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San Gennaro, la richiesta al santo di don Mimmo Battaglia: “Basta sangue di minori a Napoli”

“San Gennaro facci la grazia, basta sangue di minori”

Un’omelia che arriva come un pugno nello stomaco, parole scagliate come pietre quelle pronunciate in Duomo dal vescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia davanti a migliaia di fedeli accorsi per assistere alla liquefazione del sangue di San Gennaro. Rovinando il clima di festa nel Duomo, don Mimmo ha voluto ricordare ai tanti presenti una delle principiali piaghe del tessuto sociale, l’emergenza criminalità minorile: “San Gennaro facci la grazia, basta sangue di minori”. Riportiamo integrale il testo dell’omelia appena pronunciata dall’arcivescovo, che si è commosso durante le celebrazioni. (video)

 

“Sorelle e fratelli,

quest’anno vorrei chiedere a San Gennaro una grazia.

Ma non per oggi. Per l’anno prossimo.

È una grazia strana, lo so. Forse perfino troppo grande.

Ma i santi servono anche a questo: a ricordarci che ci sono preghiere che sarebbe vigliacco non avere il coraggio di pronunciare.

Gennaro, se il tuo sangue deve sciogliersi, si sciolga ancora.

Ma fammi questa grazia: quando torneremo qui, il prossimo anno, fa’ che l’unico sangue di cui dovremo parlare sia il tuo. L’unico sangue versato. L’unico sangue che avremo atteso di vedere scorrere. Il tuo.

Nessun altro. Perché non voglio più venire qui, davanti alla tua ampolla, e dover dire che il tuo sangue assomiglia a quello dei bambini uccisi.

Non voglio più dover dire che il tuo sangue si mescola idealmente a quello delle vittime innocenti.

Non voglio più nominare la Palestina. Non voglio più nominare l’Ucraina.

Non voglio più aggiungere il nome dell’ennesima terra ferita, dell’ennesima città distrutta, dell’ennesima madre che stringe un corpo troppo piccolo tra le braccia.

Non perché voglia dimenticarli. Ma perché voglio che non ce ne sia più bisogno.

Sono stanco di un’umanità che prima produce vittime e poi costruisce monumenti per piangerle.

Sono stanco delle nostre commemorazioni perfette e delle nostre paci impossibili.

Sono stanco di vedere l’uomo diventare bravissimo a contare i morti e terribilmente incapace di smettere di farli.

E davanti a te, Gennaro, oggi non voglio abituarmi. Perché forse il male più grande non è nemmeno la guerra. Il male più grande è abituarsi alla guerra.

È svegliarsi la mattina, accendere un telefono, vedere una città bruciare e continuare a fare colazione.

È ascoltare il numero dei morti e non vedere più i morti. Cinquanta. Cento. Mille.

Come se oltre una certa cifra il dolore smettesse di avere un nome.

Come se un bambino morto cento volte diventasse una statistica.

No. Il sangue non è una statistica. Il sangue ha sempre un nome. Ha una madre. Ha una casa. Ha un odore. Ha qualcuno che quella sera continuerà ad apparecchiare un posto in più, almeno con gli occhi.

Ed è per questo che il Vangelo di oggi mi fa paura.

Gesù dice: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me».

Il mondo. Non questa terra bellissima. Non gli uomini e le donne che Dio ama.

Nel Vangelo di Giovanni il “mondo” è anche un meccanismo.

È quel sistema invisibile che comincia a funzionare ogni volta che un uomo decide che la vita di un altro vale meno della propria.

Il mondo comincia lì. Quando l’altro diventa un ostacolo. Quando l’altro diventa un numero. Quando l’altro diventa un bersaglio. Quando l’altro non è più fratello, ma nemico.

E allora tutto diventa possibile. Diventano possibili le bombe. Le rappresaglie. I massacri. Le fosse. I bambini sotto le macerie. Diventa possibile perfino inventare parole eleganti per non chiamare le cose con il loro nome. Ma una madre che perde un figlio non conosce il linguaggio della geopolitica.

Conosce soltanto una parola. Figlio. E quella parola dovrebbe bastare a fermare il mondo.

Per questo oggi, davanti al sangue di Gennaro, vorrei che da Napoli partisse un grido. Non un comunicato. Non una prudente dichiarazione. Un grido.

 

Fermatevi.

Fermatevi. Voi che avete in mano le armi. Voi che date gli ordini. Voi che disegnate confini sulle carte mentre altri li segnano con il sangue. Voi che pensate che una vittoria possa ancora chiamarsi vittoria quando bisogna costruirla sopra il corpo di un bambino.

 

Fermatevi. Perché non esiste bandiera abbastanza grande da coprire la bara di un innocente.

Non esiste ragione di Stato capace di restituire un figlio a sua madre. Non esiste vittoria militare che possa trasformare il sangue di un bambino in qualcosa di giusto. La pace avrà certamente bisogno della politica. Avrà bisogno della diplomazia. Avrà bisogno del diritto.

Ma prima ancora avrà bisogno di una cosa molto più semplice e infinitamente più difficile: riconoscere nell’altro un uomo. Soltanto un uomo. E dovrebbe bastare.

Ma sarebbe troppo facile oggi guardare lontano. Palestina. Ucraina. Le guerre del mondo. Perché il Vangelo non ci permette mai di usare il dolore lontano per non vedere quello che accade sotto casa.

 

E allora devo parlare a te, Napoli. A te, città mia.

Perché anche tu conosci il sangue. Lo conoscono i tuoi vicoli. Lo conoscono certe madri che hanno imparato a riconoscere il rumore di uno sparo. Lo conoscono i ragazzi a cui qualcuno ha insegnato troppo presto che una pistola può dare più rispetto di un libro. Lo conoscono le famiglie che abbassano gli occhi. I commercianti che hanno paura. Gli uomini e le donne a cui viene chiesto di scegliere tra il coraggio e la sopravvivenza.

 

La camorra è guerra.

Una guerra senza dichiarazione. Senza divise. Senza trattati di pace. Ma è guerra.

Perché ogni volta che un ragazzo viene arruolato dalla strada abbiamo perso una battaglia.

Ogni volta che un bambino cresce pensando che il denaro facile sia l’unica strada possibile, abbiamo perso una battaglia.

Ogni volta che una madre teme che suo figlio non torni a casa, abbiamo perso una battaglia.

Ogni volta che qualcuno compra il silenzio di un quartiere, abbiamo perso una battaglia.

E permettetemi di dirlo con chiarezza: non c’è nulla di religioso nella camorra. Nulla.

Non basta una medaglia al collo. Non basta un’immagine sacra sul comodino.

Non basta inchinarsi davanti a una statua. Puoi accendere cento candele a San Gennaro: se spegni la vita di tuo fratello, quelle candele non fanno luce.

Puoi portare una Madonna sulle spalle, ma se sulle spalle degli altri hai caricato paura, ricatto e violenza, quella processione non ti assolve. Puoi perfino pronunciare il nome di Dio. Ma Dio non diventa complice perché qualcuno ne pronuncia il nome.

La camorra è bestemmia.

È bestemmia perché prende ciò che Dio ha creato libero e lo rende schiavo. Prende un ragazzo e gli ruba il futuro. Prende un quartiere e gli ruba la fiducia. Prende il bisogno e ne fa mercato. Prende la paura e ne fa potere. Prende il sangue e ne fa moneta.

E allora, Gennaro, anche qui: facci la grazia. Liberaci. Ma non soltanto dai camorristi. Sarebbe troppo comodo. Liberaci dalla mentalità camorristica. Dal favore chiesto invece del diritto. Dalla raccomandazione invece del merito. Dal silenzio quando dovremmo parlare. Dalla convenienza quando dovremmo scegliere. Dall’idea che essere furbi sia meglio che essere giusti. Dal pensare: «Non mi riguarda». Perché è precisamente con milioni di «non mi riguarda» che il male costruisce i suoi regni.

Il martire invece è l’uomo a cui tutto riguarda. Gennaro è qui per questo.

Non perché il suo sangue faccia spettacolo. Ma perché il suo sangue faccia memoria.

Un uomo, un giorno, ha preferito perdere la vita piuttosto che consegnare la propria coscienza al potere. Questo è un martire. Uno che dice al mondo: tu puoi prendere il mio corpo, ma non avrai la mia libertà.

E forse per questo il suo sangue continua ancora a inquietarci. Perché noi veniamo qui per vedere se il sangue si scioglie. Ma forse è Gennaro che viene qui per vedere se ci siamo sciolti noi.

Se si è sciolta la nostra durezza. Se si è sciolta la nostra indifferenza. Se si è sciolta quella terribile crosta che ci permette di sapere tutto e di non sentire più niente.

Quest’anno però, Gennaro, voglio chiederti di più. Non mi basta domandarti di sciogliere i nostri cuori.

Ti chiedo una cosa quasi impossibile. E forse proprio per questo te la chiedo.

 

Fammi la grazia dell’anno prossimo.

Fa’ che il 19 settembre dell’anno prossimo possiamo entrare in questa Cattedrale senza dover aggiungere un’altra guerra all’elenco. Fa’ che nessuno abbia bombardato una casa.

Che nessuno abbia sparato a un ragazzo. Che nessuno abbia scavato una fossa. Che nessuna madre abbia dovuto riconoscere suo figlio da una scarpa, da una fotografia, da un brandello di vestito.

Fa’ che i potenti abbiano avuto finalmente il coraggio di essere più grandi delle loro armi.

Fa’ che chi vive di guerra abbia scoperto la vergogna.

Fa’ che chi vive di camorra abbia scoperto che esiste una vita diversa.

Fa’ che chi ha paura trovi qualcuno disposto a camminargli accanto.

Fa’ che Napoli non debba più seppellire i suoi ragazzi.

Fa’ che i bambini della Palestina possano tornare semplicemente bambini.

Fa’ che i bambini dell’Ucraina possano imparare il suono della notte senza dover distinguere un tuono da un missile.

Fa’ che in ogni terra la parola domani torni a significare qualcosa.

 

E permettimi, Gennaro, di consegnarti anche un desiderio. Un desiderio che vorrei trasformare in una promessa. Vorrei che il prossimo anno, quando torneremo qui a celebrare ancora una volta la tua festa, potessimo venire davanti a te non soltanto per chiederti qualcosa, ma per ringraziarti di qualcosa che sarà accaduto nella nostra città. Vorrei poterti dire: grazie, Gennaro, perché Napoli ha finalmente scelto di prendersi cura dei suoi bambini e dei suoi ragazzi. Perché abbiamo imparato a non accorgerci di loro soltanto quando una tragedia esplode, quando un ragazzo muore, quando una periferia diventa il volto di una ferita che avremmo dovuto vedere prima. Grazie perché abbiamo imparato a prenderci cura prima. Prima che una difficoltà diventi abbandono, una fragilità diventi rabbia, la solitudine diventi violenza, un ragazzo smetta di credere di avere un posto nel mondo.

Vorrei ringraziarti perché avremo avuto il coraggio di mettere davvero i più piccoli al centro. Non dei discorsi, ma delle scelte. Della politica, della comunità tutta, della nostra città. Perché Napoli non può essere grande soltanto nelle sue piazze, nei suoi monumenti, nella sua bellezza e nella sua capacità di attirare il mondo. Una città è davvero grande quando sa prendersi cura delle persone che quella bellezza la abitano, soprattutto delle persone più fragili.

E l’anno prossimo vorrei poterti ringraziare anche per un altro miracolo: quello di una città che ha imparato a unire le proprie forze. Perché Napoli ha tante energie, tante persone generose, tante realtà che ogni giorno si spendono. Ma abbiamo bisogno di imparare a camminare insieme. A fare cordata.

Una cordata vera: non una fotografia nella quale tutti stanno insieme per un giorno, ma una responsabilità reciproca. Sapere che se uno scivola, l’altro lo tiene. Che la salita non appartiene al più forte, ma a tutti. Che per andare più in alto bisogna legare la propria vita a quella degli altri.
Tra istituzioni e cittadini. Tra scuola e famiglia. Tra Chiesa e territorio. Tra associazioni e servizi. Tra chi ha responsabilità pubbliche e chi ogni giorno vive nelle periferie. Tra chi possiede competenze e chi porta sulle proprie spalle l’esperienza concreta delle ferite. Una cordata nella quale nessuno pensi di poter fare tutto da solo. E nessuno si senta autorizzato a dire: «Non è affar mio».

 

E allora, San Gennaro, se il prossimo anno potremo tornare qui e dirti che Napoli ha cominciato davvero a fare questo, io vorrei ringraziarti. Non perché avremo risolto tutto, né perché saremo diventati una città perfetta. Ma perché avremo scelto una direzione: stare dalla parte dei più piccoli, mettere in comune le nostre forze, non lasciare indietro nessuno.

E allora sì, Gennaro. Il prossimo anno torneremo. Apriremo quella cassaforte. Prenderemo l’ampolla.

La solleveremo ancora davanti a questa città. E qualcuno domanderà: «Il sangue si è sciolto?»

E io vorrei poter rispondere: Sì. Si è sciolto. Ed è l’unico. L’unico sangue versato che oggi ricordiamo.

L’unico sangue che abbiamo aspettato. L’unico sangue che scorre davanti ai nostri occhi.

Perché fuori da questa Cattedrale nessun uomo ha versato quello di suo fratello.

Quello sì sarebbe il miracolo. Non soltanto il sangue di un martire che torna liquido. Ma un’umanità che finalmente smette di versare il sangue dei suoi figli. E una città che diventa una cordata di fraternità.

Perciò oggi te lo chiedo. Come figlio di questa città. Come vescovo. Come uomo.

 

Gennaro, se il tuo sangue vuole sciogliersi, si sciolga ancora. Ma poi basta. Basta sangue.

 

Basta ragazzi uccisi. Basta bambini sotto le macerie. Basta madri senza figli. Basta uomini convinti che uccidere sia una soluzione. Basta mafie. Basta camorre. Basta guerre.

 

Fammi questa grazia, Gennaro. Fa’ che quando torneremo qui, tra un anno, l’unico sangue che avremo visto scorrere sia il tuo. Solo il tuo. E forse allora capiremo che il miracolo, finalmente, non è accaduto nell’ampolla. È accaduto nel mondo

Si ripete il prodigio di San Gennaro, sangue sciolto alle ore 10.04

Si ripete il prodigio di San Gennaro, sangue sciolto alle ore 10.04

Alle 10.04 si è rinnovato nel Duomo di Napoli il prodigio della liquefazione del sangue di San Gennaro, patrono della città. L’annuncio è stato dato dall’abate prelato della Real Cappella del Tesoro, monsignor Vincenzo De Gregorio, ed è stato accolto da un lungo applauso dei fedeli che fin dalle prime ore del mattino hanno affollato la Cattedrale. Il cardinale Domenico Battaglia ha quindi mostrato ai presenti l’ampolla con il sangue del Santo liquefatto. Il tradizionale sventolio del fazzoletto bianco ha accompagnato l’annuncio del prodigio.

 

Napoli: droga in carcere con un drone, tre arrestati

Napoli: droga in carcere con un drone, tre arrestati

Tentavano di far arrivare droga nel carcere di Poggioreale utilizzando un drone. Tre persone sono state arrestate dai carabinieri a Napoli, nell’ambito di un’operazione nella zona orientale della città che ha portato anche al sequestro di quasi tre chili di stupefacenti. I tre, un 40enne, un 18enne di Boscoreale e un 20enne di Salerno, sono stati fermati in via Marino di Caramanico, nei pressi del penitenziario. Il quarantenne aveva ancora il joystick tra le mani. Sequestrati circa 15 grammi di cocaina, sei di crack, quattro telefoni e un drone predisposto con filo da pesca e nastro isolante.

Ma i controlli dei militari si sono estesi anche a via Stadera, dove nelle aree comuni di un complesso di edilizia popolare sono stati trovati 1,6 chili di crack, 960 grammi di hashish e 255 grammi di marijuana. La droga è stata posta sotto sigillo.  Nel corso dei controlli è stato inoltre rintracciato un 20enne destinatario di una misura cautelare emessa dal Tribunale di Verona per un furto in abitazione nel quale sarebbero stati sottratti gioielli per circa ottomila euro. Il bilancio complessivo dell’operazione è di tre arresti e cinque denunce. Controllate 156 persone e 122 veicoli.

Napoli: 21enne ferito a coltellate nel quartiere Pendino

Napoli: 21enne ferito a coltellate nel quartiere Pendino

Un ragazzo di 21 anni, già noto alle forze dell’ordine, è stato ferito alla schiena con un’arma da taglio nel quartiere Pendino, a Napoli. Soccorso, è stato trasportato all’ospedale Pellegrini, dove è attualmente ricoverato per ferite nelle zone lombare e dorsale. Non è in pericolo di vita. Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli investigatori, il 21enne sarebbe stato inseguito da alcune persone all’altezza dell’incrocio di via Giacomo Savarese e quindi colpito alle spalle. Sul caso indagano i carabinieri, al lavoro per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto e individuare i responsabili.

Processo Bagnoli futura ter, condannati i cinque imputati

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Dopo le assoluzioni, condanne tra due anni e sei e un anno e otto mesi di reclusione della Corte di Appello di Napoli (seconda sezione) al processo su Bagnoli Futura e la gestione dei suoli nell’ex area industriale di Napoli Ovest. I giudici di secondo grado hanno condannato l’ex direttore generale Mario Hubler a un anno e otto mesi; l’ex direttore tecnico Gianfranco Caligiuri a due anni e sei mesi; l’architetto Giuseppe Pulli a un anno e otto mesi e Alfonso De Nardo, ex responsabile dell’Arpac, a due anni di reclusione. L’autorità giudiziaria ha concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena per Hubler, Pulli e De Nardo, e la revoca della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici (per 5 anni) nei confronti di Caligiuri. Non si è proceduto nei confronti del notaio Sabatino Santangelo, ex vice sindaco di Napoli, in quanto deceduto. Il noto e stimato professionista si è tolto la vita lanciandosi dal balcone alla fine dello scorso mese di gennaio. Il processo di secondo grado è stato nuovamente celebrato dopo il rinvio della Corte di Cassazione del 14 maggio 2025, in riforma della sentenza del 5 febbraio 2018 con la quale la VI sezione penale del tribunale di Napoli ha inflitto sei condanne per reati legati alla gestione dell’area e alla mancata bonifica tramite la società Bagnoli Futura (fallita nel 2014). L’avvocato Alfonso Furgiuele, legale di Caligiuri, ha annunciato il ricorso in Cassazione. Il procedimento giudiziario, piuttosto travagliato, ha preso il via nel 2007.

Cinque gli imputati ma non si è proceduto per l’ex vice sindaco di Napoli, Tino Santangelo deceduto a gennaio

 

Italia, i convocati di Mancini per la Nations League: c’è Di Lorenzo, prima chiamata per Vergara

Roberto Mancini, commissario tecnico dell’Italia, ha diramato la lista dei calciatori convocati per gli impegni in Nations League. Gli azzurri giocheranno quattro partite durante la sosta. Nel Napoli sono stati convocati Giovanni Di Lorenzo e Antonio Vergara, alla prima convocazione. Di seguito, la lista completa:

Portieri: Marco Carnesecchi (Atalanta), Gianluigi Donnarumma (Manchester City), Massimo Pessina (Bologna), Guglielmo Vicario (Juventus);

Difensori: Honest Ahanor (Crystal Palace), Alessandro Bastoni (Inter), Riccardo Calafiori (Arsenal), Diego Coppola (Paris FC), Giovanni Di Lorenzo (Napoli), Federico Dimarco (Inter), Daniele Ghilardi (Roma), Michael Kayode (Brentford), Eddy Kouadio (Monza), Gianluca Mancini (Roma), Giorgio Scalvini (Atalanta);

Centrocampisti: Nicolò Barella (Inter), Bryan Cristante (Roma), Issa Doumbia (Sporting CP), Nicolò Fagioli (Fiorentina), Davide Frattesi (Lazio), Rolando Mandragora (Torino), Alessandro Romano (Cagliari), Sandro Tonali (Tottenham);

Attaccanti: Nicolò Cambiaghi (Bologna), Francesco Pio Esposito (Inter), Sebastiano Esposito (Sassuolo), Samuele Inacio (Borussia Dortmund), Moise Kean (Como), Daniel Maldini (Cagliari), Giacomo Raspadori (Atalanta), Gianluca Scamacca (Atalanta), Antonio Vergara (Napoli), Nicolò Zaniolo (Udinese), Mohamed Alì Zoma (Norimberga).

San Laise, commissione congiunta comune-regione per anziani

San Laise, commissione congiunta comune-regione per anziani

Un incontro per pianificazione i servizi e gli eventi promossi dal Comune di Napoli per fare il punto sul welfare e sulle tematiche sociali del territorio. Nella sala Pignatiello di Palazzo San Giacomo Commissione Politiche Sociali presieduta da Massimo Cilenti.

Al centro della discussione la proposta istituzionale per la realizzazione di un cohousing per persone con disabilità presso il Parco San Laise. Antonio Marciano Presidente della Fondazione Campania Welfare: (Interviste nel video allegato).

Per realizzare azioni a favore della comunità c’0è bisogno di una sinergia politica e istituzionale come hanno ricordato i partecipanti al tavolo di lavoro l’assessore alle politiche giovanili e del lavoro del comune Chiara Marciani. L’assessore alle politiche sociali e della scuola della regione Andrea Mormiroli e la presidente della commissione cultura, ricerca e politiche sociali della regione Bruna Fiola: (Interviste nel video allegato).

 

Donnaregina riapre alla città con mostra diffusa “Metamorfosi”

Donnaregina riapre alla città con mostra diffusa “Metamorfosi”

Risuoneranno le note degli strumenti musicali, realizzati dai detenuti del carcere di Secondigliano con legno ricavato dalle imbarcazioni dei migranti arrivati a Lampedusa, per l’inaugurazione di Metamorfosi – Ciò che resta diventa musica, la mostra che darà il via alla nuova stagione del museo diocesano diffuso, nel complesso monumentale di Donnaregina. Su impulso dell’Arcidiocesi di Napoli e dell’Arcivescovo don Mimmo Battaglia, Donnaregina riaprirà al pubblico con l’esposizione curata da Maria Savarese e Marina Gargiulo e accompagnata dagli scatti di Barbara Cardini e Leandro Ianniello, che ritraggono il processo di lavorazione avvenuto dietro le sbarre del carcere di Secondigliano.

L’iniziativa fa parte del Progetto XXI della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, in collaborazione con la Fondazione Napoli C’entro ETS, e rientra nel piano di interventi regionali ‘Museo Madre’ (Programmazione FSC 2021-2027 della Regione Campania). Alla presentazione con don Mimmo Battaglia sono intervenuti l’assessore regionale al Turismo della Regione Campania, Onofrio Cutaia, l’assessore al Turismo del comune di Napoli, Teresa Armato: (Interviste nel video allegato).

Ad accompagnare gli ospiti alla scoperta del museo i giovani della Cooperativa La Sorte, protagonisti attivi del progetto di accoglienza del MUDD.

Napoli, un’altra tegola per Allegri: infortunio per Spinazzola, le ultime

Un’altra tegola per Allegri. Il Napoli sta preparando la partita contro la Fiorentina di domenica alle 12:30. È possibile che Leonardo Spinazzola non prenderà parte al match. Il terzino azzurro oggi non si è allenato per una lieve contrattura al bicipite femorale della coscia destra. Lo ha riferito il club nel report dell’allenamento:

“Gli azzurri proseguono la preparazione al prossimo match di campionato, domenica alle 12:30 al Franchi contro la Fiorentina. Il gruppo è stato impegnato in una seduta mattutina svolgendo riscaldamento e lavoro tattico. Chiusura di sessione con una serie di conclusioni.

Per Anguissa allenamento personalizzato in palestra e in campo.

Spinazzola non ha preso parte alla seduta odierna per una lieve contrattura al bicipite femorale della coscia destra”.

Napoli, presentato il film sul centenario. Il regista Pacifico: “Ci saranno camei”, De Giovanni: “Orgoglioso di questo progetto”

Via alle riprese del nuovo film sul centenario della SSC Napoli prodotto dalla Filmauro, da un’idea di Aurelio De Laurentiis. Soggetto di Mimmo Carratelli e Maurizio De Giovanni, scritto da Maurizio De Giovanni con la collaborazione di Massimiliano Pacifico, diretto da Massimiliano Pacifico.

Si è svolto l’incontro stampa di presentazione delle riprese del film presso il Magnolia con la partecipazione del regista Massimiliano Pacifico, gli attori Gino Rivieccio, Antonio Orefice, Susy Del Giudice, Giovanni Esposito e Maurizio De Giovanni. Il presidente Aurelio De Laurentiis non ha preso parte all’incontro per motivi personali.

Di seguito, le dichiarazioni dei presenti.

Massimiliano Pacifico: “Le riprese sono state interrotte momentaneamente ma abbiamo tanto da fare, io sono fortunato perché sono tifoso del Napoli e questo progetto unisce due mie passioni, ho gli elementi più straordinari con soggetto e sceneggiatura, con quattro attori che con il loro estro aumentano la qualità. Ci saranno camei che hanno impreziosito il film, ringrazio De Laurentiis e con il vice presidente Edoardo che è sempre presente sul campo e sul set. Il progetto può piacere a tifosi e non tifosi, speriamo arrivi ad un pubblico ampio. Nel film c’è il racconto del tifoso napoletano all’estero, c’è anche questa prospettiva. E c’è anche un grande capitolo su Maradona, ovviamente”.

Maurizio De Giovanni: “Per uno che scrive storie, farlo sul Napoli non era ipotizzabile. Ho avuto una linea disegnata da Mimmo Carratelli, un maestro gigantesco del racconto della grande storia del Napoli. Io non ho fatto altro che incorniciarla e renderla fruibile anche all’esterno, non solo su tifosi e agli appassionati di calcio. La passione per il Napoli è diversa da ogni altra, nessuno ha l’identità forte e radicata come noi. Abbiamo avuto la fortuna di avere attori incredibili, che con la loro creatività hanno migliorato la storia. A monte c’è Carratelli, Edo è un presidente esecutivo (ride, ndr) e sono orgoglioso di questo progetto. La storia ha l’intento di proporre tra generazioni di tifosi e tifose, tre tipi di ricordi diversi. Quale filo conduttore c’è per far passare fuori il concetto di passione napoletana? Io credo che Napoli sia l’unica città sudamericana fuori dal Sudamerica, Napoli vive in maniera quasi da fantasmi: quelli del passato coesistono nella città, in ogni cosa, da San Gennaro a Maradona, Troisi. Da noi non si muore ma si sopravvive, anche nella memoria dei ragazzi che sono consapevoli di Maradona e di ciò che ha fatto. Non c’è differenza tra McTominay e Sivori, noi non passiamo la memoria di generazione in generazione. Da scrittore quanto è stato difficile lo sforzo di raccontare la passione totalizzante? Io ho visto il Napoli a Shanghai, a San Pietroburgo e a Buenos Aires, con persone che non avevano mai visto il Napoli, Napoli è un sentimento, ci sono napoletani mai stati a Napoli o napoletani nati qui che non lo sono. Un sentimento significa parlare alla passione della gente, un tifoso di un’altra squadra potrebbe riconoscersi. La contiguità di questa città in rapporto al calcio con l’Argentina non è questione che nasce con Maradona ma anche prima con Sivori e dopo con Lavezzi. Ci sono figure in un pantheon, figure empatiche con i napoletani, unico non nato è Maradona. Come rendere un progetto da docufilm a film? Abbiamo rispettato la linearità, un luogo in cui si confrontano delle persone, non è una storia di 100 anni di eventi ma di un sentimento che nasce di un certo momento e rimane lo stesso nonostante tantissimi cambiamenti. Questa storia è dedicata a tutti quelli che hanno tifato e non hanno visto lo scudetto in 65 anni dalla nascita del Napoli al primo scudetto, e anche a chi vive da lontano, a girare il mondo e trovare tifosi altrove che non possono scendere in strada come noi è eroico”.

Edoardo De Laurentiis: “Mi sono divertito a vedere gli attori come interagivano tra loro, a raccontare questa grande storia del popolo napoletano e del Napoli che vedremo a gennaio. Immagini inedite d’archivio? Sì, soprattutto racconteremo ricordi che avete vissuto e che vi faranno emozionare”.

Gino Rivieccio: “Ho interpretato il film da tifoso e ringrazio Aurelio perché mi ha fatto rivivere cento anni di passione, li abbiamo vissuti insieme: essere tifosi del Napoli non è come essere tifosi di altre squadre, noi la mattina ci svegliamo e vediamo McTominay come sta. È una fede che ci portiamo dentro, papà mi portava a vedere Sivori e Altafini. Quando si parla della partita col Bordeaux, io ero lì. Mi sono immedesimato nel personaggio? Ho rivissuto emozioni, il passato è tornato presente e in certi momenti sono tanto bambino”.

Giovanni Esposito: “Non sono tifoso ma malato! Spesso la passione sportiva è legata a ricordi personali, ti viene in mente qualcosa che crea emozioni, hai ricordi personali che agli altri non importerebbero ma per te sono importantissimi e speri di raccontarli. Un momento personale e umano, il personaggio viene invaso dalla vita del tifoso e noi abbiamo scoperto che in 100 anni abbiamo vissuto una marea di cose, di emozioni e rimpianti”.

Geppy Gleijesis: “Io ero presente a Capri durante una partita a carte quando Aurelio disse a tutti di voler comprare il Napoli, gli dicemmo che era pazzo e invece ci troviamo qui con scudetto e coppe vinte. Io sono scarso a giocare ma ne feci una di beneficenza, contro una selezione del Napoli dove c’erano Giordano e Maradona: la cosa fantastica fu marcare Diego, partì con un pallone alto che toccò il soffitto e cadde sul piede di Maradona. Non ho mai più trovato quel pallone, chissà dove l’aveva nascosto (ride, ndr)”.

Susy Del Giudice: “Mi sentivo un pesce fuor d’acqua in mezzo a tanti tifosi ma mi sto divertendo, e un grande gioco è rappresentare questo personaggio da tifosi e ricordare tutte quelle donne tifose sfegatate che ne sanno molto o più di voi maschietti”.

Antonio Orefice: “Per fare questo film devi essere tifoso, sono la generazione più giovane e mi sento di dire che sto imparando tante cose che non sapevo della storia del Napoli. Sono orgoglioso di fare parte di questo progetto, forza Napoli sempre”.