Movida violenta in centro storico Napoli, imprenditori e parroco scrivono al Prefetto

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Mentre in piazza Bellini poche sere fa la polizia interveniva in massa per arrestare tre giovani che si rifiutavano di dare le rispettive generalità, in un’altra piazza calda della movida del centro storico di Napoli, San Giovanni Maggiore, spaccio e altre attività illegali continuavano.

Attività che anche prima del lock down avevano costretto diversi imprenditori ad abbassare le saracinesche per protesta contro i mancati interventi da parte di istituzioni e forze dell’ordine.

Il malessere, dovuto alla totale mancanza di controlli nella zona, viene da lontano. Da prima dunque che l’epidemia costringesse alla chiusura tutto l’indotto non solo del by night. Portavoce di questo malessere sono un imprenditore Fabrizio Caliendo del kestè ed il parroco di San Giovanni maggiore, don Salvatore Giuliano, che tempo fa sulle colonne di un importante quotidiano aveva raccontato l’assenza di regole di una movida, incentrata per lo più sugli effetti della vendita di alcolici a buon mercato tra i giovanissimi.

Dopo mesi in cui la situazione non è migliorata, neanche dopo una fiaccolata di numerosi operatori economici della zona per sensibilizzare le istituzioni sul problema, don Salvatore e Caliendo hanno scritto al Prefetto