzo delle borse rimaste vacanti e la formazione di ulteriori medici. I giudici del Tar hanno dunque permesso sia la formazione di nuovi medici che il mancato spreco delle borse già finanziate”.

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