Ravello, William Kentridge visita la sua mostra a Villa Rufolo: «Qui le mie opere appaiono diverse»

Prima volta nella Città della Musica per l’artista sudafricano, che ha voluto vedere personalmente l’esposizione allestita negli spazi storici e nei giardini del complesso monumentale. La mostra è stata prorogata fino al 27 settembre

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RAVELLO – William Kentridge arriva per la prima volta a Ravello e resta incantato da Villa Rufolo. L’artista sudafricano ha voluto visitare personalmente la mostra delle sue opere allestita negli ambienti storici e nei giardini del complesso monumentale, scoprendo un rapporto inedito tra i suoi lavori, l’architettura della Villa e la memoria musicale del luogo.

Ad accoglierlo sono stati il presidente della Fondazione Ravello Alessio Vlad, il direttore generale Maurizio Pietrantonio, il direttore artistico Lucio Gregoretti e lo staff della Fondazione, insieme alla gallerista Lia Rumma e al critico d’arte Bartolomeo Pietromarchi.

Una visita che per Kentridge si è trasformata anche nell’occasione per osservare le proprie opere da una prospettiva diversa. Non più le pareti neutre di uno studio, di una galleria o di un museo, ma pietre, pavimenti, architetture medievali e ambienti ottocenteschi capaci di entrare direttamente nel racconto dell’esposizione.

«È davvero molto raro, per me, vedere le mie opere esposte in dialogo con uno spazio storico, sia quello medievale sia gli ambienti ottocenteschi di Villa Rufolo. E ci sono superfici così belle: le pietre, le piastrelle del pavimento, che fanno da sfondo alle opere. Per me è quindi un modo nuovo di vedere il mio lavoro. Sono abituato a vederlo nel mio studio o in una semplice galleria dalle pareti bianche, ma vederlo inserito in questo edificio storico è fantastico», ha raccontato Kentridge durante la visita.

IL DIALOGO TRA LE OPERE E VILLA RUFOLO

È proprio il rapporto con Villa Rufolo a rappresentare per l’artista uno degli aspetti più sorprendenti della mostra. Le opere cambiano agli occhi dello stesso autore quando vengono inserite in uno spazio segnato da secoli di storia e da una forte identità culturale.

A questo si aggiunge la particolare relazione di Ravello con la musica e, soprattutto, la memoria di Richard Wagner, che lega Villa Rufolo all’immaginario del Parsifal. Una stratificazione di suggestioni che, secondo Kentridge, finisce per trasferirsi sulle opere e arricchirne la lettura.

«Questo vale soprattutto per le persone che conoscono il legame con la musica eseguita qui, con la storia della musica di Wagner e con il Parsifal. Perciò, poter collocare alcune delle sculture all’interno di questa storia e di questa memoria è qualcosa di davvero speciale. Conferisce loro una sorta di ulteriore patina, fatta di pensiero e di memoria».

La mostra diventa così un incontro tra linguaggi ed epoche differenti: da una parte la ricerca di uno dei maggiori protagonisti dell’arte contemporanea internazionale, dall’altra un luogo nel quale architettura, paesaggio, storia e musica convivono da secoli.

Ed è proprio questo confronto ad aver sorpreso Kentridge, fino a modificare il suo stesso modo di guardare lavori che conosce profondamente.

«Questa mostra, per me, è in qualche modo una rivelazione, perché all’improvviso le opere appaiono molto diverse e io stesso le vedo in maniera differente. Ed è una cosa rara, perché normalmente le ho viste nello studio, in una galleria, in un museo. Ma poterle osservare in un contesto completamente diverso fa sì che emergano improvvisamente in un modo nuovo».

MOSTRA PROROGATA FINO AL 27 SETTEMBRE

La visita di Kentridge coincide con la proroga dell’esposizione a Villa Rufolo. La mostra resterà infatti aperta al pubblico fino al 27 settembre e potrà essere visitata negli orari di apertura del complesso monumentale.

Un prolungamento che consentirà ai visitatori di continuare a scoprire le opere nel particolare allestimento ravellese e di sperimentare quello stesso dialogo tra arte, storia e memoria che ha colpito il loro autore.

Per Kentridge, abituato a vedere i propri lavori nello studio o negli spazi tradizionali dell’arte contemporanea, Villa Rufolo ha rappresentato qualcosa di differente: non soltanto il luogo che ospita la mostra, ma una presenza capace di intervenire sulla percezione stessa delle opere e di restituirle, persino agli occhi di chi le ha create, sotto una luce nuova.