Dall’Irpinia ai teatri di guerra, prima in Libia e poi in Ucraina per combattere al fianco dei miliziani filo-russi.

Per Antonio Cataldo, operaio avellinese, sono scattate ieri mattina le manette in una vasta operazione dei Ros dei carabinieri su tutto il territorio nazionale. Nel blitz sono state compiute anche sette perquisizioni e, con Cataldo, sono finiti agli arresti altri due combattenti.

Le indagini sono partite da Genova, nel 2013, da un’inchiesta sull’area skinhead ligure e sul mondo ultras che ha consentito di documentare l’esistenza di una struttura dedita al reclutamento e al finanziamento di mercenari da inviare nel Donbass, area contesa tra Russia e Ucraina.

Il reclutatore avellinese. Antonio Cataldo, 34enne con la passione per le armi, non si limitava solo al combattimento, ma – secondo l’accusa – si era attivato per reclutare e addestrare nuovi soldati da coinvolgere alla causa. Un lavoro, quello del mercenario, pericoloso ma foriero di enormi guadagni perché pagato dai 500 ai 3mila euro al giorno.

I reati contestati dalla procura di Genova scaturiscono dalla violazione della convenzione internazionale contro il reclutamento, l’utilizzazione, il finanziamento e l’istruzione di mercenari, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1989 e ratificata dall’Italia nel 1995. Gli italiani arruolati con le milizie filo-russe si erano anche contraddistinti per le loro abilità belliche.