Cinque milioni di tonnellate di cibo sprecate ogni anno in Italia. Dietro gli alimenti che finiscono nella spazzatura non c’è soltanto un problema ambientale: ci sono costi per le famiglie, risorse consumate inutilmente e prodotti che potrebbero essere recuperati e destinati a chi ne ha bisogno. È da Napoli che parte la sfida lanciata in vista del World Cleanup Day 2026, in programma il prossimo 20 settembre. L’edizione di quest’anno cambia obiettivo: dopo lo spreco tessile, i riflettori si accendono sullo spreco alimentare e sulle azioni necessarie per prevenirlo. L’iniziativa è stata presentata nella sede del CSV Napoli, al Centro Direzionale, durante una conferenza stampa moderata dalla giornalista Mary Liguori. Il World Cleanup Day coinvolge ormai 212 Paesi e territori ed è riconosciuto dalle Nazioni Unite come giornata internazionale.
“Non basta raccogliere i rifiuti, bisogna evitare di produrli”
A indicare il cambio di prospettiva è Vincenzo Capasso, presidente di Let’s Do It! Italy. “È bene andare a raccogliere il rifiuto, ma l’obiettivo deve essere prevenire e fare in modo che i rifiuti non vengano prodotti”. Da qui la scelta di concentrarsi sul cibo, uno spreco che nasce soprattutto nei gesti di ogni giorno. “È il quotidiano, è ciò che facciamo nelle nostre case – ha spiegato Capasso –. Lo spreco alimentare è un costo invisibile, paragonabile a quello della benzina, con un impatto significativo su tanti aspetti della vita quotidiana”.
Dal Vesuvio a Napoli est: la mobilitazione in Campania
La Campania sarà direttamente coinvolta nelle operazioni del 20 settembre. Le azioni interesseranno il Parco Nazionale del Vesuvio e l’area orientale di Napoli, con un intervento a San Giovanni a Teduccio. La mobilitazione si allargherà poi al Casertano, con appuntamenti ad Aversa e nelle aree limitrofe, fino a Giugliano e Castel Volturno. Nel Salernitano è invece prevista un’iniziativa a Pontecagnano.
La mappa resta in aggiornamento e alle attività parteciperanno anche le scuole, con l’obiettivo di trasformare le operazioni di pulizia in occasioni di educazione ambientale sul campo.
“Il World Cleanup Day è un progetto e un contenitore in cui il CSV crede molto”, ha sottolineato Umberto Cristadoro, presidente di CSV Napoli. Al centro, secondo Cristadoro, deve esserci anche il ruolo del Terzo settore e il rapporto con le istituzioni: «L’ambiente è un tema fondamentale».
Legambiente: «Prevenzione, ma servono anche gli impianti»
Per Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania, la giornata rappresenta anche l’occasione per mostrare un volto diverso della regione. “È un’occasione per valorizzare le buone pratiche, in una Campania che ancora oggi fa fatica a raccontarsi”. Ma ripulire un’area non basta. Le iniziative, ha sottolineato Imparato, devono essere collegate alle vertenze ambientali che da anni attraversano il territorio e alla necessità di completare il ciclo dei rifiuti. “Quando si parla di rifiuti bisogna dire la verità: ci vogliono prevenzione e impianti di trasformazione in compost e biometano”, ha detto, ringraziando quello che ha definito «il patrimonio umano del volontariato».
Recuperare il cibo per destinarlo a chi ne ha bisogno
La lotta allo spreco incrocia inevitabilmente anche la questione sociale. Maurizio D’Ago, presidente di ACLI Campania, ha ricordato l’attività di distribuzione dei pacchi alimentari portata avanti dall’associazione sul territorio. “La lotta allo spreco alimentare e il recupero delle eccedenze vanno in una direzione molto sociale: destiniamo il recupero a chi ha bisogno», ha spiegato. Per D’Ago «ecologia e nuove forme di solidarismo sociale possono costituire la base per un impegno comune”. Un modello che prova a tenere insieme sostenibilità e contrasto alle disuguaglianze: recuperare ciò che altrimenti verrebbe buttato e rimetterlo in circolo attraverso le reti della solidarietà.
Costa: «Incentivi alle aziende che riducono gli sprechi»
Sul fronte istituzionale, Sergio Costa, vicepresidente della Camera dei deputati, ha richiamato il dato dei 5 milioni di tonnellate di cibo sprecate ogni anno in Italia e la necessità di intervenire anche sulle norme. “Come istituzioni mi pongo una domanda: c’è un prima? La legge Gadda ha bisogno di un upgrade», ha dichiarato. Per Costa la prevenzione deve partire dalla filiera: produzioni di prossimità, biologico, riduzione dei pesticidi e misure capaci di premiare le imprese che producono e distribuiscono in maniera più sostenibile. Tra le proposte anche quella di utilizzare la leva fiscale. “Quando si entra nella sovrapproduzione, sarebbero utili incentivi alle aziende, penso per esempio a sconti o esenzioni sulla Tari per chi riduce gli sprechi”. Il 20 settembre, dunque, volontari, associazioni e studenti torneranno sul territorio per ripulire aree urbane e luoghi simbolo della Campania. Ma la sfida del World Cleanup Day 2026 comincia prima della raccolta: evitare che ciò che può ancora essere utilizzato diventi un rifiuto.
