domenica, Marzo 1, 2026
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Guerra di camorra per la cocaina della ’ndrangheta: blitz all’alba a Scampia, 9 arresti

Alle prime luci dell’alba i carabinieri del comando provinciale di Napoli hanno eseguito misure cautelari nei confronti di 9 soggetti gravemente indiziati – a vario titolo – di
associazione per delinquere di stampo camorristico, rapina, detenzione di sostanze stupefacenti e possesso di armi da fuoco, aggravati dal metodo mafioso.

Le indagini – operate dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Napoli e coordinate dalla DDA della Procura della Repubblica di Napoli – hanno consentito di accertare e ricostruire le fasi organizzative ed esecutive circa la commissione di una rapina a mano armata, perpetrata nel Comune di Casavatore (NA), nell’aprile 2023, da soggetti appartenenti al sodalizio camorristico denominato “Vanella Grassi”, ai danni di due corrieri calabresi appartenenti alla ‘Ndrina Nirta Strangio di Reggio Calabria incaricati questi ultimi del trasporto di 20 kg di cocaina destinata ad un altro sodalizio camorristico, denominato “Amato-Pagano”.

Al momento dell’irruzione per operare le misure cautelari, uno degli indagati è stato trovato nascosto in un vano ricavato dietro all’armadio della camera da letto della figlia.

Marano, fiamme distruggono l’ex ufficio del Giudice di Pace

Incendio nella notte a Marano. Sconosciuti hanno appiccato un incendio in una delle stanze dell’ex ufficio del Giudice di Pace. La sede era stata già sequestrata mesi fa dalla Procura Napoli Nord e successivamente era stata soppressa dal Ministero della Giustizia. Lo riporta il quotidiano Il Mattino. Per l’irruzione gli sconosciuti sarebbero entrati dalla finestra. Dopo aver infranto il vetro avrebbero appiccato il fuoco. Secondo i vigili del fuoco intervenuti sul posto, l’incendio è certamente di natura dolosa.

Castellammare di Stabia, spari in centro: 44enne arrestato

Colpi d’ arma da fuoco nel centro di Castellammare di Stabia. I carabinieri hanno arrestato un 44enne dopo la segnalazione di una sparatoria.

Le indagini dei militari della Compagnia stabiese hanno portato subito al rinvenimento di un bossolo sull’asfalto e portato all’identificazione del presunto responsabile: è Francesco Assante, titolare dell’attività “Mister Gelo”.

Nel corso della perquisizione all’interno del locale, i carabinieri hanno rinvenuto altri due colpi inesplosi. I controlli sono stati poi estesi al garage di pertinenza dell’esercizio commerciale, dove è stata trovata e sequestrata una pistola calibro 9×19 con matricola abrasa, ritenuta probabilmente l’arma utilizzata poco prima per esplodere i colpi.  Accertamenti tecnici sono in corso per stabilire l’esatta dinamica dei fatti e per verificare eventuali collegamenti con altri episodi. Durante i sopralluoghi, i militari hanno inoltre rinvenuto un foro di proiettile su un’auto parcheggiata nei pressi sempre dell’attività commerciale. Non si sono registrati feriti. Il movente del gesto è ancora in fase di accertamento. L’uomo è stato trasferito in carcere.

Dopo 74 anni ecco il nuovo ingresso del Parco San Laise (Ex Base Nato di Bagnoli)

Dopo 74 anni, l’accesso all’ex base Nato di Bagnoli, oggi Parco San Laise, cambia volto. L’area di proprietà della “Fondazione Campania Welfare”, presieduta da Antonio Marciano, diventa sempre più accessibile e si lascia alle spalle l’immagine di base militare.
All’iniziativa, con il presidente Marciano, erano presenti Laura Lieto (Vicesindaco di Napoli) e Andrea Morniroli (Assessore Regionale alle Politiche Sociali).

MARCIANO: “GRANDE VALORE SIMBOLICO PER FUTURO AREA”

“Noi diamo un grande valore simbolico all’inaugurazione della nuova porta d’ingresso del Parco San Laise – ha spiegato Marciano – perché vogliamo che questo luogo cambi pelle, abbia un nuovo destino e una nuova missione. Non più ex area militare come è ancora troppo nella percezione dei napoletani, ma la più grande piazza della cultura, dell’inclusione, della tolleranza, dei diritti, dello sport, dell’impresa creativa e del divertimento. Con attenzione ai più fragili e alle famiglie in difficoltà. Insomma un luogo di pace, che non significa solo assenza dei conflitti, ma anche riconoscimento pieno dei diritti  fondamentali di ciascun individuo e di giustizia sociale verso i più deboli”.
Il progetto del restyling dell’ingresso è stato realizzato dall’architetto Chiara Acampora che ha anche diretto i lavori.

MORNIROLI: “FARLO DIVENTARE SPAZIO DI COMUNITA'”

“Adesso bisogna trovare come Regione, come Comune, insieme alla Fondazione, le formule per far diventare questo spazio un luogo davvero di comunità – ha spiegato Morniroli -. Per farlo, va attivato un confronto permanente a partire dalle realtà che già lavorano nel parco, che sono tante, diverse, che mettono insieme sociale, cultura, bellezza, arte, cinema, perché questa è una città magnifica. E anche le fragilità vanno intrecciate con percorsi di bellezza culturale, di arte perché così tiriamo fuori l’aspirazione di questi ragazzi e ragazze, e di altre persone che sono fragili. Bisogna smettere anche di raccontare il sociale come la cosa che riguarda gli ultimi fragili, quelli che hanno solo bisogno. Lì ci sono persone che hanno talenti, desideri, aspirazioni e devono trovare i luoghi per poterli raccontare. Se vengono rimesse al centro, migliora tutta la comunità. In questo senso anche il parco può diventare bene comune”.

LIETO: “LUOGO SIMBOLO PER QUARTIERE E CITTA'”

“I nomi delle cose contano perché significa l’attitudine con la quale si vivono questi luoghi – ha aggiunto Lieto -. San Laise è stato in tutti questi anni un luogo importante dove le persone si sono ritrovate ed hanno costruito un percorso comune. E questo è un patrimonio di idee, di pratiche e di relazioni che è alla base di questa iniziativa. Come Comune di Napoli noi partecipiamo al Cda della Fondazione e abbiamo seguito sempre le loro attività e soprattutto abbiamo approvato il PUA (Piano Urbanistico Attuativo) di Parco San Laise che è lo strumento urbanistico che consente l’attuazione di tutti gli interventi di recupero, restauro e riqualificazione di uno dei posti più importanti dell’architettura moderna a Napoli. Oltre che essere un luogo molto importante per questo quartiere e per tutta la città occidentale”.

BREVE STORIA DELL’EX BASE MILITARE

Nel 1939 nacque l’Istituto per i figli del popolo di Napoli, poi diventato Collegio Costanzo Ciano di Bagnoli, affacciato sul Golfo di Pozzuoli. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu occupato da truppe italiane e tedesche, fu danneggiato dai bombardamentio e nel 1943 fu requisito dalle truppe britanniche. Dopo la guerra e fino al 1952, il complesso fu usato dall’IRO per accogliere profughi, in particolare quelli provenienti dall’Istria.
Tra il 1952 a il 2013 con lo scioglimento dell’IRO, avvenuto nel 1952, il complesso ha ospitato la NATO Comando Joint Force Command Naples, su concessione della Fondazione Banco di Napoli. La permanenza dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord è durata 60 anni. Nel 2013 gli spazi del Parco San Laise sono tornati ad essere liberi dalle attività militari, entrando nella titolarità della Fondazione Campania Welfare .

Giustizia di Prossimità, Studio Legale Associato Vizzino: “Dov’è la rivoluzione che attendevamo?”

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Giustizia di Prossimità, Studio Legale Associato Vizzino: “Dov’è la rivoluzione che attendevamo?”

 La Riforma Cartabia, in una pretesa ottica di modernizzazione e snellimento del sistema giudiziario, ha notevolmente ampliato le competenze del Giudice di Pace, con l’obiettivo di decongestionare i Tribunali civili, riducendone il carico di lavoro. Tale strategia, pur con tutti i suoi nobili intenti, si è però rivelata un’arma a doppio taglio. Quello che doveva essere un acceleratore della giustizia è finito per essere un ostacolo insormontabile. Ovviamente, quando la macchina della giustizia si inceppa, a farne le spese sono i comuni cittadini.

Ed infatti, ciò a cui stiamo assistendo non è la nascita di un sistema efficiente, come doveva essere nelle intenzioni del Legislatore, ma una progressiva deriva che colpisce in pieno il diritto alla difesa sancito dall’Articolo 24 della Costituzione.

L’obiettivo iniziale era quello di ottenere un graduale snellimento del contenzioso che grava sui Tribunali civili, storicamente oberati. In tale ottica, il legislatore ha scelto di ampliare il ventaglio delle materie attribuite alla competenza del Giudice di Pace. Tuttavia, questa manovra ha innescato una serie di criticità sistemiche che non esitiamo a definire come una vera e propria “deriva”.

Non possiamo non evidenziare l’atteggiamento a dir poco schizofrenico del legislatore nei confronti della magistratura di pace che, nel corso degli anni, da un lato, ne ha progressivamente ampliato le competenze, dall’altra, ha umiliato tali operatori del diritto inducendoli spesso ad abbandonare le funzioni.

La riforma Orlando del 2017 si è poi rivelata deleteria, avendo imposto un utilizzo ridotto dei nuovi assunti, così come esiziale è stata l’esclusione della giustizia di pace dall’ambito di applicazione del PNRR.

Un’ulteriore problematica si affaccia nell’odierna disamina è la nomina di giudici che, vivendo lontano dalle sedi loro assegnate, preferiscono udienze da remoto o trattazioni scritte per mere ragioni di comodità logistica, talora trattando una sola udienza a settimana.

Lo squilibrio tra competenze e risorse

Dunque, all’aumento delle responsabilità per i Giudici di Pace non è corrisposto un adeguamento delle infrastrutture, della strumentazione elettronica e del supporto organico.

In pratica la giustizia di pace è letteralmente abbandonata a se stessa con un reale rischio di paralisi, reso ancora più concreto dalla grave carenza di personale amministrativo e dal malfunzionamento del processo telematico.

Il malfunzionamento del processo telematico genera un paradosso: uno strumento nato per velocizzare finisce per rallentare tutto. Le interruzioni di connessione, i bug del sistema e l’impossibilità di visionare gli atti telematici costringono i giudici a continui rinvii delle udienze. Questo accumulo di ritardi alimenta l’arretrato pendente, esponendo lo Stato a migliaia di ricorsi basati sulla Legge n. 89/2001 (Legge Pinto), che prevede l’equa riparazione per i cittadini in caso di violazione dei termini ragionevoli del processo. Ogni provvedimento impugnabile a causa di errori tecnici del portale diventa una potenziale fonte di risarcimento che lo Stato deve corrispondere, configurando un danno erariale inevitabile.

La digitalizzazione “ex abrupto” ha introdotto rischi informatici (come i cyberattacchi) e inefficienze strutturali. Il passaggio dai fascicoli cartacei a quelli telematici non è stato graduale come avrebbe dovuto, finendo con il creare situazioni ai limiti del paradosso: a Napoli, i giudici sono stati costretti a rinviare cause perché impossibilitati a visionare gli atti sul portale, così come provvedimenti tempestivamente e ritualmente depositati dai magistrati sono scartati dal sistema e non caricati, con grave dispendio di lavoro giudiziario. Ed ancora, il sistema spesso non rileva l’attività delle parti in tempo reale, rendendo la “costituzione telematica” un atto monco che può portare ad una moltitudine di provvedimenti impugnabili.

Ma vi è di più!

La fragilità dei sistemi espone il comparto giustizia a possibili virus e attacchi informatici, con grave nocumento per il bene pubblico.

Non vi è dubbio che il tempo perso dagli operatori ha un costo economico implicito, ma non per questo meno reale. Quando il sistema “cancella” i verbali dopo l’assunzione delle prove, gli avvocati e il personale sono costretti a ripetere l’attività istruttoria ex novo, raddoppiando i costi di gestione di un singolo fascicolo.

Scaricare un singolo file può richiedere dai 4 ai 7 minuti; errori del sistema portano alla cancellazione improvvisa dei verbali, costringendo a ripetere l’attività ex novo.

Se in passato per un mero rinvio bastavano pochi minuti attualmente tenuto conto della estrema lentezza del sistema ci vogliono anche venti minuti.

 

Lo svilimento della figura del Giudice Onorario

A cosa si ridurrà la giustizia, se non viene garantita la dignità professionale di chi deve amministrarla? La prima giurisprudenza non è forse quella proveniente dal Giudice di Pace e dal suo metodico, nonché indefesso lavoro di interpretazione delle norme giuridiche?

Magistrati “Toccata e fuga”

Un’ulteriore problematica si affaccia nell’odierna disamina, e si impone all’attenzione dei lettori: la selezione dei giudici onorari non prevede l’espletamento di prove concorsuali rigorose (come quelle previste per la magistratura ordinaria), ma avviene sulla base delle sole esperienze curriculari. Questo tipo di procedura favorisce la nomina di operatori che, vivendo lontano dalle sedi loro assegnate, preferiscono udienze da remoto o trattazioni scritte per mere ragioni di comodità logistica.

Disparità di trattamento

Ai Giudici di Pace non è garantita né una formazione di qualità né una remunerazione dignitosa, creando una forte discriminazione rispetto ai colleghi “togati”.

Conseguenze economiche: il danno erariale

Il fallimento operativo della riforma ha pesanti ricadute non solo sul piano dell’efficienza, ma anche sotto il profilo economico, il che si traduce in un costo diretto per la collettività. Infatti, l’aumento dei tempi morti e dei provvedimenti impugnabili per vizi tecnici espone lo Stato a ricorsi per l’eccessiva durata dei processi. Non solo. Le pessime condizioni dei luoghi di lavoro e della strumentazione generano cause di risarcimento da parte degli stessi operatori, venendo così a configurarsi un ulteriore danno per le casse dello Stato.

 

Il vulnus al Contraddittorio e alla privacy

L’uso di strumenti digitali non certificati e la precarietà tecnica minano le fondamenta del dibattito processuale. L’assunzione della prova tramite app esterne è considerata una violazione pervasiva della privacy, poiché tali sistemi conservano dati sensibili come l’indirizzo IP del redattore. Le prove così assunte rimangono, per un breve lasso temporale, modificabili unilateralmente, creando una vulnerabilità inaccettabile per il contraddittorio, a palese detrimento del giusto processo.

Le testimonianze “Fai-da-te” e il vuoto nelle aule di giustizia

Uno degli aspetti più critici riguarda l’assunzione della prova testimoniale. In molti uffici, i legali sono costretti a utilizzare app come “Note di diritto pratico“, verbalizzando autonomamente le prove spesso lontano dalla presenza del Magistrato o del Cancelliere, in quanto quella particolare aula non è servita da un’efficiente linea. Questo metodo non solo viola la privacy (tracciando dati sensibili come gli indirizzi IP), ma mina la veridicità dell’atto, dato che il Cancelliere dovrebbe garantire la fede pubblica di quanto dichiarato.

In quasi tutti gli uffici si registrano quotidianamente casi in cui i verbali digitali sono spariti improvvisamente, costringendo a ripetere l’intera attività istruttoria.

Degradanti condizioni di lavoro

E’ necessario poi rimarcare anche le condizioni materiali in cui operano magistrati e cancellieri. L’uso di personal computer con schermi troppo piccoli e obsoleti, unitamente alla mancanza di schermi aggiuntivi e tastiere idonee, costringe gli operatori a sforzi visivi eccessivi con conseguenti gravi problemi di salute.

Ed ancora, l’impiego di sedie non ergonomiche e scrivanie inadeguate compromette la salute fisica dei lavoratori. Queste carenze strutturali sono foriere di patologie professionali che possono portare i dipendenti a intentare cause di risarcimento contro il Ministero della Giustizia, gravando ulteriormente sulle casse pubbliche.

Gli operatori combattono quotidianamente con PC portatili obsoleti, connessioni Internet instabili (che costringono i giudici a usare il proprio cellulare come hotspot) e non vi è chi non veda che l’uso di dispositivi personali espone a gravi rischi di hackeraggio.

Disparità di trattamento

Ai Giudici di Pace non è garantita né una formazione di qualità né una remunerazione dignitosa, creando una forte discriminazione rispetto ai magistrati “togati”.

Mentre in Tribunale sono trattati circa 5/6 fascicoli ad udienza per un massimo di due udienze a settimana, innanzi ai magistrati di pace vengono trattati minimo 25 fascicoli ad udienza per tre volte a settimana.

E’ necessario pertanto prevedere per tutti i magistrati uno status giuridico – economico dignitoso, con una remunerazione adeguata all’impegno profuso nello svolgimento di questa delicata attività.

Addio all’Oratoria: l’Avvocato trasformato in burocrate

L’arte dell’oratoria e il fascino dell’arringa stanno scomparendo, sostituiti da una fredda burocrazia digitale. La figura dell’avvocato viene svilita, passando da “maestro della parola” – colui che pronuncia l’arringa a voce alta, imponendosi quale principe del foro – ad “alacre burocrate” della tastiera. Questo cambiamento demotiva le nuove generazioni di giuristi e spinge verso una giustizia “toccata e fuga”, dove le udienze da remoto e la trattazione scritta spogliano il processo della sua componente umana e dialettica.

L’evoluzione tecnologica imposta dalla Riforma Cartabia non ha solo modificato le procedure, ma ha colpito al cuore l’identità stessa della professione forense. Da figura centrale del dibattimento, l’avvocato sta subendo una mutazione forzata che ne svilisce il ruolo e la funzione sociale.

Proposte per una Strategia Riparatrice

Per evitare il collasso definitivo, si propone e sollecita un intervento mirato da parte del Ministero, finalizzato ad ottenere:

  • La Sospensione temporanea del processo telematico negli Uffici del Giudice di Pace, onde consentire di porre rimedio alle attuali carenze;
  • L’Istituzione di un servizio informatico fisso presso ogni ufficio per la risoluzione dei problemi in tempo reale;
  • L’Assunzione di organico amministrativo dedicato esclusivamente allo smaltimento dell’arretrato;
  • La Formazione obbligatoria per tutto il personale e la predisposizione di programmi di aggiornamento sulla digitalizzazione;
  • Un Presidio costante della Forza Pubblica per garantire l’incolumità degli addetti ai lavori e il corretto svolgimento dell’attività di udienza;

La prima richiesta è sicuramente la più drastica: una sospensione temporanea del processo telematico presso gli Uffici del Giudice di Pace. Una sorta di “fermo biologico” finalizzato ad effettuare interventi di controllo e gestione delle criticità rilevate. Occorre, altresì, istituire un servizio informatico fisso in ogni ufficio, onde garantire supporto costante agli operatori.

Per risolvere il problema dei fascicoli “fantasma” e dei ritardi cronici, si propone: l’assunzione di nuovo organico amministrativo e di cancelleria, dedicato esclusivamente allo smaltimento definitivo dell’arretrato; la creazione di un sistema informativo efficiente per i rinvii e le comunicazioni agli avvocati, evitando inutili pellegrinaggi fisici.

Sicurezza e Decoro:

Un punto particolarmente sentito riguarda la tutela dell’incolumità e del decoro durante le udienze. Si richiede, pertanto, l’istituzione di un servizio di forza pubblica permanente presso gli Uffici del Giudice di Pace, onde prevenire situazioni lesive del corretto funzionamento della giustizia.

Logistica

Infine, si suggerisce la necessità di postazioni telematiche fisse e complete (dotate di doppi schermi e docking station) per evitare che i giudici debbano lavorare in condizioni sconvenienti sia per la salute sia, soprattutto, per la delicatezza del lavoro svolto. L’obiettivo è trasformare l’ufficio in un luogo dove “concentrazione e celerità” siano possibili, eliminando la necessità per gli avvocati di districarsi tra sistemi “buggati” e sedi prive di connettività.

Questo quadro d’insieme si traduce in un accorato appello al Ministero della Giustizia per un intervento riparatore mirato.

FONTE:

Dott.ssa  Flavia Chiarolanza

Adriano J. Spagnuolo Vigorita, giurista, saggista, abilitato all’avvocatura

Avv. Emma Vizzino

Riccardo Vizzino, Avvocato Cassazionista, Responsabile Nazionale di Civicrazia contro le truffe

“Benessere intestinale ad ogni età”, appuntamento a Sant’Antimo con “La Salute in un Talk”

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“Benessere intestinale ad ogni età” al Centro Medico SYNLAB Igea di Sant’Antimo. Nuovo appuntamento del ciclo “La Salute in un Talk”

Sant’Antimo (NA) – Prosegue il percorso di informazione e sensibilizzazione promosso da SYNLAB SDN con il format “La Salute in un Talk”, il ciclo di incontri gratuiti e aperti al pubblico pensato per avvicinare i cittadini ai temi della prevenzione e della medicina specialistica attraverso un linguaggio chiaro, diretto e partecipativo.

Il progetto, ormai consolidato sul territorio campano, si conferma uno spazio di confronto tra medici e cittadini, dove informazione scientifica e dialogo si incontrano per favorire una maggiore consapevolezza della salute nelle diverse fasi della vita.

Il prossimo appuntamento, dal titolo “Benessere intestinale ad ogni età. Dall’infanzia alla menopausa”, si terrà giovedì 26 febbraio 2026 alle ore 18:30 presso il Centro Medico SYNLAB Igea di Sant’Antimo.

L’incontro sarà dedicato all’approfondimento dei cambiamenti dell’intestino nelle varie fasi della vita: dall’infanzia all’età adulta, fino alla perimenopausa e alla menopausa. Si parlerà di microbiota, ormoni, stile di vita e dei segnali da non sottovalutare. Gli specialisti guideranno il pubblico alla scoperta dei principali fattori di rischio, dei sintomi più comuni e delle strategie utili per prendersi cura del proprio benessere intestinale in modo consapevole e informato.

Interverranno il dott. Emilio Montemarano, Direttore Sanitario, i gastroenterologi dott. Italo Sorrentini e dott. Guido Bile, la ginecologa e Direttrice Sanitaria dott.ssa Iolanda Iannella, la biologa del laboratorio di Pagani dott.ssa Maria Pepe.

Il confronto multidisciplinare offrirà una visione completa e integrata del tema, evidenziando l’importanza della prevenzione e della collaborazione tra diverse figure specialistiche. Al termine dell’incontro, i partecipanti riceveranno un voucher per usufruire gratuitamente, entro il 28 marzo 2026, di una consulenza specialistica con uno dei professionisti coinvolti e di un’ecografia addominale.

La partecipazione è gratuita, con iscrizione obbligatoria tramite invio di richiesta all’indirizzo e-mail: eventi.campania@synlab.it

Con “La Salute in un Talk”, SYNLAB continua a portare la medicina fuori dagli ambulatori, trasformandola in un momento di incontro e condivisione. Gli appuntamenti, organizzati periodicamente nei centri SYNLAB della Campania, affrontano tematiche attuali e trasversali con un approccio multidisciplinare, contribuendo a diffondere una cultura della prevenzione concreta e quotidiana.

7 gli indagati per la morte di Domenico, nasce fondazione

7 gli indagati per la morte di Domenico, nasce fondazione

L’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico, deceduto dopo due mesi di agonia all’ospedale Monaldi di Napoli in seguito al trapianto con un cuore danneggiato, si allarga e gli indagati passano a 7. Nel registro, infatti, oltre ai sei camici bianchi già iscritti, compare anche una dirigente medico dell’ospedale. Allo stato, l’ipotesi di reato è omicidio colposo. La Procura inoltre ha chiesto al giudice di procedere con l’incidente probatorio, così da svolgere autopsia e accertamenti con periti nominati e in contraddittorio tra le parti. La decisione è attesa nei prossimi giorni.

La fondazione

Intanto la madre Patrizia, accompagnata dal legale Francesco Petruzzi, si è recata dal notaio Roberto Dante Cogliandro per far nascere la Fondazione Domenico Caliendo, così da evitare, spiega, forme di sciacallaggio sulla morte del figlio. (Interviste in video allegato).

E giustizia la chiedono anche le tante le persone accorse all’ospedale Monaldi per lasciare un fiore e un messaggio per il bambino, diventato in pochi giorni il figlio di tutti gli italiani.(Interviste in video allegato).

 

Atalanta-Napoli, Zazzaroni: “Il calcio è a un passo dall’insostenibilità, la gente ne ha le pa**e piene”

Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, sul suo profilo Instagram ha parlato dell’arbitraggio di Atalanta-Napoli. Su Chiffi, e più in generale sulla situazione arbitrale italiana, Zazzaroni ha espresso il suo pensiero:

Se Chiffi assegna un rigore che non c’è – e il Var lo corregge subito ritenendo giustamente non punibile il contatto di Hien su Hojlund, un rigorino d’antan? – e pochi minuti dopo annulla un gol valido del Napoli, quello del 2-0, considerando falloso un altrettanto normale contrasto di gioco tra Hojlund e Hien, sempre loro, non c’è salvezza e insomma sventoliamo i fazzoletti bianchi e non fateci del male.

In pochi giorni sono passato dalla “resistenza” per un arbitraggio più credibile alla resa per manifesta inferiorità di alcuni direttori di gara e per l’impossibilità conclamata di ottenere un rapporto corretto tra l’arbitro di campo e quello, o quelli, di Lissone.

Il problema è molto serio e avrebbero dovuto affrontarlo mesi fa: cosa potrà succedere da qui a maggio, ovvero nel periodo in cui si assegneranno lo scudetto (done?), i posti Champions, Euroleague e Conference e le card salvezza?

Il vertice arbitrale è stato azzerato (presto ricorrerà al Tar?), il designatore Rocchi, da agosto senza protezioni, è costretto a giustificare pubblicamente errori e omissioni (posso immaginare dove metterebbe Open Var) e il calcio è a un passo dall’insostenibilità. La gente ne ha le palle piene. Quelle attive“.

Napoli, Contini sui social: “Ma che pagliacciata il calcio di oggi, o’ pallon è na cosa seria!”

Lo sfogo di Nikita Contini sui social. Il terzo portiere del Napoli ha postato su Instagram una storia commentando le decisioni arbitrali di Chiffi durante la partita contro l’Atalanta. Si è lasciato andare a un “pensiero notturno” scrivendo: “Però… che bello il calcio dei contrasti veri, delle botte vere, degli insulti veri, delle vere entrate, degli arbitraggi veri, dei tifosi che possano venire ovunque. E chi più ne ha più ne metta, potrei continuare.. e non poco…. Ma che pagliacciata il calcio di oggi. O’pallon è na cosa seria! Altrimenti..meglio che ci diamo al ballo“.

Il commento di Nikita Contini sui social

Napoli, il report dell’allenamento: De Bruyne è rientrato e prosegue il percorso di lavoro

Il Napoli, sul proprio sito ufficiale, ha reso noto il report dell’allenamento di oggi. È tornato Kevin De Bruyne al centro sportivo di Castel Volturno per proseguire il percorso di rientro. Non è ancora chiaro quando potrà essere completamente a disposizione di Antonio Conte:

Dopo la partita della New Balance Arena, il Napoli torna ad allenarsi in vista del prossimo match contro l’Hellas Verona, sabato alle 18:00 al Bentegodi. Gli azzurri hanno svolto una seduta mattutina. Coloro che ieri sono scesi in campo dal primo minuto hanno effettuato un allenamento di scarico, mentre il resto del gruppo è stato impegnato in una sessione metabolica.

Kevin De Bruyne è rientrato al SSC Napoli Training Center per proseguire e completare il suo percorso di lavoro“.