La geografia energetica italiana sta cambiando e il Mezzogiorno prova a trasformare un vantaggio costruito sulle rinnovabili in una nuova occasione industriale. Dopo eolico e fotovoltaico, la frontiera è quella dei data center, infrastrutture diventate essenziali per sostenere l’espansione dell’intelligenza artificiale e la crescita esponenziale della domanda di dati.
Il baricentro italiano del settore resta saldamente al Nord. Milano e la Lombardia conservano un vantaggio difficilmente colmabile nel breve periodo, sia per numero di iniziative sia per infrastrutture già operative. Ma la novità è che la mappa degli investimenti comincia lentamente ad allargarsi.
A segnalarlo sono soprattutto le richieste di connessione alla rete elettrica nazionale. Nel corso del 2026 anche Puglia, Sicilia, Campania e Basilicata hanno iniziato a comparire con maggiore frequenza nelle domande presentate a Terna. Non significa che tutti i progetti diventeranno impianti: tra la manifestazione d’interesse, l’autorizzazione e l’apertura di un cantiere esiste ancora una distanza considerevole. Il cambio di scenario, tuttavia, è evidente.
Il punto è che il Sud possiede caratteristiche che fino a qualche anno fa pesavano relativamente poco e che oggi, invece, possono diventare decisive. Innanzitutto l’energia: la forte produzione da fonti rinnovabili rappresenta un elemento di attrazione per strutture caratterizzate da consumi elettrici molto elevati. A questo si aggiungono aree industriali dismesse o da riconvertire, disponibilità di spazi e una rete in fibra che negli ultimi anni si è progressivamente estesa.
C’è poi un fattore destinato ad assumere un peso crescente: la posizione nel Mediterraneo. È qui che la partita del Mezzogiorno assume una dimensione non soltanto tecnologica ma anche geopolitica. I grandi cavi sottomarini che collegano Europa, Africa e Asia trasformano infatti il Sud in una potenziale porta d’ingresso dei flussi internazionali di dati.
La Puglia parte in posizione privilegiata. Bari e il Salento si trovano lungo alcune delle principali direttrici delle telecomunicazioni sottomarine e possono diventare punti di raccordo tra le reti globali e il mercato europeo. Una condizione che, sommata alla disponibilità energetica, spiega il crescente interesse verso la regione.
La prospettiva indicata dal Mimit è proprio quella di superare l’attuale concentrazione territoriale dei data center. Distribuire maggiormente gli impianti significherebbe aumentare la resilienza delle infrastrutture digitali e, contemporaneamente, creare nuove opportunità industriali nelle regioni meridionali.
La corsa, però, è appena cominciata. Molte richieste restano sulla carta e pochissime hanno raggiunto le fasi immediatamente precedenti alla realizzazione. È questo il vero banco di prova: trasformare le domande di connessione in investimenti effettivi.
Per il Mezzogiorno si apre così una partita diversa da quelle del passato. Non soltanto produrre l’energia necessaria al Paese, ma utilizzarne una quota per attirare le infrastrutture sulle quali viaggerà l’economia digitale dei prossimi decenni.

