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Primavera 2, Ascoli-Napoli 2-2: gli azzurrini di Nocerino conquistano il primo punto

Il Napoli Primavera conquista il primo punto del suo campionato. Gli azzurrini hanno fatto visita all’Ascoli pareggiando 2-2. Il Primavera 2 è iniziato male per la squadra di Antonio Nocerino, che hanno perso le prime due partite contro Avellino e Catanzaro.

Ad andare in vantaggio è stato proprio il Napoli con il rigore realizzato da Baridò al 17′. Il pareggio dell’Ascoli è arrivato al 29′ con il gol di Tommaso Raimondo, fratello di Antonio, l’attaccante del Frosinone che tanto bene sta facendo in Serie A. Nella ripresa, al 51′, è arrivato il gol di Barete. Dopo tre minuti, un altro rigore a favore degli azzurrini ha fissato il punteggio sul 2-2, a segno Milton Pereyra.

 

Fiorentina-Napoli, il Franchi è sold out ma ci saranno solo 300 tifosi napoletani

Lo stadio Artemio Franchi è sold out. Fiorentina e Napoli si sfideranno alle 12:30 di domani e la viola potrà contare sul sostegno dei suoi tifosi. Allo stadio ci sono i lavori in corso, quindi, la capienza è chiaramente diminuita rispetto a quel che sarà in futuro. Nel settore ospiti ci saranno solo 300 spettatori. In totale, 23 mila persone assisteranno al match:

“Un numero di spettatori che sarà sfiorato – se non pareggiato, visto che la vendita è aperta fino a pochi minuti prima del fischio d’inizio, fissato per le 12:30 -. La Fiorentina potrà contare quindi sui 22 mila (per adesso) del Franchi, con anche oltre 300 tifosi napoletani nel curvino ospiti”.

Fiorentina-Napoli, Olivera favorito a sinistra dopo il problema di Spinazzola

Domani a sinistra dovrebbe giocare Mathias Olivera. Il terzino uruguaiano parte assoluto favorito perché Spinazzola ieri ha avuto un problema muscolare. Il Napoli domani giocherà contro la Fiorentina alle 12:30 e ci sono dei dubbi da sciogliere per Max Allegri. Ecco quanto riferito da Il Mattino:

“L’uruguaiano, a dir il vero, era già in vantaggio: questo anche perché dal suo lato domani si aggirerà Mastantuono. L’argentino è il calciatore della Serie A offensivamente più “produttivo” fin qui. La tripletta dell’ultimo turno è solo la conferma. Ma non è l’unico: la sfida alla Fiorentina nasconde insidie che Max conosce benissimo: Allegri proverà a gestire perfettamente le energie e le percussioni, con Mathias da un lato non si esclude di poter vedere un lato destro con più efficacia offensiva”.

Caro benzina, Codacons: “in autostrada gasolio a 3,1 euro per il servito”

Prezzi dei carburanti fuori controllo sulla rete stradale e autostradale italiana, con il gasolio che abbatte le barriere psicologiche e sfiora, in modalità servito, picchi record. La denuncia formale arriva dal Codacons, che ha setacciato gli ultimi listini trasmessi dai gestori al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’associazione chiede un’ispezione immediata per verificare la veridicità delle cifre, mentre l’Antitrust ha già fatto sapere di non aver riscontrato, al momento, alcuna anomalia o condotta irregolare.
Questa la mappa dei rincari autostradali tracciata dai consumatori che evidenzia una situazione critica:

 

Tetto dei 2,9 euro al litro: Il diesel servito tocca i 2,899 euro sulle tratte A11, A12 e A21, accompagnato da una benzina che viaggia stabilmente sopra i 2,7 euro.

Soglia dei 2,8 euro superata: Il fenomeno riguarda ben 13 arterie chiave, tra cui la A4 Milano-Brescia (2,874 euro), la Tangenziale di Napoli (2,864 euro) e la A1 Milano-Napoli (2,839 euro).

Gasolio speciale oltre i 3 euro: Listini record sulla A4 Venezia-Trieste (3,048 euro) e sulla A21 Torino-Piacenza (3,019 euro).

Sempre sulla rete ordinaria, continua la note del Codacons, il gasolio servito ha raggiunto 2,999 euro al litro a Torella dei lombardi, in provincia di Avellino; 2,997 euro/litro a Prato; 2,899 euro/litro a Petralla (Pa), 2,896 euro/litro ad Atessa (Ch). Il Codacons spiega poi che l’Antitrust, rispondendo ad un esposto del Codacons “ha fatto sapere di non rilevare irregolarità nella formazione dei prezzi alla pompa.

Commette l’omicidio durante permesso, arrestato dopo 37 anni

Svolta nelle indagini su un omicidio avvenuto 37 anni fa nel Napoletano. Gli agenti della Squadra Mobile di Napoli ad Acerra hanno arrestato un uomo, di cui non sono state rese note le generalità, ritenuto l’esecutore materiale di un brutale omicidio di camorra avvenuto nell’estate del 1989.

Il killer, approfittando di un permesso premio concesso dal carcere in cui era già detenuto, avrebbe pianificato ed eseguito l’agguato prima di rientrare regolarmente dietro le sbarre. Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, la vittima fu giustiziata per aver sfidato pubblicamente le direttive del capoclan locale. L’arrestato deve ora rispondere di omicidio aggravato da premeditazione e metodo mafioso.

All’epoca dei fatti, in campo c’erano le vecchie fazioni della camorra cutoliana e i clan dei territori confinanti come i Moccia di Afragola con i primi intenti a riorganizzarsi per difendere i propri spazi dall’espansione dei rivali.

Massimo riserbo sulle generalità sia della vittima sia del killer, prassi che si usa in questa fase delle indagini preliminari per tutelare il prosieguo degli accertamenti giudiziari.

Napoli, 20enne ferito in rissa a Porta Capuana

Non è in pericolo di vita il 20enne di origine marocchina ricoverato all’ospedale Pellegrini di Napoli con una ferita da taglio al braccio, ma è l’ennesimo fatto di sangue avvenuto in una zona, Porta Capuana, già da tempo sotto i riflettori delle forze dell’ordine. Non è una novità infatti che il prefetto ha istituito la misura della zona rossa, con maggior presidio e controlli da parte di polizia e carabinieri, per tutta l’area a ridosso della stazione di piazza Garibaldi dopo le numerose denunce da parte di residenti e commercianti circa l’aumento di risse, anche a mano armata, rapine e altri episodi di violenza che hanno spesso visto protagonisti cittadini stranieri. Risale a questa mattina l’ultimo episodio in ordine di tempo, che ha visto soccombere un 20enne maghrebino. Secondo quanto raccontato ai carabinieri, che stanno ricostruendo la dinamica,  la vittima aveva litigato con un suo connazionale che lo avrebbe poi ferito al braccio con una lama. Il 20enne è stato trasferito nell’ospedale Pellegrini e non è in pericolo di vita. Più volte, i comitati civici nati per chiedere maggiori tutele nel quartiere hanno incontrato le istituzioni invocando piani di sviluppo turistici e maggior sicurezza.

 

 

 

San Gennaro, la richiesta al santo di don Mimmo Battaglia: “Basta sangue di minori a Napoli”

“San Gennaro facci la grazia, basta sangue di minori”

Un’omelia che arriva come un pugno nello stomaco, parole scagliate come pietre quelle pronunciate in Duomo dal vescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia davanti a migliaia di fedeli accorsi per assistere alla liquefazione del sangue di San Gennaro. Rovinando il clima di festa nel Duomo, don Mimmo ha voluto ricordare ai tanti presenti una delle principiali piaghe del tessuto sociale, l’emergenza criminalità minorile: “San Gennaro facci la grazia, basta sangue di minori”. Riportiamo integrale il testo dell’omelia appena pronunciata dall’arcivescovo, che si è commosso durante le celebrazioni. (video)

 

“Sorelle e fratelli,

quest’anno vorrei chiedere a San Gennaro una grazia.

Ma non per oggi. Per l’anno prossimo.

È una grazia strana, lo so. Forse perfino troppo grande.

Ma i santi servono anche a questo: a ricordarci che ci sono preghiere che sarebbe vigliacco non avere il coraggio di pronunciare.

Gennaro, se il tuo sangue deve sciogliersi, si sciolga ancora.

Ma fammi questa grazia: quando torneremo qui, il prossimo anno, fa’ che l’unico sangue di cui dovremo parlare sia il tuo. L’unico sangue versato. L’unico sangue che avremo atteso di vedere scorrere. Il tuo.

Nessun altro. Perché non voglio più venire qui, davanti alla tua ampolla, e dover dire che il tuo sangue assomiglia a quello dei bambini uccisi.

Non voglio più dover dire che il tuo sangue si mescola idealmente a quello delle vittime innocenti.

Non voglio più nominare la Palestina. Non voglio più nominare l’Ucraina.

Non voglio più aggiungere il nome dell’ennesima terra ferita, dell’ennesima città distrutta, dell’ennesima madre che stringe un corpo troppo piccolo tra le braccia.

Non perché voglia dimenticarli. Ma perché voglio che non ce ne sia più bisogno.

Sono stanco di un’umanità che prima produce vittime e poi costruisce monumenti per piangerle.

Sono stanco delle nostre commemorazioni perfette e delle nostre paci impossibili.

Sono stanco di vedere l’uomo diventare bravissimo a contare i morti e terribilmente incapace di smettere di farli.

E davanti a te, Gennaro, oggi non voglio abituarmi. Perché forse il male più grande non è nemmeno la guerra. Il male più grande è abituarsi alla guerra.

È svegliarsi la mattina, accendere un telefono, vedere una città bruciare e continuare a fare colazione.

È ascoltare il numero dei morti e non vedere più i morti. Cinquanta. Cento. Mille.

Come se oltre una certa cifra il dolore smettesse di avere un nome.

Come se un bambino morto cento volte diventasse una statistica.

No. Il sangue non è una statistica. Il sangue ha sempre un nome. Ha una madre. Ha una casa. Ha un odore. Ha qualcuno che quella sera continuerà ad apparecchiare un posto in più, almeno con gli occhi.

Ed è per questo che il Vangelo di oggi mi fa paura.

Gesù dice: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me».

Il mondo. Non questa terra bellissima. Non gli uomini e le donne che Dio ama.

Nel Vangelo di Giovanni il “mondo” è anche un meccanismo.

È quel sistema invisibile che comincia a funzionare ogni volta che un uomo decide che la vita di un altro vale meno della propria.

Il mondo comincia lì. Quando l’altro diventa un ostacolo. Quando l’altro diventa un numero. Quando l’altro diventa un bersaglio. Quando l’altro non è più fratello, ma nemico.

E allora tutto diventa possibile. Diventano possibili le bombe. Le rappresaglie. I massacri. Le fosse. I bambini sotto le macerie. Diventa possibile perfino inventare parole eleganti per non chiamare le cose con il loro nome. Ma una madre che perde un figlio non conosce il linguaggio della geopolitica.

Conosce soltanto una parola. Figlio. E quella parola dovrebbe bastare a fermare il mondo.

Per questo oggi, davanti al sangue di Gennaro, vorrei che da Napoli partisse un grido. Non un comunicato. Non una prudente dichiarazione. Un grido.

 

Fermatevi.

Fermatevi. Voi che avete in mano le armi. Voi che date gli ordini. Voi che disegnate confini sulle carte mentre altri li segnano con il sangue. Voi che pensate che una vittoria possa ancora chiamarsi vittoria quando bisogna costruirla sopra il corpo di un bambino.

 

Fermatevi. Perché non esiste bandiera abbastanza grande da coprire la bara di un innocente.

Non esiste ragione di Stato capace di restituire un figlio a sua madre. Non esiste vittoria militare che possa trasformare il sangue di un bambino in qualcosa di giusto. La pace avrà certamente bisogno della politica. Avrà bisogno della diplomazia. Avrà bisogno del diritto.

Ma prima ancora avrà bisogno di una cosa molto più semplice e infinitamente più difficile: riconoscere nell’altro un uomo. Soltanto un uomo. E dovrebbe bastare.

Ma sarebbe troppo facile oggi guardare lontano. Palestina. Ucraina. Le guerre del mondo. Perché il Vangelo non ci permette mai di usare il dolore lontano per non vedere quello che accade sotto casa.

 

E allora devo parlare a te, Napoli. A te, città mia.

Perché anche tu conosci il sangue. Lo conoscono i tuoi vicoli. Lo conoscono certe madri che hanno imparato a riconoscere il rumore di uno sparo. Lo conoscono i ragazzi a cui qualcuno ha insegnato troppo presto che una pistola può dare più rispetto di un libro. Lo conoscono le famiglie che abbassano gli occhi. I commercianti che hanno paura. Gli uomini e le donne a cui viene chiesto di scegliere tra il coraggio e la sopravvivenza.

 

La camorra è guerra.

Una guerra senza dichiarazione. Senza divise. Senza trattati di pace. Ma è guerra.

Perché ogni volta che un ragazzo viene arruolato dalla strada abbiamo perso una battaglia.

Ogni volta che un bambino cresce pensando che il denaro facile sia l’unica strada possibile, abbiamo perso una battaglia.

Ogni volta che una madre teme che suo figlio non torni a casa, abbiamo perso una battaglia.

Ogni volta che qualcuno compra il silenzio di un quartiere, abbiamo perso una battaglia.

E permettetemi di dirlo con chiarezza: non c’è nulla di religioso nella camorra. Nulla.

Non basta una medaglia al collo. Non basta un’immagine sacra sul comodino.

Non basta inchinarsi davanti a una statua. Puoi accendere cento candele a San Gennaro: se spegni la vita di tuo fratello, quelle candele non fanno luce.

Puoi portare una Madonna sulle spalle, ma se sulle spalle degli altri hai caricato paura, ricatto e violenza, quella processione non ti assolve. Puoi perfino pronunciare il nome di Dio. Ma Dio non diventa complice perché qualcuno ne pronuncia il nome.

La camorra è bestemmia.

È bestemmia perché prende ciò che Dio ha creato libero e lo rende schiavo. Prende un ragazzo e gli ruba il futuro. Prende un quartiere e gli ruba la fiducia. Prende il bisogno e ne fa mercato. Prende la paura e ne fa potere. Prende il sangue e ne fa moneta.

E allora, Gennaro, anche qui: facci la grazia. Liberaci. Ma non soltanto dai camorristi. Sarebbe troppo comodo. Liberaci dalla mentalità camorristica. Dal favore chiesto invece del diritto. Dalla raccomandazione invece del merito. Dal silenzio quando dovremmo parlare. Dalla convenienza quando dovremmo scegliere. Dall’idea che essere furbi sia meglio che essere giusti. Dal pensare: «Non mi riguarda». Perché è precisamente con milioni di «non mi riguarda» che il male costruisce i suoi regni.

Il martire invece è l’uomo a cui tutto riguarda. Gennaro è qui per questo.

Non perché il suo sangue faccia spettacolo. Ma perché il suo sangue faccia memoria.

Un uomo, un giorno, ha preferito perdere la vita piuttosto che consegnare la propria coscienza al potere. Questo è un martire. Uno che dice al mondo: tu puoi prendere il mio corpo, ma non avrai la mia libertà.

E forse per questo il suo sangue continua ancora a inquietarci. Perché noi veniamo qui per vedere se il sangue si scioglie. Ma forse è Gennaro che viene qui per vedere se ci siamo sciolti noi.

Se si è sciolta la nostra durezza. Se si è sciolta la nostra indifferenza. Se si è sciolta quella terribile crosta che ci permette di sapere tutto e di non sentire più niente.

Quest’anno però, Gennaro, voglio chiederti di più. Non mi basta domandarti di sciogliere i nostri cuori.

Ti chiedo una cosa quasi impossibile. E forse proprio per questo te la chiedo.

 

Fammi la grazia dell’anno prossimo.

Fa’ che il 19 settembre dell’anno prossimo possiamo entrare in questa Cattedrale senza dover aggiungere un’altra guerra all’elenco. Fa’ che nessuno abbia bombardato una casa.

Che nessuno abbia sparato a un ragazzo. Che nessuno abbia scavato una fossa. Che nessuna madre abbia dovuto riconoscere suo figlio da una scarpa, da una fotografia, da un brandello di vestito.

Fa’ che i potenti abbiano avuto finalmente il coraggio di essere più grandi delle loro armi.

Fa’ che chi vive di guerra abbia scoperto la vergogna.

Fa’ che chi vive di camorra abbia scoperto che esiste una vita diversa.

Fa’ che chi ha paura trovi qualcuno disposto a camminargli accanto.

Fa’ che Napoli non debba più seppellire i suoi ragazzi.

Fa’ che i bambini della Palestina possano tornare semplicemente bambini.

Fa’ che i bambini dell’Ucraina possano imparare il suono della notte senza dover distinguere un tuono da un missile.

Fa’ che in ogni terra la parola domani torni a significare qualcosa.

 

E permettimi, Gennaro, di consegnarti anche un desiderio. Un desiderio che vorrei trasformare in una promessa. Vorrei che il prossimo anno, quando torneremo qui a celebrare ancora una volta la tua festa, potessimo venire davanti a te non soltanto per chiederti qualcosa, ma per ringraziarti di qualcosa che sarà accaduto nella nostra città. Vorrei poterti dire: grazie, Gennaro, perché Napoli ha finalmente scelto di prendersi cura dei suoi bambini e dei suoi ragazzi. Perché abbiamo imparato a non accorgerci di loro soltanto quando una tragedia esplode, quando un ragazzo muore, quando una periferia diventa il volto di una ferita che avremmo dovuto vedere prima. Grazie perché abbiamo imparato a prenderci cura prima. Prima che una difficoltà diventi abbandono, una fragilità diventi rabbia, la solitudine diventi violenza, un ragazzo smetta di credere di avere un posto nel mondo.

Vorrei ringraziarti perché avremo avuto il coraggio di mettere davvero i più piccoli al centro. Non dei discorsi, ma delle scelte. Della politica, della comunità tutta, della nostra città. Perché Napoli non può essere grande soltanto nelle sue piazze, nei suoi monumenti, nella sua bellezza e nella sua capacità di attirare il mondo. Una città è davvero grande quando sa prendersi cura delle persone che quella bellezza la abitano, soprattutto delle persone più fragili.

E l’anno prossimo vorrei poterti ringraziare anche per un altro miracolo: quello di una città che ha imparato a unire le proprie forze. Perché Napoli ha tante energie, tante persone generose, tante realtà che ogni giorno si spendono. Ma abbiamo bisogno di imparare a camminare insieme. A fare cordata.

Una cordata vera: non una fotografia nella quale tutti stanno insieme per un giorno, ma una responsabilità reciproca. Sapere che se uno scivola, l’altro lo tiene. Che la salita non appartiene al più forte, ma a tutti. Che per andare più in alto bisogna legare la propria vita a quella degli altri.
Tra istituzioni e cittadini. Tra scuola e famiglia. Tra Chiesa e territorio. Tra associazioni e servizi. Tra chi ha responsabilità pubbliche e chi ogni giorno vive nelle periferie. Tra chi possiede competenze e chi porta sulle proprie spalle l’esperienza concreta delle ferite. Una cordata nella quale nessuno pensi di poter fare tutto da solo. E nessuno si senta autorizzato a dire: «Non è affar mio».

 

E allora, San Gennaro, se il prossimo anno potremo tornare qui e dirti che Napoli ha cominciato davvero a fare questo, io vorrei ringraziarti. Non perché avremo risolto tutto, né perché saremo diventati una città perfetta. Ma perché avremo scelto una direzione: stare dalla parte dei più piccoli, mettere in comune le nostre forze, non lasciare indietro nessuno.

E allora sì, Gennaro. Il prossimo anno torneremo. Apriremo quella cassaforte. Prenderemo l’ampolla.

La solleveremo ancora davanti a questa città. E qualcuno domanderà: «Il sangue si è sciolto?»

E io vorrei poter rispondere: Sì. Si è sciolto. Ed è l’unico. L’unico sangue versato che oggi ricordiamo.

L’unico sangue che abbiamo aspettato. L’unico sangue che scorre davanti ai nostri occhi.

Perché fuori da questa Cattedrale nessun uomo ha versato quello di suo fratello.

Quello sì sarebbe il miracolo. Non soltanto il sangue di un martire che torna liquido. Ma un’umanità che finalmente smette di versare il sangue dei suoi figli. E una città che diventa una cordata di fraternità.

Perciò oggi te lo chiedo. Come figlio di questa città. Come vescovo. Come uomo.

 

Gennaro, se il tuo sangue vuole sciogliersi, si sciolga ancora. Ma poi basta. Basta sangue.

 

Basta ragazzi uccisi. Basta bambini sotto le macerie. Basta madri senza figli. Basta uomini convinti che uccidere sia una soluzione. Basta mafie. Basta camorre. Basta guerre.

 

Fammi questa grazia, Gennaro. Fa’ che quando torneremo qui, tra un anno, l’unico sangue che avremo visto scorrere sia il tuo. Solo il tuo. E forse allora capiremo che il miracolo, finalmente, non è accaduto nell’ampolla. È accaduto nel mondo

Si ripete il prodigio di San Gennaro, sangue sciolto alle ore 10.04

Si ripete il prodigio di San Gennaro, sangue sciolto alle ore 10.04

Alle 10.04 si è rinnovato nel Duomo di Napoli il prodigio della liquefazione del sangue di San Gennaro, patrono della città. L’annuncio è stato dato dall’abate prelato della Real Cappella del Tesoro, monsignor Vincenzo De Gregorio, ed è stato accolto da un lungo applauso dei fedeli che fin dalle prime ore del mattino hanno affollato la Cattedrale. Il cardinale Domenico Battaglia ha quindi mostrato ai presenti l’ampolla con il sangue del Santo liquefatto. Il tradizionale sventolio del fazzoletto bianco ha accompagnato l’annuncio del prodigio.

 

Napoli: droga in carcere con un drone, tre arrestati

Napoli: droga in carcere con un drone, tre arrestati

Tentavano di far arrivare droga nel carcere di Poggioreale utilizzando un drone. Tre persone sono state arrestate dai carabinieri a Napoli, nell’ambito di un’operazione nella zona orientale della città che ha portato anche al sequestro di quasi tre chili di stupefacenti. I tre, un 40enne, un 18enne di Boscoreale e un 20enne di Salerno, sono stati fermati in via Marino di Caramanico, nei pressi del penitenziario. Il quarantenne aveva ancora il joystick tra le mani. Sequestrati circa 15 grammi di cocaina, sei di crack, quattro telefoni e un drone predisposto con filo da pesca e nastro isolante.

Ma i controlli dei militari si sono estesi anche a via Stadera, dove nelle aree comuni di un complesso di edilizia popolare sono stati trovati 1,6 chili di crack, 960 grammi di hashish e 255 grammi di marijuana. La droga è stata posta sotto sigillo.  Nel corso dei controlli è stato inoltre rintracciato un 20enne destinatario di una misura cautelare emessa dal Tribunale di Verona per un furto in abitazione nel quale sarebbero stati sottratti gioielli per circa ottomila euro. Il bilancio complessivo dell’operazione è di tre arresti e cinque denunce. Controllate 156 persone e 122 veicoli.

Napoli: 21enne ferito a coltellate nel quartiere Pendino

Napoli: 21enne ferito a coltellate nel quartiere Pendino

Un ragazzo di 21 anni, già noto alle forze dell’ordine, è stato ferito alla schiena con un’arma da taglio nel quartiere Pendino, a Napoli. Soccorso, è stato trasportato all’ospedale Pellegrini, dove è attualmente ricoverato per ferite nelle zone lombare e dorsale. Non è in pericolo di vita. Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli investigatori, il 21enne sarebbe stato inseguito da alcune persone all’altezza dell’incrocio di via Giacomo Savarese e quindi colpito alle spalle. Sul caso indagano i carabinieri, al lavoro per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto e individuare i responsabili.