Alla vigilia del corso di formazione per consulenti tecnici in sanità, organizzato dalla Corte d’Appello di Napoli, in collaborazione con l’Associazione Valore Uomo e l’Associazione Parthenope, Società Campana di Medicina Legale, Assicurativa e delle Scienze Forensi, abbiamo intervistato il professor Massimo Niola, Ordinario di Medicina Legale – Università Federico II di Napoli. Presidente Onorario dell’Associazione Parthenope.
Qual è l’obiettivo del corso di aggiornamento?
L’obiettivo primario del corso di aggiornamento che abbiamo organizzato è quello di consolidare quella opportuna curiosità scientifica e di metodo che insiste intorno alla figura e all’operato del consulente tecnico nei casi di danno alla persona. Questo, chiaramente, avvantaggerà anche la naturale restituzione di un’attività di consulenza di pregio nelle opportune sedi giudiziarie, sempre a tutela della persona. Si ambisce quindi a favorire un confronto qualificato in un contesto formativo stimolante, autorevole e solido in onore del mandato statutario dell’associazione Parthenope, di cui mi pregio della Presidenza onoraria.
Quale il percorso per una formazione al passo con i tempi?
Una formazione al passo con i tempi è quella che viene messa in discussione dai cambiamenti societari e che non si cristallizza al raggiungimento di un titolo accademico o professionalizzante. È quel confronto diligente e umile che si arricchisce della partecipazione a corsi di aggiornamento, convegni, dibattiti, eventi seminariali.
In che modo integrare al meglio la figura del consulente nell’ambito del percorso giuridico/giudiziario?
Direi che la figura del consulente tecnico in un procedimento è non solo integrata ma anche di capitale importanza. Quello che spesso difetta è la corretta, consapevole e responsabile cognizione della rilevanza dell’attività del consulente tecnico in giudizio. E, purtroppo, proprio dall’alterata percezione di questa rilevanza, proveniente troppo spesso proprio dagli addetti ai lavori, possono nascere situazioni che mettono in cattiva luce la disciplina.
In cosa i consulenti tecnici devono assolutamente aggiornarsi?
Trovo piuttosto limitante circoscrivere argomenti precisi perché la velocità con cui i cambiamenti normativi, sanitari e sociali irrompono nella vita di tutti i giorni e, conseguentemente, approdano in giudizio, è davvero notevole. Vige sicuramente la regola dell’aggiornamento professionale continuo che per noi medici costituisce un obbligo sia normativo che deontologico. Di certo, tematiche come la telemedicina, la sperimentazione clinica, le problematiche etiche e medico-legali di più facile incontro nella pratica clinica sono aspetti che consolidano la professionalità e la competenza di chi si imbatte, nel corso della propria attività di consulente, in casi di questo tipo. Ne ho citate solo alcune, magari le più esaustive, tra le opportunità di aggiornamento che intendiamo offrire ai partecipanti.
Qual è il rapporto attuale tra giudice/magistrato e consulente di parte?
Il consulente di parte può essere visto, quando non impiega i corretti mezzi scientifici e dialettici, come una sorta di difensore acritico della posizione rivestita dalla propria parte processuale. Eppure, vi è un elemento che accomuna tutti i consulenti tecnici coinvolti in giudizio: ora, sia esso un consulente di parte attrice/ricorrente, di parte convenuta/resistente o d’Ufficio quello che deve accomunare l’operato di tutti è non solo una corretta metodologia medico-legale ma anche la prioritaria e preminente tutela della persona. E aggiungerei la correttezza! Infatti da tempo sostengo, in modo provocatorio, che dovrebbe istituirsi un giuramento del medico legale analogo a quello ippocratico.
Una formazione medico/giudiziaria più aiutare?
Una formazione medico/giudiziaria, aggiungerei “continua” rafforza le conoscenze e competenze degli specialisti in medicina legale. Una formazione giudiziaria aiuta poi senz’altro i cosiddetti “specialisti di branca” coinvolti nei collegi per la valutazione dei casi di lamentata responsabilità professionale sanitaria, così come previsto dalla legge Gelli-Bianco.
Ci sono novità a livello istituzionale per disciplinare in modo più specifico l’attività del consulente?
La necessità che una Disciplina di metodo come la Medicina Legale, fondata proprio sulla condivisione del metodo, si occupi di stabilire un approccio comune e condiviso per l’espletamento di perizie e consulenze tecniche, è stata ravvisata dall’Istituto Superiore di Sanità. L’impulso è consistito nella costituzione di un Gruppo di Lavoro per lo sviluppo di linee guida/buone pratiche per lo svolgimento delle perizie e CTU con l’obbiettivo di definire criteri metodologici e procedurali per lo svolgimento di perizie e CTU promuovendone l’uniformità di approccio a livello nazionale per ridurre le disomogeneità. Il gruppo di lavoro si è insediato l’11/06/2025 ed è attualmente all’opera in fase di finalizzazione degli assunti, delle regole inerenti alla consulenza da sottoporre agli esperti. Alla vigilia del Congresso SIMLA, siamo giunti all’ultimo appuntamento che ci consentirà, auspicabilmente, di condividere queste prime indicazioni proprio in sede congressuale, al cospetto della nostra comunità scientifica.

