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Coronavirus, il settore wedding è in ginocchio: l’appello di Federmep al Governo

Un business da 1 miliardo e mezzo di euro all’anno: è il settore dei matrimoni in Campania, fermo dall’inizio della pandemia e con prospettive di certo non rosee.

Una crisi che ha colpito tutti gli addetti ai lavori: ristoratori, parrucchieri, hair stylist, wedding planners, fotografi, agenzie di viaggi, atelier.

Centinaia di matrimoni ed eventi cancellati con una perdita che va dall’80% al 100% del fatturato rispetto allo scorso anno di moltissime aziende del comparto.

Federmep, Federmatrimoni ed Eventi Privati, l’associazione nazionale che raggruppa trasversalmente tutte le categorie degli operatori di un comparto che in Italia vale oltre 15 miliardi di euro ha chiesto al Governo lo stato di calamità naturale per accedere a fondi straordinari ed interventi economici.
L’appello della presidente Serena Ranieri.

Coronavirus in Campania, sale il numero dei positivi: 12 nuovi casi

Torna a salire il numero dei positvi in Campania. Ieri registrati 12 nuovi casi, praticamente il totale complessivo dei contagiati registrati tra domenica e lunedì.
Un incremento che, stando ai dati dell’unità di crisi risente, di 5 nuovi tamponi positivi registrati all’Ospedale di Avellino.
I positivi al coronavirus in Irpinia salgono quindi a 543. L’ASL di Avellino ha comunicato che i nuovi casi riguardano residenti nei Comuni di Montecalvo ; Ariano Irpino; Mercogliano, San Potito Ultra.
Nuovi casi anche a Pozzuoli. A dare la notizia su Fbacebook il sindaco Figliolia che annuncia la presenza di due cittadini risultati positivi nel rione Monteruscello.
Il sindaco ha anche lanciato un appello alla cittadinanza ad evitare comportamenti scorretti e a ricordato l’uso della mascherina.
Continuano però gli assembramenti da parte soprattutto dei giovanissimi e in città sono ancora molti che non utilizzano le mascherine. Anche L’unità di Crisi Regionale ieri ha lanciato un appello al senso di responsabilità dei cittadini. Molto più duro invece il messaggio dei medici dell’associazione “Nessuno tocchi Ippocrate” che hanno scritto su Facebook, ” Non curiamo i cretini”.

Fase 2, restano chiusi i grandi spazi verdi di Napoli

I più grandi parchi cittadini restano chiusi. Quelli aperti invece risentono della carenza di manutenzione e servizi di giardinaggio.
Il post lockdown soprattutto per bambini e anziani è un vero calvario. Restano chiusi gli spazi verdi come il Bosco di Capodimonte e la floridiana.
Riapre la villa Comunale, ritornano a zampillare alcune fontane ma i giochi per i più piccoli rimangono interdetti.
Una città che risente della carente e in alcuni casi scarsa manutenzione delle aree verdi e che soprattutto è priva di giardinieri e addetti alla manutenzione che da tempo sono andati in pensione e non sono mai stati sostituiti.
In molti casi sono i cittadini, le associazioni e i gruppi di volontari a gestire la pulizia di aiuole e interi rioni.
Resta ancora chiuso il parco di Capodimonte nonostante le proteste dei cittadini. Nelle ultime ore l’associazione Macs Mecenati per arte cinema e sport presieduti dal notaio Cogliandro lanciano una proposta per riaprire il polmone verde collinare

Lockdown, 30% di angioplastiche in meno: Campania a rischio cuore

L’infarto acuto del miocardio rappresenta una delle principali cause di morte a livello globale. La pandemia da SARS-Cov-2 non ha modificato l’incidenza della malattia; tuttavia, è stata registrata un’allarmante riduzione dei pazienti che hanno richiesto cure mediche per infarto acuto del miocardio. In piena emergenza Covid-19, la Regione Campania ha mantenuto operativo tutto il sistema dedicato alle emergenze tempodipendenti come quelle legate alle patologie cardiache: in questo modo ha contribuito all’analisi del fenomeno attraverso uno studio che è stato pubblicato su Circulation, una delle riviste cardiologiche più autorevoli al mondo.
Il Professor Giovanni Esposito, Ordinario di Cardiologia e Direttore della UOC di Cardiologia, Emodinamica e UTIC presso l’AOU “Federico II” e coordinatore dello studio, spiega: “Si susseguono, dall’inizio della pandemia, gli appelli delle più importanti società scientifiche di cardiologia a non sottovalutare i sintomi dell’infarto ed attivare il 118, considerando gli ospedali dei luoghi sicuri e non temendo il contagio; ciò che si sta osservando, tuttavia, è una diminuzione preoccupante del numero di pazienti che richiede soccorso per infarto acuto del miocardio, non per una riduzione effettiva degli stessi, quanto probabilmente per la paura del contagio”.
Gli autori del lavoro hanno raccolto i dati relativi agli interventi di angioplastica coronarica eseguiti nelle 4 settimane dopo il primo caso confermato di infezione da SARS-Cov-2 in Campania (27 Febbraio) e li hanno confrontati con quelli eseguiti nelle 4 settimane antecedenti e con quelli effettuati durante lo stesso periodo nel 2019. Il Dott. Raffaele Piccolo, Dirigente Medico e ricercatore in Cardiologia presso l’Università Federico II e primo autore del lavoro, spiega: “Nei 20 centri di Cardiologia interventistica campani che hanno partecipato al lavoro, sono state eseguite circa 1,800 angioplastiche dal 30 gennaio al 26 Marzo 2020. Dall’inizio della pandemia da SARS-Cov-2, abbiamo osservato una riduzione delle procedure di più del 30% rispetto al periodo antecedente e allo stesso arco temporale dello scorso anno. Tale riduzione è stata uniforme attraverso la nostra regione ed è arrivata fino al 50% nelle sole prime due settimane di lockdown”.

Lo studio ha inoltre evidenziato particolari categorie a rischio più elevato di ridotto accesso alle cure: “Le donne – aggiunge il Prof. Esposito – e i soggetti di età superiore ai 55 anni sono i sottogruppi nei quali abbiamo osservato le riduzioni maggiori di interventi di angioplastica per infarto a seguito della diffusione del COVID-19. Questo sottolinea l’importanza di sensibilizzare le categorie più vulnerabili alla richiesta tempestiva delle cure, tenendo conto soprattutto del fatto che la macchina dei soccorsi, organizzata nella Rete IMA non è stata alterata nell’organizzazione anche nei momenti più difficili”.
La regione Campania, con circa 5,8 milioni di abitanti, è la terza regione più grande dell’Italia e rappresenta quindi un campione molto rappresentativo della popolazione nazionale (circa il 10%). I dati dello studio della Federico II sono, inoltre, in linea con quelli riportati da altre esperienze del Nord Italia, maggiormente colpito dalla pandemia, della Spagna e Stati Uniti. L’effetto quindi del COVID-19 sul mancato ricorso alle cure mediche nei pazienti con infarto miocardico sembra quindi assumere una dimensione globale. La comunità cardiologica appare sempre più preoccupata da tale tendenza, considerando che in patologie quali l’infarto il trattamento è tempo-dipendente ed il buon esito può dipendere strettamente dalle prime fasi dei soccorsi. Inoltre, i dati su scala nazione mostrano che solo il 30% circa dei pazienti con infarto accede alle cure mediante il 118, mentre la maggior parte si reca direttamente in pronto soccorso. La chiamata al 118 presenta l’indubbio vantaggio di attivare direttamente la rete per l’infarto riducendo in maniera significativa il tempo di ischemia in quanto viene bypassato il pronto soccorso ed il paziente è direttamente trasportato dal 118 in sala operatoria per eseguire l’angioplastica coronarica. In era COVID-19, la chiamata al 118 avrebbe anche l’ulteriore vantaggio di evitare, in caso di infarto, un possibile contatto con altri pazienti potenzialmente infetti nel pronto soccorso. Ora più che mai è fondamentale sostenere campagne di comunicazione per attivare la catena dei soccorsi chiamando il 118 in caso di sintomi di infarto del miocardico.

Nola, sequestrate 106mila mascherine e una fabbrica abusiva

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha sequestrato nel nolano, nel corso di due distinti interventi, un opificio destinato alla produzione e al confezionamento di pseudo mascherine e oltre 106000 dispositivi di protezione individuali non a norma e con loghi contraffatti.

Le operazioni di servizio traggono origine da attività d’iniziativa condotte dai finanzieri del Gruppo di Nola e della Compagnia di Ottaviano che hanno individuato un supermercato dismesso, della superficie di oltre 300 mq, all’interno del quale era stata allestita una vera e propria “fabbrica del falso”.

Il titolare della ditta individuale aveva infatti allestito i locali mediante strumentazioni e macchinari ad alto tasso tecnologico, funzionali alla produzione di mascherine e articoli per bambini raffiguranti famosi personaggi di serie televisive, cartoni animati e stemmi di squadre di calcio di serie “A”.

Sono stati sequestrati l’opificio, i materiali, le attrezzature e 100000 tra mascherine già assemblate e in corso di lavorazione.

Denunciato il responsabile, un 45enne di San Giuseppe Vesuviano (NA) per contraffazione, ricettazione e frode in commercio.

Le stesse Fiamme Gialle, inoltre, nel corso di un secondo intervento, hanno scoperto presso una ditta di abbigliamento all’ingrosso 6.600 mascherine non a norma, di cui 130 per bambini.

I dispositivi erano privi dei requisiti di sicurezza sanitaria e delle informazioni previste dal Codice del Consumo, quali l’indicazione della provenienza, i materiali utilizzati e le istruzioni per l’uso.

Le mascherine dei più piccoli, con immagini raffiguranti personaggi della Disney, erano invece prive dei dati identificativi, ovvero del “copyright” (©) e/o il “trademark” (™).

Il titolare, un 71 enne di Napoli, è stato denunciato per contraffazione e segnalato alla Camera di Commercio per violazione delle norme in materia di sicurezza prodotti.

Le operazioni s’inquadrano nell’ambito della costante attività di controllo economico del territorio assicurata dai Reparti del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli e testimoniano come anche il “mercato del falso” si sia riconvertito per sfruttare l’attuale contesto emergenziale.

Istruzione, triplicato il bando per le famiglie

La Regione Campania triplica le risorse stanziate inizialmente per il bando ‘Con le famiglie’, una delle misure messe in campo con il Piano socioeconomico della Giunta De Luca durante l’emergenza Coronavirus.
Per il bando, che si è chiuso il 7 maggio scorso, erano stati inizialmente previsti 14 milioni, ma le domande arrivate, circa 250mila, hanno di gran lunga superato le stime fatte dalla Regione, che ha così deciso di aggiungere ulteriori 37 milioni.
I primi 26mila beneficiari, la cui domanda è stata già approvata dagli uffici regionali, riceveranno nei prossimi giorni il bonus, nelle modalità spiegate dall’assessore regionale all’Istruzione e alle Politiche sociali, Lucia Fortini.

Grazie all’ulteriore stanziamento, si punta a garantire il contributo di 500 euro a 100mila famiglie con reddito Isee fino a 20mila euro e un massimo di 300 euro per i redditi Isee fino a 35mila euro. In ogni caso, saranno coperte dal bonus tutte le famiglie con un reddito fino a 5mila euro. L’assessore Fortini chiarisce così le motivazioni che hanno portato alla scelta di questo criterio.

La camorra dopo 35 anni pagava ancora le famiglie dei killer di Giancarlo Siani

Vasta operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli contro la criminalità organizzata e il traffico di stupefacenti. Sono 37 le misure in corso di esecuzione (35 arresti e due obblighi di dimora).
Dall’alba i militari del comando provinciale di Napoli stanno eseguendo due provvedimenti emessi dai gip dei Tribunali di Napoli e Torre Annunziata.
Il primo, eseguito a Marano sotto il coordinamento della DDA di Napoli, ha portato all’arresto di 16 persone contigue al Clan “Polverino”, gravemente indiziate dei delitti di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e all’intestazione fittizia di beni, aggravati dal metodo mafioso.
A Torre Annunziata, invece, sotto il coordinamento della Procura oplontina, sono 19 le persone arrestate e 2 colpite dalla misura dell’obbligo di dimora per i reati di detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, sostituzione di persona, estorsione, porto abusivo di armi e falsità ideologica commessa dal privato.

Fase 2, ripresa attività giudiziaria: avvocati inviano esposto alla Corte europea dei Diritti dell’uomo

Un pool di avvocati, collegati allo Studio legale Vizzino e Associati, ha inviato un esposto-diffida alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per segnalare il grave disagio morale, economico e professionale patito dagli operatori del diritto, essenzialmente avvocati e magistrati onorari, che si trovano ancora oggi, nonostante istanze, solleciti, proteste, a dover constatare la totale indifferenza nei loro confronti manifestata dalla assoluta inadeguatezza dei provvedimenti adottati in sede governativa e ministeriale a favorire la regolare ripresa dell’attività giudiziaria nella “fase 2” della gestione dell’emergenza epidemiologica Covid-19.
L’esposto evidenzia il mancato rispetto dei principi costituzionali del giusto processo e di quelli comunitari espressi dall’art. 6 CEDU da parte delle disposizioni inerenti agli uffici del giudice di pace, formulate nelle ultime 2-3 settimane nella Regione Campania e, in particolare, nel distretto della Corte di appello di Napoli. Inoltre si denuncia l’attuale paralisi delle cancellerie che, costrette a registrare una riduzione del personale di circa il 70%, si trovano, oggi, a gestire consueti e nuovi arretrati, formatisi nella fase di blocco e di smartworking, oltre che un numero, mai visto prima, di rinvii, nonché innumerevoli richieste a mezzo pec inerenti le prenotazioni per gli incombenti connessi alle attività giudiziarie (essenzialmente costituzioni in giudizio cui è necessario adempiere tempestivamente, viste le incertezze circa le date di udienza). Per giunta gli esponenti evidenziano che al Sud, laddove fisiologicamente, per la natura e l’oggetto delle vertenze e per costume degli utenti-cittadini, non riesce ad affermarsi un’attività di consulenza legale stragiudiziale, limitare, fino alla paralisi, l’attività contenziosa, che si esplica prevalentemente presso i giudici di pace, ove si concentra circa il 70 % dei processi, significa mortificare, fino quasi ad annientare, nell’immagine, nella dignità professionale, nonché sotto il profilo economico, un nutrito numero di avvocati. A tal riguardo il comitato scientifico dell’associazione “Il Tribunale del Dolore”, presieduto dal dott. prof. Paolino Cantalupo, psichiatra, ha registrato e valutato i segnali del crescente travaglio psichico di interi strati di popolazione, segnalando, tra l’altro, un aumento, largamente sottovalutato e invece impressionante, di sindromi depressive e ansiose nella categoria degli avvocati, soprattutto quelli meno abbienti e/o più giovani. Inoltre, alla luce della “riapertura” di pressoché tutte le attività, ci troviamo di fronte al paradosso che solo gli Uffici giudiziari resteranno sostanzialmente chiusi, ciò determinando un ulteriore forzato prolungamento della condizione di inattività dei lavoratori autonomi del comparto Giustizia (Avvocati e Giudici Onorari), con la evidente conseguenza, per questi, di trovarsi, per factum principis, nella impossibilità di produrre quel reddito sufficiente al sostentamento proprio e delle di loro famiglie.
A ciò si aggiunga che, a fronte della pressoché totale sospensione dell’attività giudiziaria decretata nello scorso marzo e, di fatto, della chiusura degli studi legali, giustificata dall’emergenza pandemica da Covid-19, per tutelare, durante la “fase 1”, il diritto alla salute degli Operatori del diritto e della clientela, in ossequio all’art. 32 Cost., manca ancora oggi un piano organico di organizzazione che possa comportare una effettiva ripresa del comparto Giustizia, non essendo stata preventivata ed assunta alcuna efficace misura per la c.d. “ripartenza” durante la “fase 2”. Prova ne è la situazione in cui si trovano ad operare avvocati e giudici, concretatasi, nella maggior parte dei casi, in rinvii delle udienze al periodo successivo alla c.d. “feriale”, se non addirittura al 2021: si assiste, dunque, alla prosecuzione di un “blocco” sostanziale dei processi. Ciò con tutte le conseguenze che si possono immaginare: ovverosia, quando si tornerà alla “normalità”, vi sarà un esorbitante aggravio per i ruoli dei magistrati, che si troveranno ancor più ingolfati da fascicoli da smaltire, dovendo affrontare, contemporaneamente, il “vecchio” e il “nuovo”.
La situazione di un prolungamento di questo stallo è, pertanto, riconducibile ad una grave e colpevole condotta omissiva perpetrata dal Ministero competente, con particolare riferimento alla “fase 2”, ed è tale da generare scenari drammatici e potenzialmente tragici, tanto da dover essere immediatamente risolta attraverso l’erogazione, da parte dello Stato, di un intervento che sia effettivamente di ausilio (non la “mancia” dei 600 euro) alle categorie in parola. Con l’esposto, quindi, si è, in primo luogo, fatta istanza agli organi di governo competenti affinché siano adottati con massima urgenza i provvedimenti idonei alla prosecuzione dell’attività giudiziaria, in condizioni di sicurezza e normalità, ed alla tutela dei diritti di rango costituzionale di cui la classe forense lamenta la grave ed inaccettabile lesione. Si è richiesto, altresì, una ripresa effettiva dei processi senza che la loro celebrazione sia affidata a surrogati manchevoli del presupposto essenziale di un effettivo contraddittorio, fino ad ora intravisti come unico, ma fallimentare, rimedio all’assenza di idonei provvedimenti governativi. In buona sostanza si è formalmente richiesto che il Ministero competente proceda, ad horas, alla messa in sicurezza degli edifici e degli ambienti in uso alla giurisdizione dei giudici di pace, ove si svolge la prevalente attività contenziosa in Campania, anche mediante protocolli di intesa tra il Ministero stesso e le amministrazioni locali cui appartengono la maggioranza degli uffici; ciò al fine di garantire l’immediata prosecuzione dell’attività giudiziaria che non può non avvenire in condizioni di normalità ed in perfetta osservanza delle indefettibili esigenze del rito, a tutela dei principi del giusto processo, prospettando la predisposizione di misure che, contemperate con il diritto alla pubblica incolumità, possano essere ossequiose del principio del giusto e celere processo e, dunque, garantire la celebrazione di almeno 20/30 udienze per giorno per ogni giudice di pace, eventualmente prolungando il consueto orario di udienza e sfruttando la fascia pomeridiana. Sul versante economico-finanziario si è, poi, richiesto di riconoscere ai giudici pace, oggi più che mai chiamati ad un immane sforzo organizzativo per lo smaltimento del contenzioso e degli arretrati, le adeguate tutele previdenziali e retributive, prevedendo un contributo mensile di non meno di euro 2.000,00, ovvero tendere alla loro stabilizzazione o, in subordine, quanto meno rinviare la entrata in vigore della tanto pregiudizievole e contestata riforma “Orlando”; di implementare il personale di cancelleria privilegiando coloro che vi abbiano titolo per aver partecipato a regolare concorso. Per quel che concerne il ceto forense, si è richiesto di intervenire a tutela degli Avvocati, garantendo loro il diritto al lavoro ed alla giusta retribuzione, in quanto, oggi, fortemente lesi dalla mancanza di seri provvedimenti diretti alla “ripresa” dell’attività professionale, restituendo ad essi la dignità ed il decoro che spetta loro; a tal fine si è, pertanto, anche domandato di provvedere urgentemente alla erogazione di adeguate misure di sostentamento economico, da determinarsi nella somma di non meno di euro 2.000,00 mensili, in favore anche degli studi professionali esclusi dalle precedenti disposizioni contributive, che, allo stato dell’arte, rischiano un vero e proprio tracollo finanziario e, sotto il profilo fiscale, di prevedersi agevolazioni, rinvii, rimborsi, parimenti a quanto disciplinato per altre categorie. In mancanza si è avvertito il Ministro della Giustizia p.t. che si provvederà a far valere la tutela dei diritti tutti delle indicate categorie – anche di carattere risarcitorio – nelle opportune sedi.

Napoli, primo Consiglio comunale tra le proteste dei lavoratori. Raccolta firme per sfiduciare sindaco

Non ci sono solo gli effetti sull’economia napoletana della pandemia ad animare le giornate dell’amministrazione de Magistris. Come se non fosse bastato l’aver trovato la manifestazione di protesta dei lavoratori stagionali dell’aeroporto e del noleggio auto ad attenderlo all’esterno del maschio angioino, dove questa mattina è tornato a riunirsi il consiglio comunale per necessità di spazio che potesse garantire il distanziamento sociale, sindaco e assessori si sono scontrati con la raccolta firme avviata dal gruppo di forza italia per chiederne la sfiducia.

Un’iniziativa quella dei consiglieri del partito di centro destra che segue di pochi giorni l’annuncio del passaggio in Italia Viva dei consiglieri del Gruppo Misto, eletti nelle fila della maggioranza arancione, Gabriele Mundo e Manuela Mirra. Archiviata oramai l’uscita di Carmine Sgambati, anche lui transitato in Italia Viva, e la consegna della tessera di dema della consigliera Laura Bismuto, la maggioranza continua a perdere pezzi e se dalla mozione di sfiducia dello scorso novembre Luigi deMagistris ne uscì indenne forte dei numeri, seppur risicati, oggi quei numeri di fatto non ci sono più.

Se si andrà a elezioni anticipate o meno, l’assise ha davanti a se lo scoglio del bilancio che subirà di sicuro lo scotto dell’epidemia. Epidemia che ha provocato la crisi dei lavoratori stagionali dell’aeroporto di Capodichino e dei conducenti dei veicoli a noleggio

Coronavirus, Netflix e Film Commission lanciano fondo per le troupe

La Call del Fondo “Italian Film Commissions & Netflix per le Troupe” istituito da Netflix e IFC – Italian Film Commissions per il supporto alle maestranze e alle troupe coinvolte dalla crisi legata alla pandemia Coronavirus è ora disponibile on-line sul sito www.italianfilmcommissions.it.

Il fondo di sostegno è rivolto ai lavoratori e alle lavoratrici assunti nelle troupe di produzioni audiovisive interrotte a causa dell’emergenza Covid-19 secondo i criteri stilati nel regolamento disponibile sul sito www.italianfilmcommissions.it.

Le domande di contributo potranno essere inviate a partire dal 28 maggio tramite la piattaforma www.fondoifcnetflix.it. Il termine ultimo per l’invio delle domande è l’11 giugno.

Il contributo individuale previsto è di 800 euro e sarà erogato fino ad esaurimento del Fondo, sulla base della data di presentazione delle domande.

Il fondo “Italian Film Commissions & Netflix per le Troupe” da un milione di euro si inserisce nell’ampia azione globale di Netflix a sostegno del settore audiovisivo colpito duramente dall’emergenza sanitaria legata al Covid-19. La collaborazione con Italian Film Commissions vuole essere un segno concreto di vicinanza al territorio e, grazie al coinvolgimento delle Film Commission regionali permette di raggiungere capillarmente gli operatori del settore audiovisivo su tutto il territorio italiano, che esprime professionisti di grande talento, professionalità e creatività.