ESCLUSIVA – Sabah FC, il vice allenatore Valerio Zuddas: “Champions, serviranno partite perfette. Napoli club enorme”

0
160
Valerio Zuddas

La Champions League metterà di fronte il Sabah FC e il Napoli il prossimo 20 gennaio 2027. Sarà la penultima giornata della League Phase, che ogni anno regala sorprese grazie alla nuova formula. Per il secondo anno di seguito, gli azzurri sfideranno un’altra squadra proveniente dall’Azerbaigian, dopo la sfida contro il Qarabag della scorsa stagione terminata 2-0 al Maradona. Stavolta, però, il Napoli sarà impegnato nella lunghissima trasferta per arrivare a Baku, dove il Sabah ospiterà gli azzurri. La squadra azera ai preliminari di Champions ha battuto con un punteggio aggregato nell’ordine: The New Saints (4-1); KuPS (3-0); Aarhus (2-5); Hapoel Be’er Sheva (4-6). Nel Sabah c’è anche un po’ di Italia.

Ad allenare la squadra di Masazir, piccola località del distretto di Abseron, in Azerbaigian, c’è il lituano Valdas Dambrauskas, con un una lunga carriera da allenatore in giro per l’Europa – comprese le giovanili del Manchester United – e una presenza al ‘Chi vuol essere milionario’ in Lituania. E il suo vice è italiano: Valerio Zuddas, allenatore classe 1989 nato a Roma, anche lui giramondo dopo gli inizi in Serie C. Quella di mister Zuddas è una carriera che lo ha visto toccare con mano il calcio di diversi Paesi, sia da vice allenatore, sia da collaboratore: dalla Georgia alla Serbia, passando per Romania, Ungheria, Cipro, Croazia, Scozia e Moldavia.

E poi, l’Azerbaigian. Oggi Zuddas è il vice allenatore di Dambrauskas, insieme la scorsa stagione hanno vinto il campionato in un club fondato nel 2017 e che ha tanta voglia di fare bene, anche in Champions League. Nella sua tortuosa strada il Sabah incontrerà, oltre al Napoli, squadre anche più preparate come Barcellona, Arsenal, Borussia Dortmund e Manchester United.

Valerio Zuddas ha rilasciato un’intervista esclusiva ai microfoni di Videoinformazioni.com. Ha parlato del suo percorso da allenatore che lo ha portato fino in Azerbaigian, ma anche di come gioca il Sabah e della sfida di gennaio contro il Napoli.

Sabah, le parole di Zuddas: “Per capire il calcio di un Paese devi prima capire la sua cultura. Sulla Champions e il Napoli…”

Lei ha girato tanto, qual è il percorso che l’ha portata in Azerbaigian ad essere vice allenatore del Sabah?

“Questo è il mio decimo Paese. Io ero in Serie C, non avendo all’epoca grandi sbocchi, ho accettato un’offerta dalla Georgia e da lì è arrivato tutto un po’ in sequenza. È stato un susseguirsi di esperienze ed eventi, oltre che di connessioni con altri tipi di figure calcistiche. Alla fine il nome inizia a girare nei campionati e la progressione avviene abbastanza naturalmente”.

Tra i tanti Paesi, qual è quello che le ha dato di più a livello calcistico?

“Tutti sono stati abbastanza interessanti. La cultura del Paese è strettamente correlata al tipo di calcio che si gioca. Ci sono dei Paesi in cui, per esempio al Partizan in Serbia, storicamente si può giocare solo con la difesa a quattro. Non si può giocare con la difesa a tre. Anche per questioni culturali, di tradizioni, si tratta di un campionato dove storicamente hai l’80% del possesso palla. Quindi anche il lavoro è strutturato su una squadra che gioca contro altre più chiuse e stanno più basse, che vogliono far male in contropiede e sui calci piazzati.

In Scozia, all’Hibernian, l’allenatore precedente aveva impostato un lavoro molto forte dell’uomo su uomo. C’era una forte statistica, all’epoca, che il campionato scozzese fosse quello con più palloni lunghi giocati. È un po’ un classico di quei Paesi. Quindi si andavano a creare delle situazioni con molte palle lunghe e si creavano spesso delle occasioni con l’uno contro uno o il due contro due davanti al portiere. Abbiamo lavorato di più sul setting della zona, sulle coperture di queste palle lunghe, e siamo riusciti a risolvere il problema dal punto di vista difensivo. In quella stagione, dopo il Celtic, eravamo la miglior difesa.

All’Hajduk Spalato bisognava giocare un calcio propositivo ed eravamo molto orientati al risultato perché le aspettative della tifoseria erano altissime. Invece in Azerbaigian abbiamo sviluppato calciatori che giocano un calcio efficace in un breve periodo di tempo. Qui c’è tanto entusiasmo intorno alla squadra, ma chiaramente non c’è quella pressione competitiva come invece si può trovare in Italia. Dipende sempre dalla cultura del Paese. Prima la capisci e prima puoi portare a casa il risultato”.

Chiaramente il calcio azero in Italia è poco seguito: per chi non conosce il Sabah, qual è il vostro stile di gioco?

“Noi non abbiamo una squadra che ha grosse individualità. Il Napoli è un club enorme, abituato a giocare competizioni internazionali, che ha individualità importantissime. Anche se fa una performance positiva o negativa, a noi importa poco, perché ha dei giocatori così forti, con esperienza, che in queste competizioni noi non abbiamo. Per noi sarà difficile a prescindere dal momento di forma del Napoli. Quindi non avendo delle individualità molto forti, dobbiamo in ogni partita basarci su una performance collettiva di alto livello. In questa stagione le dinamiche nel campionato azero cambieranno, perché ho visto l’approccio delle nostre avversarie nelle prime partite ed è stato molto difensivo. Questo ci permette di avere di più il pallino del gioco. Lo scorso anno non è stato così, abbiamo trovato squadre che ci hanno messo in difficoltà. Però fa parte anche della nostra crescita cercare un po’ delle variazioni dal punto di vista tattico.

Il Napoli lo incontreremo più avanti, ma sicuramente non sarà una partita in cui avremo la palla la maggior parte del tempo (ride, ndr). Dovremo cercare di trovare soluzioni per stare un po’ più alti e un minimo propositivi, per quanto possibile contro una squadra così forte. Da qui a gennaio cambieranno tantissime cose, ma in linea di massima sarebbe da presuntuosi cercare di fare la partita contro il Napoli”.

L’anno scorso avete vinto il campionato con il miglior attacco e la miglior difesa, con 75 gol fatti e 25 subiti in 33 partite. E anche quest’anno state dimostrando una certa solidità in difesa. Ovviamente, la Champions è diversa.

“Abbiamo fatto dei numeri importanti, a un certo punto eravamo tra le Top 5 difese europee. I numeri dal punto di vista offensivo e difensivo si completano. Venendo da una scuola italiana, tendo ad occuparmi della fase difensiva, del pressing e di tutto ciò che comporta l’organizzazione della squadra, ci tengo particolarmente. Ma c’è differenza nell’interpretare la fase difensiva come parcheggiare il pullman davanti alla porta.

Nel nostro caso cerchiamo di applicare la fase difensiva il più lontano possibile dalla porta, tenendo la difesa alta. L’anno scorso la linea difensiva era la più alta del campionato, quasi 49 metri, quindi quasi a metà campo. Questo ci ha permesso di essere molto efficaci nel pressing, dov’eravamo primi in campionato, con più palloni recuperati nella metà campo avversaria. Circa il 50% dei nostri gol sono arrivati grazie al pressing. Ovviamente questo nel nostro campionato. È stato possibile applicarlo nelle qualificazioni di Champions. Però ora giocheremo contro dei top club e dovremo adattarci per giocare diversamente. Ma nei 10 incontri ufficiali, fin qui sono arrivati 6 clean sheet. Questo dà confidenza alla squadra e ti permette di rischiare di più quando hai il pallone e sanno cosa fare quando non hai il pallone. Questo diciamo che è uno dei nostri punti di chiave”.

Forse il fatto che non tutti vi conoscano può essere un vantaggio?

“L’anno scorso ho assistito a Qarabag-Chelsea (2-2, ndr). Nel fase del girone, le squadre sono molto prese dal campionato, giocano ogni tre giorni e il viaggio è molto lungo per le squadre europee. Sono fattori che si possono sfruttare come ha fatto il Qarabag nella scorsa stagione, però bisogna ricordare che si parte sempre da uno svantaggio qualitativa. E d’altra parte bisogna fare sempre la prestazione perfetta. Però giocare in casa contro certe squadre aiuta sicuramente, i principali campionati richiedono più sforzi mentali e fisici rispetto al nostro”.