lunedì, Maggio 11, 2026
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Maxi sequestro a imprenditori vicini ai “casalesi”

Due i provvedimenti eseguiti. Tra i colpiti un affarista dei marmi già condannato a “Spartacus” e un uomo legato a un noto politico di Casal di Principe. Requisiti due milioni tra società, auto, immobili e conti correnti

Sequestrati oltre 2 milioni di euro, 4 società, 5 immobili, 2 auto e 24 rapporti finanziari. Tutto riconducibile a due uomini vicini al clan dei Casalesi. I provvedimenti nascono da tre proposte di misura di prevenzione – patrimoniali e personali – presentate dalla procura di Napoli e dal direttore della DIA. I destinatari sono soggetti di elevato spessore criminale che hanno storicamente garantito un contributo stabile e rilevante al clan dei Casalesi, nelle sue diverse articolazioni.

Un primo provvedimento colpisce un importante affilato del clan, un imprenditore edile. Lavorava soprattutto su appalti privati e pubblici. Di fatto, un monopolista nel settore dei marmi, dei porfidi e dei materiali per la cantieristica stradale. L’uomo è risultato legato alla famiglia Schiavone. Gestiva aziende. Ma si occupava anche di riciclaggio e reimpiego di proventi illeciti: cambiava assegni, intestava beni a prestanome. Il suo legame storico con i Casalesi era già emerso con la condanna definitiva nel processo “Spartacus”. Poi c’era stato un nuovo coinvolgimento nel 2022.

Le indagini della DIA di Napoli (coordinate dalla DDA di Napoli) e i successivi sviluppi patrimoniali ne hanno messo in luce il doppio volto. Da un lato, gestiva floride attività commerciali tramite altre imprese, con il sistema delle cosiddette “scatole cinesi”. Dall’altro, si occupava del reimpiego dei capitali illeciti del clan attraverso gli appalti pubblici.

Con lui, un complice: uno stretto congiunto, anch’egli colpito oggi da misura di prevenzione con sequestro dei beni. Il parente forniva ausilio nella gestione di aziende edili. Alcune riconducibili a lui, altre a terzi.

Contemporaneamente è stata eseguita un’altra ordinanza, destinatario un altro storico affiliato al clan dei Casalesi, anch’egli con condanne definitive. Aveva compiti strategici: estorsioni e reinvestimento di proventi illeciti. Eseguiva ordini dai congiunti dei detenuti. Era anche il tramite con il mondo politico. All’epoca dei fatti a lui contestati, era considerato uno dei più attivi collaboratori di un politico di grosso spessore negli affari pubblici locali. Quel politico era già stato assessore a Casal di Principe. Spesso risultava il candidato più votato alle amministrative. Fungeva da collante tra il candidato e il clan.
Le indagini patrimoniali hanno infine ricostruito e riportato nel provvedimento di sequestro disponibilità patrimoniali e finanziarie sproporzionate: sia dei proposti, sia dei titolari formali delle attività imprenditoriali.