La vela come strumento per il reinserimento, il progetto dell’Associazione Jonathan

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La vela come strumento per il reinserimento, il progetto dell’Associazione Jonathan

Preparano la barca di prima mattina, controllano le cime, ascoltano lo skipper, poi prendono il largo: per questi ragazzi dell’area penale la vela diventa un percorso educativo. Hanno tra i 14 e i 21 anni, vengono da Napoli e da altri comuni della Campania e sono inseriti nelle comunità dell’associazione Jonathan, che accoglie minori e giovani sottoposti a misure cautelari o impegnati in percorsi di messa alla prova. Da anni, come spiega la responsabile Silvia Ricciardi, l’onlus usa la navigazione come strumento di recupero sociale: (intervista nel video allegato).

Anche l’imbarcazione ha una storia particolare: sequestrata dopo essere stata utilizzata per il trasporto di migranti, è stata poi assegnata all’associazione Jonathan. Oggi è uno spazio educativo, dove i ragazzi imparano la vela, ma soprattutto regole, responsabilità e convivenza. Un percorso che negli anni li ha portati anche a partecipare a diverse regate. Quest’anno, però, sono stati esclusi dalla “Tre Golfi” per la mancanza di un dispositivo richiesto per le lunghe navigazioni, nonostante avessero chiesto di prendere parte almeno alla partenza.

A sostenere il progetto dal Movimento Cristiano Lavoratori, presieduto da Alfonso Luzzi: (intervista nel video allegato).

A guidare i ragazzi in mare è l’operatore sociale e skipper Michele Morgera: (intervista nel video allegato).