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17 anni fa l’omicidio di Petru, il ricordo nella stazione di Montesanto

17 anni fa l’omicidio di Petru, il ricordo nella stazione di Montesanto

Il 26 maggio 2009 Petru Birladeanu veniva ucciso nella stazione della Cumana di Montesanto a Napoli, colpito durante una sparatoria di camorra tra la folla. Otto persone in moto aprirono il fuoco all’impazzata, ferendo anche un quattordicenne; Petru fu raggiunto al cuore e morì sotto gli occhi della moglie.

Oggi, a 17 anni di distanza, la città lo ha ricordato proprio lì, nell’atrio della stazione Eav, dove è custodita la fisarmonica del musicista rumeno, segnata ancora dal foro del proiettile. Un momento di memoria, come hanno spiegato Enrico Tedesco, segretario generale della Fondazione Polis, Emanuela Perillo, Libera nel luogo in cui Petru suonava e dove la sua musica accompagnava ogni giorno viaggiatori e passanti: (Interviste nel video allegato).

Così Gianmario Siani, presidente della fondazione Giancarlo Siani: (Intervista nel video allegato).

Durante la commemorazione è stata adattata Emilio Vittozzi, ex dipendente Eav anche la canzone “Pablo” di Francesco De Gregori: il nome di Petru ha preso il posto di quello del protagonista del brano, insieme ai nomi di altre vittime innocenti della criminalità: (Intervista nel video allegato).

Calcio: arrivano dall’Irpinia le coppe dell’Uefa alle vincitrici in Europa

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Calcio: arrivano dall’Irpinia le coppe dell’Uefa alle vincitrici in Europa

Sul trofeo della Uefa Conference League che sarà consegnato mercoledì a Lipsia comparirà sicuramente un nuovo nome dopo la finale tra Crystal Palace e Rayo Vallecano a Lipsia. E sabato il capitano di una squadra tra Paris Saint-Germain e Arsenal alzerà al cielo a Budapest la Champions League. Tutti trofei che, assieme anche a quello dell’Europa League, ora nella bacheca dell’Aston Villa, sono realizzati in Italia, nei laboratori della Iaco Group della famiglia Iacovacci. Un record per l’azienda di oreficeria e argenteria di lusso di Avellino, con sedi anche a Vicenza e Lugano, che da oltre 40 anni è leader in Europa nella realizzazione di trofei sportivi d’eccellenza e che è fornitore dell’Uefa (e della Lega di serie A).

Nella coppa della Champions dunque c’è tanto dei maestri e degli orafi che lavorano in Irpinia: per creare quel trofeo l’opera manuale incide per oltre l’80%, c’è pochissimo di industriale. Infatti dal primo all’ultimo passaggio servono quasi tre mesi di lavoro.

“É motivo di grande orgoglio per la nostra azienda essere presenti in un palcoscenico così importante – dice Alberto Iacovacci, Ceo del gruppo. La nostra passione per il design nei metalli preziosi ci spinge a realizzare numerosi trofei sportivi di élite di fama internazionale» Trofei, medaglie, creazioni su misura e pezzi unici che hanno consolidato la reputazione di maestri nell’arte dell’argento e dell’oro.

«Siamo incredibilmente orgogliosi di essere il fornitore ufficiale di trofei della Uefa: la Champions è uno dei trofei più riconoscibili e prestigiosi dello sport mondiale», commenta il presidente e fondatore Igino Iacovacci. «Realizzare uno dei trofei sportivi più prestigiosi non è mai un’impresa facile, ma il nostro team di maestri artigiani nei nostri laboratori di argenteria ha messo a frutto tutta la propria esperienza e competenza per produrre un trofeo destinato a durare nel tempo».

Le coppe messe in palio dall’Uefa sono continuamente sottoposte a processi di tornitura, cesellatura, lucidatura e incisione a mano, abilità artigianali che richiedono decenni per essere padroneggiate. Per realizzare la coppa per il vincitore della Conference League in palio tra Rayo Vallecano e Crystal Palace ci sono voluti tre mesi di lavoro: è alta 57,5 cm, pesa 11 kg ed è realizzata in ottone con un effetto finale in acciaio galvanizzato.

Napoli, Lukaku: “Non ho chiesto la cessione, ho ancora un anno di contratto”

Lukaku parla dal Belgio. E lo fa ricordando la sua situazione con il Napoli, diventata molto tesa dopo che ha scelto di ritornare in patria. Il centravanti belga ha rilasciato un’intervista a RTBF: “Ho ancora un anno di contratto con il Napoli e non ho chiesto io la cessione al club. Mi infastidisce un po’ il modo in cui alcuni media italiani hanno affrontato la vicenda. Tutto è stato esagerato. Non sono venuto in Belgio in vacanza. Volevo tornare a essere la versione migliore di me stesso il più velocemente possibile”.

Ha spiegato poi i motivi per il suo viaggio in Belgio, dove si trova tuttora per prepararsi al Mondiale 2026: “Due settimane prima della pausa per le nazionali, a fine marzo, sentivo già che qualcosa non andava. Questo mi ha fatto arrabbiare, perché non potevo certo fare bene al Napoli in quel modo. Così sono venuto in Belgio per fare una risonanza magnetica. Poi è venuto fuori qualcos’altro, un sovraccarico del muscolo. Ho chiamato la dirigenza per dire che sarei tornato non appena le cose si fossero normalizzate. Per quanto riguarda il mio rapporto con il Napoli, ora è tutto tranquillo. Non c’è nessun problema. Tutti capiscono perché ho fatto quello che ho fatto. Poi ho parlato anche con l’allenatore”.

Lukaku ha chiuso al ritorno all’Anderlecht: “Ne parlo molto con mio figlio, un giorno tornerò a casa perché è dove voglio restare con la mia famiglia. Ma non questa estate: l’Anderlecht sa che voglio tornare a giocare dove tutto è cominciato, ma non sarà quest’anno”.

 

12 accoltellato in rione Sanità, padre arrestato per tentato omicidio

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E’ stato arrestato per tentato omicidio l’uomo di 35 anni che questa mattina, nel rione Sanità a Napoli, ha accoltellato il figlio di 12 anni, la cui vita è ora appesa a un filo, e la compagna davanti ad altre due figlie, sempre minorenni, dopodiché ha provato a togliersi la vita. In piena crisi d’astinenza, ha colpito il ragazzino per due volte perforandogli un polmone, poi ha ferito a una mano la moglie intervenuta nel tentativo di disarmarlo. Il 12enne è stato portato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini e una volta stabilizzato trasferito al “pediatrico” Santobono, dove è in prognosi riservata. Piantonato dai carabinieri resta al Pellegrini l’uomo che, dopo l’insano gesto, ha tentato il suicidio tagliandosi gola e polsi. I carabinieri lo hanno arrestato per tentato omicidio e lesioni personali aggravati dall’uso di un’arma e lesioni a esercente della professione sanitaria. Aggredita infatti anche l’infermiera del 118 che era intervenuta con l’autoambulanza nell’appartamento al terzo piano del civico 49 di via Vergini, nel rione Sanità dopo la segnalazione di alcuni vicini allarmati dalle urla. Ed è davanti ai sanitati che il 35 enne ha inferto il secondo colpo al  figlio. Bloccato dai soccorritori del 118, l’uomo ha opposto resistenza e solo grazie all’intervento di alcune persone in strada, tra cui dei negozianti, sono riusciti a portarlo via a fatica. L’arma è stata sequestrata dai carabinieri

Il sindaco di Bacoli sospende la mensa scolastica dopo le criticità: “I bambini meritano l’eccellenza”

Il sindaco di Bacoli sospende la mensa scolastica dopo accertate anomalie nei pasti. I controlli dell’Asl hanno confermato le criticità.

Josi Della Ragione, primo cittadino del paese flegreo, ha disposto la sospensione della mensa scolastica. Lo ha annunciato direttamente lui con un post pubblico.

“È un atto forte; ma necessario”, scrive il primo cittadino. L’obiettivo: chiarire un principio fondamentale alle ditte che operano oggi e in futuro in città. “I bambini di Bacoli meritano l’eccellenza, non la sufficienza”.

L’allarme è scattato venerdì scorso. I tecnici rilevano un’anomalia in un pasto. Il sindaco dispone subito i controlli dell’Asl Napoli 2 Nord.

I sanitari trovano delle criticità. Nessuna chiusura del centro cottura; ma il primo cittadino, in qualità di autorità sanitaria locale, decide comunque la sua sospensione precauzionale.

Il servizio resta sospeso finché la ditta non eseguirà i necessari interventi. Insomma, dovrà intervenire a tempo di record o salterà il contratto. Del resto il servizio di mensa è pagato alla ditta dal Comune che si è accollato buona parte delle spese.

Underdog Global Partners, la società che guida la cordata interessata ad acquistare il Napoli: chi è UGP?

Il futuro del Napoli è ancora tutto da scrivere. Non solo a livello sportivo, ma anche societario. Aurelio De Laurentiis ha ricevuto una proposta dal valore di circa 2,2 miliardi di euro, per il momento rifiutata. L’offerta è arrivata da parte di una cordata di investitori statunitensi. La trattativa è andata avanti per sei mesi e l’intenzione degli acquirenti è quella di riaprirla per portare il tutto a termine.

A gestire il consorzio di investitori c’è Underdog Global Partners, nota come UGP. È stata fondata e gestita da Matt Rizzetta, proprietario del Napoli Basket, primo azionista del Campobasso Calcio e controllato attraverso il family office North Sixth Group. Rizzetta, insieme al co-founder Joseph Greco, a Jason Wright (ex calciatore della NFL) e a Rebecca Curran Elkins, erano presenti a Napoli qualche giorno fa.

UGP ha sede nel Connecticut e possiede, gestisce e fornisce consulenza a squadre sportive. Oltre a quelle già citate, ci sono Donna Roma – nata come progetto sociale per coinvolgere donne giovani di Roma provenienti da quartieri difficili della città – e FC Supra du Quebec, che parteciperà al prossimo campionato canadese di calcio, con sede nell’area metropolitana di Montreal.

“La nostra missione è costruire club che ottengano risultati dentro e fuori dal campo, creando valore duraturo per giocatori, staff, partner e tifosi. Quando riusciamo in questo, seguono rendimenti d’investimento superiori – si legge sul sito ufficiale UGP –. Elevare lo sport. Sbloccare valore. Crediamo che i club sportivi meritino di essere gestiti in modo efficiente ed efficace. Crediamo anche che le squadre non siano bilanci, i tifosi non siano voci di spesa e le comunità non siano centri di costo. Sono istituzioni vive e pulsanti: l’orgoglio di una città, l’identità di una regione e il cuore pulsante della cultura locale. Gli investitori si fidano di noi per accedere a opportunità difficili da raggiungere ed esperienze straordinarie con profili di rendimento eccezionali. I club si fidano di noi per migliorare le proprie operazioni e garantire che il ritorno su ogni dollaro speso sia massimizzato. I tifosi si fidano di noi per preservare la storia del proprio club, ampliandone al contempo le opportunità commerciali e migliorandone le prestazioni sportive. Le comunità si fidano di noi per collaborare fianco a fianco nel promuovere una significativa rigenerazione del territorio locale. I brand si fidano di noi per creare partnership capaci di generare esperienze potenti e valore duraturo”.

Come riferito da ‘Calcio e Finanza’, insieme a UGP ci sono altri investitori. Tra le indiscrezioni figurano Ariel Investments, fondo di Chicago con un asset di gestione pari a 10,3 miliardi di euro con una quota del 16% nel Manchester United.

L’obiettivo degli investitori è quello di creare un progetto in stile Real Madrid, creando una polisportiva che unisca calcio e basket. Soprattutto a livello infrastrutturale c’è un progetto in atto con il piano di creare un palazzetto per il basket, e di acquistare e ristrutturare lo stadio Diego Armando Maradona.

 

Napoli, Allegri o Italiano per la panchina: De Laurentiis deciderà prima di partire per gli Stati Uniti

Il Napoli lavora per il nuovo allenatore. Sostituire Antonio Conte non è facile e nell’anno del centenario, il club non vuole assolutamente commettere errori. Nella lista ci sarebbero soltanto due nomi: Vincenzo Italiano e Massimiliano Allegri. C’è stata una lunga riunione ieri, dove però non si è arrivati alla decisione definitiva, come riferisce il Corriere dello Sport: “Non sono bastate sei ore di riunione fiume per stabilire con certezza quale profilo catapultare dal mondo delle idee a quello reale, consegnandogli la panchina e l’eredità di Conte”.

Ci sono, però, degli impegni imminenti da parte del presidente De Laurentiis, pronto a partire per gli Stati Uniti: “La prossima settimana De Laurentiis volerà negli Stati Uniti, dove per tre settimane respirerà l’aria di Los Angeles e del Mondiale”. L’idea, quindi, è quella di definire il progetto tecnico prima della partenza per avere il programma della squadra del prossimo anno già definito, senza lasciare nulla al caso.

Rissa da film al porto di Capri: all’imbarco pugni, calci e un fuggi fuggi tra centinaia di turisti

Basta poco per trasformare un’oasi di pace in una bolgia furiosa. E’ quello che nelle ultime settimane, con l’avvicinarsi della stagione estiva, si sta ripetendo con fin troppa frequenza sull’isola di Capri.

L’ultimo problema di ordine pubblico c’è stato domenica scorsa al porto. Nel momento dell’imbarco rissa tra turisti con pugni, calci, urla. Un fuggi fuggi generale. Uno scontro tra due gruppi, nato, sembra, per futili motivi, e ripreso in un video che, come spesso accade, è diventato virale in rete, dopo la pubblicazione.

Nella rissa sarebbero rimaste coinvolte una dozzina di persone. Sul posto sono poi intervenuti i militari della Guardia Costiera di Napoli, che hanno identificato i responsabili, provvedendo poi a controllare l’imbarco sui traghetti in sicurezza, senza ulteriori complicazioni.

“Tali circostanze evidenziano come il personale della Guardia Costiera venga sempre più frequentemente esposto a fattispecie operative assimilabili a quelle affrontate dalle forze dell’ordine” – si legge in un comunicato dell’APCSM sezione isole dell’arcipelago campano (Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari).

Il sindacato infine aggiunge: “Non disponiamo però delle medesime tutele giuridiche previste dalla normativa vigente, né di adeguata formazione specifica o idonee dotazioni operative. Si ritiene doveroso segnalare le suddette criticità, auspicando una maggiore sensibilizzazione da parte dei vertici del corpo e delle autorità preposte. E ciò affinché vengano adottate idonee misure di tutela, formazione e implementazione delle dotazioni a favore del personale impiegato“.

Accoltella il figlio 12enne, sua moglie, poi tenta il suicidio: il ragazzino e l’uomo in prognosi riservata

Per profonde ferite da arma da taglio un minorenne e suo padre sono stati portati d’urgenza in ospedale. Si tratta di un 12enne, ferito con un’arma da taglio al polmone sinistro e di suo padre con ferite da arma taglio; ma all’altezza della gola. Anche la madre risulta ferita leggermente da coltellate alla mano.

Entrambi sono stati portati d’urgenza prima al pronto soccorso dell’ospedale Vecchio Pellegrini a Napoli, poi il ragazzino è stato trasferito all’ospedale Santobono. Entrambi sono in prognosi riservata.

In ospedale sono subito arrivate le forze dell’ordine. Da quello che è trapelato, l’uomo, un 35enne, avrebbe accoltellato suo figlio, ferito la moglie nella loro abitazione in via Vergini all’altezza del civico 49 a Napoli, per poi tentare di togliersi la vita colpendosi con il coltello alla gola e al volto. L’uomo avrebbe aggredito anche un’infermiera del 118.

Per questi fatti, il 35enne è accusato di tentato omicidio e lesioni personali aggravati dall’uso di un’arma e lesioni a esercente la professione sanitaria.

Scacco ad uno dei ‘fortini’ di Caivano: nella notte 12 arresti per traffico di droga ed estorsioni

Scacco ad un fortino camorristico di Caiavano. 12 le persone arrestate dalla polizia. Dieci in manette e due ai domiciliari. Sono gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, detenzione a fine di spaccio di droga, oltre che di estorsione e tentata estorsione nonché porto in luogo pubblico di arma con matricola abrasa e esplosione di colpi d’arma da fuoco al fine di incutere pubblico timore e attentare alla sicurezza pubblica, delitti questi ultimi aggravati dal metodo mafioso.

La polizia ha eseguito l’ordinanza del gip su richiesta della DDA di Napoli.

Gli inquirenti hanno svelato l’esistenza e la piena operatività di un gruppo, si ritiene legate ai Di Micco di Caivano, strutturato e specializzato nel traffico illecito di stupefacenti.

Secondo la ricostruzione, il clan criminale gestiva un fitto sistema di spaccio. Immetteva sul mercato locale ingenti quantitativi di droga di vario genere attraverso una rete capillare di cessioni.

Ma l’inchiesta non si è fermata ai soli reati di spaccio. Gli indagati infatti devono rispondere, a vario titolo, anche di estorsione, tentata estorsione e porto in luogo pubblico di armi con matricola abrasa.

Per imporre il proprio controllo e piegare le resistenze locali, il gruppo non esitava a fare uso delle armi. Agli atti sono stati inseriti diversi episodi di esplosione di colpi d’arma da fuoco in piena strada a scopo intimidatorio.

Una strategia del terrore, secondo gli inquirenti, mirata a incutere pubblico timore e a minare la sicurezza dei cittadini. Contestata anche l’aggravante del metodo mafioso.

Tra le attività illecite ricostruite è emerso anche un tentativo di estorsione ai danni di un imprenditore edile. L’uomo era finito nel mirino del clan mentre era impegnato nell’esecuzione di un appalto pubblico stipulato con il comune di Acerra.